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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XIII Legislatura

Documento


3773
DDL0203-0002
Progetto di legge Camera n. 203 - testo presentato - (DDL13-203)
(suddiviso in 12 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C203. TESTIPDL
...C203.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC203 ZZ13 ZZRL ZZPR
     Onorevoli Colleghi! - In Italia vengono ogni anno
  immessi al consumo (direttamente come olio alimentare o perché
  presente in altri alimenti) 1.400.000.000 chili di olio
  vegetale (dati di stima: fonte Ministero della sanità).  Di
  questa quantità si stima un residuo non utilizzato pari a
  circa il 20 per cento.
     Ci troviamo quindi di fronte ad oltre 280 milioni di chili
  di olio vegetale usato che ogni anno "restituiamo"
  all'ambiente, in gran parte sotto forma di residuo di fritture
  e quindi "ricco" di sostanze inquinanti.
     L'olio vegetale, infatti, portato alle alte temperature
  necessarie alla frittura, modifica la sua struttura
  polimerica, si ossida ed in più assorbe le sostanze inquinanti
  derivanti dalla carbonizzazione dei residui alimentari.
     Ne deriva una sostanza che ha praticamente perso tutto
  della originale purezza e genuinità e che è diventata un grave
  pericolo per l'ambiente.
     Tanto più grave se pensiamo che lo smaltimento di questa
  enorme quantità di residuo oleoso provoca inconvenienti anche
  laddove esistono impianti fognari adeguati, perché può
  pregiudicare il corretto funzionamento dei depuratori
  rendendolo diseconomico.
     Solo un corretto e controllato smaltimento dell'olio
  vegetale usato può, quindi, garantire la salvaguardia
  dell'ambiente.
  L'olio vegetale usato: una fonte di risparmio
  energetico.
     Come molti altri rifiuti anche l'olio vegetale usato può
  rappresentare, se raccolto in modo differenziato, una fonte di
  risparmio energetico, perché è possibile dopo corretti
  processi di rigenerazione, un riutilizzo industriale.
 
                               Pag. 2
 
     L'olio vegetale usato, raccolto da aziende raccoglitrici
  autorizzate in contenitori adatti allo stoccaggio ed al
  trasporto, viene avviato alle aziende di rigenerazione.
     Qui, filtrato dai residui presenti, viene riscaldato (a
  temperatura di circa 70^C) in speciali "agitatori a
  serpentina", separato dall'acqua e da altre sostanze presenti
  e quindi raffreddato.
     Il derivato di questa lavorazione, in relazione al grado
  di purezza e trasparenza raggiunto, può essere riutilizzato,
  ad esempio, come base (fino al 20-30 per cento) per olio
  lubrificante minerale, o avviato alla produzione di asfalti e
  bitumi.
     Da un chilo di olio vegetale usato si ricavano 0,8 chili
  di base lubrificante rigenerata: un risparmio energetico non
  trascurabile se si pensa che l'alternativa al prodotto
  rigenerato sarebbe costituita da olio minerale sintetico
  derivante da prodotti petroliferi.
     Il 20 per cento di residuo che deriva dalla rigenerazione
  viene utilizzato in impianti (in genere cementifici) adatti a
  farne uso.
     Altri usi industriali sono la produzione di mastici,
  collanti e saponi industriali.
     L'olio vegetale usato, attraverso controlli adeguati e
  sofisticati cicli di rigenerazione, può essere anche
  riutilizzato nella mangimistica animale.
  L'istituzione di un consorzio obbligatorio.
     Due elementi di importante considerazione:
       l'elevatissimo potere inquinante di una sostanza come
  l'olio vegetale usato che, proprio per la sua natura di
  "liquido", è certamente più facilmente smaltibile in modo
  improprio;
       il sospetto forte che, leggendo i dati di stima secondo
  i quali ci sono oltre 70 milioni di litri di olio usato
  smaltiti dalla ristorazione di cui non si capisce percorso e
  destinazione, in assenza di un monitoraggio ed un controllo
  sistematico, molto di quest'olio usato possa essere
  illecitamente
  avviato verso un riutilizzo nel settore alimentare;
       sono elementi sufficienti a far ritenere che il settore
  necessiti di un'attenta regolamentazione.
     I più che soddisfacenti risultati ottenuti in questi anni
  dal consorzio obbligatorio che si occupa della raccolta degli
  oli minerali esausti, sia pur valutando con attenzione
  differenze e affinità tra i diversi prodotti, rafforza la
  convinzione che il consorzio nazionale di raccolta e
  trattamento di oli vegetali e grassi animali sia la strada più
  efficace da percorrere anche per questo specifico prodotto.
     Vi è la necessità di creare, cioè, un consorzio
  obbligatorio anche per gli oli vegetali con il compito
  precipuo di controllare che la raccolta e lo smaltimento
  dell'olio usato sia fatto, su tutto il territorio nazionale,
  nella piena osservanza della legislazione.
  Oli vegetali esausti miscelati a grassi animali.
     Nell'attuale situazione legislativa, gli oli vegetali
  esausti possono essere destinati alle "colerie".
     Nella coleria l'olio vegetale può essere miscelato con i
  grassi animali colati per essere poi venduto all'industria
  mangimistica.
     A questo punto si possono fare alcune riflessioni:
       a)  l'olio di soia dopo l'idrogenazione diventa
  "margarina vegetale", cioè alimento destinato all'uomo;
       b)  il grasso suino e bovino prodotto dalle colerie
  può andare per uso zootecnico ma anche per uso alimentare,
  cioè diventare alimento destinato all'uomo;
       c)  anche l'olio vegetale esausto può essere
  idrogenato e diventare di nuovo "margarina vegetale", quindi
  alimento destinato all'uomo.
     E' chiaro quindi che le frodi alimentari sono possibili
  specie se l'olio esausto viene inviato alle colerie. Gli oli
  vegetali e le "mucche pazze".
 
