| Onorevoli Colleghi! - La necessità di salvaguardare
l'ambiente costituisce una priorità ormai da tutti
riconosciuta.
La presentazione della presente proposta di legge è
connessa all'opportunità di valutare se il nostro patrimonio
forestale svolga in modo adeguato il fascio di funzioni con le
quali la foresta provvede a mantenere in equilibrio
l'ecosistema delle nostre valli.
Dal primo inventario forestale, completato nel 1986 dal
Corpo forestale dello Stato, risulta che la superficie
forestale è di ettari 8.675.100, così ripartiti: fustaia,
ettari 2.178.900 (25,1 per cento); ceduo, ettari 3.673.800
(42,3 per cento); formazioni particolari, produzioni speciali,
altre superfici, ettari 2.822.400 (36,6 per cento).
Secondo le statistiche della FAO, le produzioni legnose
medie annue per ettaro, in Italia, sono di circa 3 metri cubi,
mentre in Germania salgono a circa 5,65 metri cubi.
Eppure l'Italia usufruisce di un'irradiazione solare
certamente superiore a quella disponibile in Germania.
La bassa produttività, in Italia, è dovuta alla notevole
estensione dei boschi cedui. In Germania, invece, le fustaie
prevalgono largamente interessando l'89 per cento della
superficie forestale all'ovest e il 91,50 per cento all'est; e
ciò eleva la produttività. Per produrre un metro cubo di legno
occorrono anche 820 metri cubi di anidride carbonica assorbita
dall'atmosfera; perciò la produzione legnosa riduce il tasso
di anidride carbonica nell'atmosfera. Per di più, l'anidride
carbonica stivata nel legno è esclusa dal suo ciclo se il
legno non è bruciato.
Pag. 2
Inoltre, la produzione di bioenergia delle foreste
condiziona la conservazione e la fertilità del suolo, la
regimazione delle acque meteoriche e il rimpinguamento delle
falde freatiche, rende ameno il paesaggio e incrementa la vita
animale.
Alcuni privati hanno già realizzato nel nostro Paese
interventi silvicolturali dimostrando la fattibilità e
l'utilità della pratica di restauro delle foreste nei boschi
cedui.
Valga l'esempio del "Rotary Club" di Parma che, con fondi
propri, attuando il dirado selettivo di un bosco ceduo,
radicato nel Cornigliese (Parma), ha avviato il restauro
naturale della foresta, per farla divenire, col fluire degli
anni, simile a quella preesistente alla ceduazione.
In seguito, anche per ottenere un legittimo ritorno
d'immagine, la Federazione italiana delle industrie del legno,
del sughero, del mobile e dell'arredamento (Federlegno-Arredo)
e il Comitato organizzatore del salone del mobile italiano
(Cosmit) di Milano hanno risposto all'invito del "Rotary Club"
e hanno finanziato, con novanta milioni di lire, il restauro
delle foreste su diciotto ettari di boschi cedui al Passo
dello Zovallo di Bedonia (Parma); nell'anno 1993 sono stati
programmati interventi su circa 266 boschi cedui posti nel
parmense, in Brianza e in provincia di Reggio Emilia, con una
spesa di oltre un miliardo di lire, compresi i contributi
comunitari.
Al fine di incrementare questi interventi e diffondere la
pratica dei restauri delle foreste nei boschi cedui dalle Alpi
agli Appennini da parte di singoli e di società private, pare
opportuno estendere i benefìci previsti dalla legge 2 agosto
1982, n. 512, anche alle somme spese per i restauri delle
foreste, come disposto con legge 6 dicembre 1991, n. 394, per
le elargizioni in denaro a favore degli enti parco.
Lo Stato, oltre a promuovere la salvaguardia
dell'ambiente, beneficerà di alcuni vantaggi.
In sintesi, per ogni 100 lire di spese, 50 lire
proverrebbero dai contributi comunitari, 25 lire sarebbero
offerte dai privati e dagli sponsor e 25 lire sarebbero
conseguenti alla defiscalizzazione.
Peraltro alle somme fatturate per i lavori di restauro si
applica l'aliquota IVA del 19 per cento; pertanto lo Stato per
ogni 100 lire di lavori avrebbe un costo reale di 6 lire, in
quanto 19 lire sarebbero recuperate con l'imposta IVA.
Inoltre le agevolazioni comunitarie consentirebbero il
ritorno di parte dei fondi che lo Stato italiano versa alla
Comunità stessa. Altri e ben più positivi riscontri sono dati
dalla creazione di nuovi posti di lavoro, a costo zero, in
zone in cui occorre sostenere l'attiva presenza dell'uomo, e
l'agricoltore potrà migliorare il bilancio della sua azienda
di montagna prestando la sua opera per restaurare la foresta
nei boschi cedui.
Il Corpo forestale dello Stato, giusta la legge 8 luglio
1986, n. 349, avrà il compito di controllare il corretto
investimento nell'ambiente di una quota del prodotto interno
lordo; di garantire ai privati, agli sponsor ed a quanti
li hanno attivati l'avvenuta esecuzione dei lavori, nonché di
certificare il restauro delle foreste nei boschi cedui per
consentire, ai loro proprietari, di fruire dell'esenzione, per
venticinque anni, dall'imposta locale sul reddito
dominicale.
Si rendono necessarie due differenti esplicite norme, a
seconda che si tratti di privati contribuenti o di imprese
vere e proprie; per quanto si riferisce ai privati
contribuenti si propone l'inserimento della fattispecie
oggetto della presente proposta di legge fra gli oneri
deducibili mediante l'aggiunta di una lettera l-bis) al
comma 1 dell'articolo 10 del testo unico delle imposte sui
redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica
22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni; per
quanto si riferisce alle imprese si prevede la totale
deducibilità delle spese sostenute per il restauro delle
foreste nei boschi cedui con l'inserimento, nell'articolo 65
del citato testo unico, tra gli oneri di utilità sociale, del
richiamo anche delle spese di cui alla lettera l-bis)
del comma 1 dell'articolo 10.
| |