| Onorevoli Colleghi! - In Italia vengono ogni anno
immessi al consumo (direttamente come olio alimentare o perché
presente in altri alimenti) 1.400.000.000 chili di olio
vegetale (dati di stima: fonte Ministero della sanità). Di
questa quantità si stima un residuo non utilizzato pari a
circa il 20 per cento.
Ci troviamo quindi di fronte ad oltre 280 milioni di chili
di olio vegetale usato che ogni anno "restituiamo"
all'ambiente, in gran parte sotto forma di residuo di fritture
e quindi "ricco" di sostanze inquinanti.
L'olio vegetale, infatti, portato alle alte temperature
necessarie alla frittura, modifica la sua struttura
polimerica, si ossida ed in più assorbe le sostanze inquinanti
derivanti dalla carbonizzazione dei residui alimentari.
Ne deriva una sostanza che ha praticamente perso tutto
della originale purezza e genuinità e che è diventata un grave
pericolo per l'ambiente.
Tanto più grave se pensiamo che lo smaltimento di questa
enorme quantità di residuo oleoso provoca inconvenienti anche
laddove esistono impianti fognari adeguati, perché può
pregiudicare il corretto funzionamento dei depuratori
rendendolo diseconomico.
Solo un corretto e controllato smaltimento dell'olio
vegetale usato può, quindi, garantire la salvaguardia
dell'ambiente.
L'olio vegetale usato: una fonte di risparmio
energetico.
Come molti altri rifiuti anche l'olio vegetale usato può
rappresentare, se raccolto in modo differenziato, una fonte di
risparmio energetico, perché è possibile dopo corretti
processi di rigenerazione, un riutilizzo industriale.
Pag. 2
L'olio vegetale usato, raccolto da aziende raccoglitrici
autorizzate in contenitori adatti allo stoccaggio ed al
trasporto, viene avviato alle aziende di rigenerazione.
Qui, filtrato dai residui presenti, viene riscaldato (a
temperatura di circa 70^C) in speciali "agitatori a
serpentina", separato dall'acqua e da altre sostanze presenti
e quindi raffreddato.
Il derivato di questa lavorazione, in relazione al grado
di purezza e trasparenza raggiunto, può essere riutilizzato,
ad esempio, come base (fino al 20-30 per cento) per olio
lubrificante minerale, o avviato alla produzione di asfalti e
bitumi.
Da un chilo di olio vegetale usato si ricavano 0,8 chili
di base lubrificante rigenerata: un risparmio energetico non
trascurabile se si pensa che l'alternativa al prodotto
rigenerato sarebbe costituita da olio minerale sintetico
derivante da prodotti petroliferi.
Il 20 per cento di residuo che deriva dalla rigenerazione
viene utilizzato in impianti (in genere cementifici) adatti a
farne uso.
Altri usi industriali sono la produzione di mastici,
collanti e saponi industriali.
L'olio vegetale usato, attraverso controlli adeguati e
sofisticati cicli di rigenerazione, può essere anche
riutilizzato nella mangimistica animale.
L'istituzione di un consorzio obbligatorio.
Due elementi di importante considerazione:
l'elevatissimo potere inquinante di una sostanza come
l'olio vegetale usato che, proprio per la sua natura di
"liquido", è certamente più facilmente smaltibile in modo
improprio;
il sospetto forte che, leggendo i dati di stima secondo
i quali ci sono oltre 70 milioni di litri di olio usato
smaltiti dalla ristorazione di cui non si capisce percorso e
destinazione, in assenza di un monitoraggio ed un controllo
sistematico, molto di quest'olio usato possa essere
illecitamente
avviato verso un riutilizzo nel settore alimentare;
sono elementi sufficienti a far ritenere che il settore
necessiti di un'attenta regolamentazione.
I più che soddisfacenti risultati ottenuti in questi anni
dal consorzio obbligatorio che si occupa della raccolta degli
oli minerali esausti, sia pur valutando con attenzione
differenze e affinità tra i diversi prodotti, rafforza la
convinzione che il consorzio nazionale di raccolta e
trattamento di oli vegetali e grassi animali sia la strada più
efficace da percorrere anche per questo specifico prodotto.
Vi è la necessità di creare, cioè, un consorzio
obbligatorio anche per gli oli vegetali con il compito
precipuo di controllare che la raccolta e lo smaltimento
dell'olio usato sia fatto, su tutto il territorio nazionale,
nella piena osservanza della legislazione.
Oli vegetali esausti miscelati a grassi animali.
Nell'attuale situazione legislativa, gli oli vegetali
esausti possono essere destinati alle "colerie".
Nella coleria l'olio vegetale può essere miscelato con i
grassi animali colati per essere poi venduto all'industria
mangimistica.
A questo punto si possono fare alcune riflessioni:
a) l'olio di soia dopo l'idrogenazione diventa
"margarina vegetale", cioè alimento destinato all'uomo;
b) il grasso suino e bovino prodotto dalle colerie
può andare per uso zootecnico ma anche per uso alimentare,
cioè diventare alimento destinato all'uomo;
c) anche l'olio vegetale esausto può essere
idrogenato e diventare di nuovo "margarina vegetale", quindi
alimento destinato all'uomo.
E' chiaro quindi che le frodi alimentari sono possibili
specie se l'olio esausto viene inviato alle colerie. Gli oli
vegetali e le "mucche pazze".
Pag. 3
Si ritiene opportuno rappresentare una ulteriore
considerazione connotata da estrema attualità che riguarda il
tristemente noto problema della cosiddetta "mucca pazza".
Il problema della BSE è tutt'altro che risolto. Infatti,
nell'alimentazione è stato proibito l'impiego delle farine
alimentari provenienti da mammiferi e la Francia ha
recentemente posto il problema anche per i grassi di origine
animale. Tali grassi, infatti, contengono impurità (0,5-1) che
altro non sono che farine di carne, in quanto i grassi sono
colati insieme alle stesse farine.
Molti mangimifici (attualmente in Piemonte nel mirino dei
NAS) hanno già eliminato i grassi animali dalle diete degli
animali ed è prevedibile che gli oli vegetali avranno una
impennata di interesse economico e di utilizzo come sta già
accadendo.
L'accensione di tale interesse, peraltro, è grandemente
facilitata dal fatto che l'attuale tenore dell'allegato 3,
punto 20.1, del decreto ministeriale 5 settembre 1994,
individua gli oli e i grassi vegetali e animali derivanti da
attività di ristorazione, rosticcerie, pasticcerie e industrie
alimentari tra i residui riutilizzabili soggetti alla
disciplina agevolata attualmente al riguardo prevista.
Non si vuole sinceramente credere che i Ministeri
dell'ambiente, dell'industria, della sanità e delle risorse
agricole possano consentire di alimentare i bovini con gli oli
e i grassi di friggitoria, però l'attuale tenore del decreto
ministeriale 5 settembre 1994 (del quale, peraltro, si è
chiesta reiteratamente la modifica) pone tutte le condizioni
affinché ciò accada.
Alla luce di quanto precede è fondamentale che gli oli
vegetali provenienti da ristorazione, pasticcerie e
rosticcerie siano nuovamente sottoposti al regime proprio dei
rifiuti affinché gli smaltitori possano operare con controlli
restrittivi alla fonte e non attendere l'intervento degli
organi di vigilanza (USL e NOE) dopo che il danno è già stato
prodotto.
| |