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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XIII Legislatura

Documento


3727
DDL0199-0002
Progetto di legge Camera n. 199 - testo presentato - (DDL13-199)
(suddiviso in 9 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C199. TESTIPDL
...C199.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC199 ZZ13 ZZRL ZZPR
     Onorevoli Colleghi! - La presente proposta di legge
  nasce dall'esigenza di dare corretta attuazione al risultato
  del  referendum  abrogativo in materia di droghe
  dell'aprile 1993, raccogliendo l'eredità politico-culturale di
  quel voto.
     Con il rifiuto della sanzione penale per consumatori e
  tossicodipendenti, i cittadini italiani hanno espresso la loro
  sfiducia nella proibizione quale valido deterrente per
  arginare il dilagare della droga; il carcere è, cioè, un
  inutile aggravio di pena e, per di più, mettendo sullo stesso
  piano, com'è nella filosofia della legge n. 162 del 1990,
  nella "demonizzazione della droga", droghe diverse più o meno
  pericolose, nonché semplici consumatori e tossicodipendenti,
  si aggrava, anziché ridurre, il rischio sociale.  E' stato
  dunque sancito con quel voto il rifiuto dello Stato etico
  sulla base dell'evidenza che l'approccio punitivo e
  proibizionista espone ad inutili rischi vasti strati della
  popolazione, specie giovanile, e discrimina le fasce sociali
  più deboli, contraddicendo un impegno di solidarietà.  E' sorta
  perciò l'esigenza di un mutamento di rotta e la strategia più
  convincente, in coerenza con lo spirito referendario, appare
  quella della "riduzione del danno".  Come sostiene P.A. O'Hare,
  direttore del  Mersey Drug Training and Information
  Centre  di Liverpool, nel volume da lui stesso curato  La
  riduzione del danno  (Edizioni Gruppo Abele, 1994, pagina
  1), "il concetto di riduzione del danno è divenuto di uso
  comune alla fine degli anni '80 in Inghilterra, Nord Europa e
  Stati Uniti, in risposta a due particolari emergenze.  La prima
  era la diffusione di HIV tra i consumatori di droghe per via
  iniettiva.  La seconda, il sospetto che le strategie che
  avevamo adottato per far fronte al consumo di droghe avevano
  aggravato il problema anziché contenerlo (...) la filosofia
 