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     Si ritiene opportuno rappresentare una ulteriore
  considerazione connotata da estrema attualità che riguarda il
  tristemente noto problema della cosiddetta "mucca pazza".
     Il problema della BSE è tutt'altro che risolto.  Infatti,
  nell'alimentazione è stato proibito l'impiego delle farine
  alimentari provenienti da mammiferi e la Francia ha
  recentemente posto il problema anche per i grassi di origine
  animale.  Tali grassi, infatti, contengono impurità (0,5-1) che
  altro non sono che farine di carne, in quanto i grassi sono
  colati insieme alle stesse farine.
     Molti mangimifici (attualmente in Piemonte nel mirino dei
  NAS) hanno già eliminato i grassi animali dalle diete degli
  animali ed è prevedibile che gli oli vegetali avranno una
  impennata di interesse economico e di utilizzo come sta già
  accadendo.
     L'accensione di tale interesse, peraltro, è grandemente
  facilitata dal fatto che l'attuale tenore dell'allegato 3,
  punto 20.1, del decreto ministeriale 5 settembre 1994,
  individua gli oli e i grassi vegetali e animali derivanti da
  attività di ristorazione, rosticcerie, pasticcerie e industrie
  alimentari tra i residui riutilizzabili soggetti alla
  disciplina agevolata attualmente al riguardo prevista.
     Non si vuole sinceramente credere che i Ministeri
  dell'ambiente, dell'industria, della sanità e delle risorse
  agricole possano consentire di alimentare i bovini con gli oli
  e i grassi di friggitoria, però l'attuale tenore del decreto
  ministeriale 5 settembre 1994 (del quale, peraltro, si è
  chiesta reiteratamente la modifica) pone tutte le condizioni
  affinché ciò accada.
     Alla luce di quanto precede è fondamentale che gli oli
  vegetali provenienti da ristorazione, pasticcerie e
  rosticcerie siano nuovamente sottoposti al regime proprio dei
  rifiuti affinché gli smaltitori possano operare con controlli
  restrittivi alla fonte e non attendere l'intervento degli
  organi di vigilanza (USL e NOE) dopo che il danno è già stato
  prodotto.
 
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