| Onorevoli Colleghi! - Il problema della qualità
dell'aria, soprattutto nei grandi centri urbani, sta assumendo
sempre più rilevanza: gli anni '90, dal punto di vista
ambientale, saranno probabilmente ricordati come gli anni
dell'emergenza-aria (le ordinanze dei Ministri dell'ambiente e
per le aree urbane, le targhe alterne, le limitazioni
all'accensione degli impianti di riscaldamento, eccetera) in
città come Milano, Torino, Napoli, Roma, in tutte le altre
aree metropolitane, e non solo.
Questo fatto evidenzia in modo drammatico il ritardo con
il quale il nostro Paese si appresta ad affrontare quella che
sarà probabilmente l'emergenza dei prossimi mesi e dei
prossimi anni.
Le misure finora assunte sono insufficienti e
frammentarie:
la legge 13 luglio 1966, n. 615;
il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 28
marzo 1983, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 145
del 28 maggio 1983, stabilisce i limiti massimi di
accettabilità degli inquinanti per l'ambiente esterno;
il decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio
1988, n. 203, modifica alcuni dei limiti del decreto del
Presidente del Consiglio dei ministri del 1983 ed introduce il
concetto di valore guida;
il Ministro dell'ambiente, di concerto con altri
Ministri, ha emesso, in successione, l'ordinanza del 20
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novembre 1991 e la modifica della medesima con il decreto 15
aprile 1994, cui successivamente, con decreto 24 novembre
1994, il Ministro ha dettato limiti e procedure di misurazione
rigorose.
L'elevato numero di interventi testimonia sia la diffusa
preoccupazione per il fenomeno dell'inquinamento atmosferico,
che la mancanza di una legislazione organica e di soluzioni
convincenti capaci di portare ad una riduzione
dell'inquinamento stesso, sia pure nell'arco del medio
periodo.
I provvedimenti succeduti alla legge 13 luglio 1966, n.
615, non hanno portato sostanziali miglioramenti; infatti, pur
essendo stati introdotti limiti, controlli e monitoraggio del
territorio, c'è ancora assoluta carenza di interventi
strutturali, di norme ed atti in grado di incidere sulle fonti
e sulle cause dell'inquinamento da traffico autoveicolare. Con
la conseguenza che i pur necessari blocchi temporanei del
traffico privato nelle grandi metropoli vengono visti dai
cittadini come rituali fastidiosi che non affrontano né
risolvono il problema.
Fin dalla scorsa legislatura abbiamo avviato proposte,
suggerito soluzioni in grado di portare ad una sensibile
diminuzione l'emissione di sostanze inquinanti.
Ricordiamo la proposta di legge che reca norme sulle
caratteristiche merceologiche dei carburanti (atto Camera n.
301, XII legislatura), presentata il 20 aprile 1994, con
l'obiettivo principale di ridurre le percentuali di benzene e
di aromatici contenute nelle benzine "verdi" entro limiti di
sicurezza.
Anche la presente proposta di legge si propone come
contributo, parziale ma necessario, alla "bonifica" dell'aria:
incentivare l'uso di autovetture e di autoveicoli alimentati a
GPL o a metano.
L'esenzione dal pagamento della tassa speciale per tutti i
mezzi circolanti si propone di rendere economicamente più
attraente per i cittadini l'uso del GPL o dal gas metano,
anche per i bassi chilometraggi e per i percorsi cittadini.
L'attuale tassa, infatti, tende, paradossalmente, a
scoraggiare l'uso di questi carburanti - poco o nulla
inquinanti - nei veicoli normalmente o prevalentemente
utilizzati per gli spostamenti urbani, mentre proprio nelle
aree urbane siamo maggiormente esposti a fenomeni che
provocano un sensibile aumento delle concentrazioni degli
inquinanti. Basta verificare come, sempre più spesso, i comuni
debbano ricorrere al blocco temporaneo del traffico per
renderci conto di come siano, logicamente, proprio le aree
urbane i punti di maggiore crisi e nei quali sarebbe urgente
incentivare l'uso di carburanti a basso tasso
d'inquinamento.
Gli investimenti nella ricerca sull'auto elettrica e sui
motori e carburanti del futuro non devono essere alibi per
trascurare le potenzialità di miglioramento delle
performances ambientali delle auto, già oggi possibili e
disponibili con tecnologie e carburanti ben conosciuti.
Senza entrare qui nel dettaglio della discussione sul
reale livello di pericolosità delle benzine verdi, occorre
sottolineare l'incongruenza di una politica fiscale che ha
privilegiato un carburante la cui effettiva innocuità è
perlomeno discutibile e, invece, penalizzato carburanti,
presenti sul mercato da molti anni, che già realizzano, almeno
parzialmente, l'obiettivo che andiamo ricercando.
Provvedimenti improvvisati, quali, l'esenzione per tre
anni a favore degli impianti di nuova installazione non
affrontano seriamente la questione. Questo approccio, infatti,
ha un costo fiscale elevato per lo Stato, ma permane
incertezza e precarità per gli utenti, che pure potrebbero
essere disponibili e impegnarsi stabilmente per consumi più
ecologici.
Lo stesso discorso vale per l'industria automobilistica la
quale, ove GPL e metano fossero normalmente utilizzabili dagli
automobilisti, potrebbe produrre direttamente auto già
predisposte al loro uso.
Questo provvedimento legislativo aiuterà a togliere dalla
marginalità nella quale sono attualmente confinati il GPL ed
il gas metano per autotrazione, incoraggiandone una più
capillare distribuzione sul territorio e contribuendo così a
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renderne più appetibile l'utilizzazione, anche dal punto di
vista del servizio, da parte di un maggior numero di
automobilisti.
Si tratta di un provvedimento che, di per sé, non risolve
il problema dell'inquinamento atmosferico ma la cui
approvazione (che non comporta oneri per lo Stato essendo la
manovra proposta fiscalmente neutra) porterebbe indubbi
vantaggi alla vivibilità delle nostre città e delle nostre
aree metropolitane.
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