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  della riduzione del danno mira a ridurre la fede nelle
  strategie basate sul moralismo, e spera di sostituirle con
  interventi più pragmatici".
     I princìpi della limitazione del danno non riguardano solo
  interventi socio-sanitari, anche se, come si è detto, è stata
  l'emergenza AIDS ad imporla come priorità.  Ci sono diversi
  tipi di danno connessi alle droghe: rischi potenziali per la
  salute, ma anche rischi sociali dovuti alla clandestinità dei
  consumatori, che si traducono in danno per l'intera comunità
  sotto forma di aumento di reati contro il patrimonio per
  procurarsi droga (in Italia ben il 30 per cento dei detenuti è
  in carcere per reati di droga).  Il terzo ed ultimo danno
  riguarda non tanto l'abuso in sé, quanto le misure
  proibizioniste adottate sin qui per combatterlo: è compito
  della "riduzione del danno" promuovere il progressivo ritrarsi
  dell'intervento penale dalla questione droga.
     La presente proposta di legge si limita, tuttavia, a
  trattare gli aspetti sociali e sanitari del "danno",
  demandando ad altri interventi legislativi, peraltro
  indispensabili, la problematica penale.  L'urgenza di questo
  provvedimento nasce dalla convinzione che in Italia gli
  effetti della filosofia repressiva ed autoritaria della legge
  Jervolino-Vassalli sono stati particolarmente gravi, avendo
  l'Italia a tutt'oggi il triste primato della diffusione
  dell'infezione da HIV tra i tossicodipendenti.  In coerenza con
  l'impostazione paternalistico-repressiva della legge n. 162
  del 1990, il modello di recupero di gran lunga prevalente si è
  basato sull'astinenza del tossicodipendente, considerata come
  obiettivo irrinunciabile a brevissimo termine, ed addirittura
  come presupposto per l'intervento.
     Tuttavia solo una bassa percentuale di tossicodipendenti
  risulta disponibile a trattamenti  drug-free.  L'intento
  rigidamente moralistico che limita ai soli interventi
  drug-free  il sostegno sociale ai tossicodipendenti si
  traduce, di fatto, nell'abbandonare a se stessa la gran massa
  delle persone coinvolte in vari modi ed ai vari livelli nel
  consumo di droga.  I programmi di "riduzione del danno" si
  propongono, al contrario, di offrire servizi più vicini ai
  bisogni, alle capacità, alle scelte delle persone
  tossicodipendenti, diversificando percorsi e tempi, a seconda
  delle motivazioni e delle risorse personali.  E' compito degli
  interventi di "riduzione del danno" tutelare in primo luogo la
  salute dei tossicodipendenti, qualunque siano le loro scelte,
  di remissione o meno della droga, evitando che questi siano
  irrimediabilmente sospinti verso una progressiva emarginazione
  e deresponsabilizzazione, con grave pregiudizio per se stessi
  e per il contesto sociale.  Ciò si può ottenere abbandonando
  ogni rigidità e pregiudiziale ideologica, e sostituendola con
  il pragmatismo degli interventi (da sottoporre a verifica di
  efficacia) e con un più aperto e solidale spirito di
  accoglienza.
     E' quasi superfluo sottolineare che non vi è alcuna
  contrapposizione fra interventi di aiuto (riduzione del danno)
  ed interventi di cambiamento (di uscita dalla dipendenza),
  quanto ad integrazione e continuità.  Come giustamente sostiene
  Leopoldo Grosso (opera citata, pagina 268 (...) là dove non è
  praticabile o fallisce un progetto  drug-free,  è presente
  o subentra un'attenzione alla riduzione del danno (...) è per
  dirla con gli anglosassoni un'integrazione fra  to cure
  e  to care,  fra curare e prendersi cura di (...).
     Le finalità dei programmi di riduzione del danno sono
  l'aumento delle persone in trattamento, la riduzione della
  mortalità (per  overdose,  per incidenti correlati
  all'abuso), la riduzione dei rischi di infezione, specie da
  HIV e, dunque, la diminuzione del numero di persone che usano
  droga per via endovenosa, la riduzione di attività criminali
  connesse alla droga e dunque della carcerazione (articolo
  2).
     Si utilizzano a tale fine tutti gli strumenti
  farmacologici ed i presìdi sanitari utili, come le droghe
  sostitutive, specie la più sperimentata, ovvero il metadone, e
  la distribuzione di siringhe sterili e preservativi.
  Indispensabile è altresì l'offerta di molteplici attività di
  sostegno, come le unità di strada, i centri intermedi di
  accoglienza, in una stretta integrazione fra servizi per le
 
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  tossicodipendenze (SERT) e comunità terapeutiche che
  partecipano ai programmi (articolo 5, commi 2 e seguenti).
     Sono da prevedersi programmi di riduzione del danno in
  carcere, essendo noto che il regime di segregazione non
  impedisce ai detenuti l'accesso alle sostanze stupefacenti,
  che vengono assunte nelle condizioni di massimo rischio
  igienico: all'interno di una azione di  counselling
  personalizzato e confidenziale ai detenuti, ci si propone di
  offrire strumenti di conoscenza e favorire la
  responsabilizzazione individuale, al fine di evitare la
  trasmissione del HIV, fornendo anche, all'occorrenza, siringhe
  monouso e materiale disinfettante, e favorendo l'accesso al
  test  per HIV (articolo 6).
     Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi!
     La strategia di riduzione del danno ha trovato nella prima
  Conferenza nazionale sulla droga, svoltasi a Palermo nel
  giugno 1993, una larghissima convergenza tra operatori del
  sociale (pubblici e privati), e operatori della giustizia, con
  l'assenso anche del Governo, allora rappresentato dal Ministro
  per gli affari sociali, Contri.  Tuttavia, a queste
  dichiarazioni di intenti non ha fatto seguito alcun atto
  legislativo.  E' nell'intento di colmare il vuoto preoccupante
  di interventi e di dibattito dopo il  referendum  e la
  Conferenza di Palermo, che si è costituito nel febbraio 1994
  il "Forum permanente per la riduzione del danno", composto da
  parlamentari e personalità a vario titolo impegnate sul tema:
  uno degli obiettivi del Forum è di promuovere al più presto
  modifiche legislative conseguenti al pronunciamento
  referendario, superando incertezze e lungaggini.
     In coerenza a questi proponimenti sottoponiamo la presente
  proposta di legge alla vostra attenzione.
 
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