| Onorevoli Colleghi! - Nel campo dello smaltimento dei
rifiuti si continua a registrare una persistente situazione di
precarietà con intere aree del Paese costrette ad esportare
addirittura fuori regione i propri rifiuti e con l'esercizio
prevalente di impianti, soprattutto di discariche, non a
norma, o, addirittura, non autorizzate.
E' ormai il traffico dei rifiuti l'attività più
conveniente e meno rischiosa per la criminalità organizzata,
persino più redditizia del traffico degli stupefacenti
(clamorosa la dichiarazione del boss Nunzio Pezzella ai
magistrati napoletani). Una vera e propria holding
dietro la quale si muovono faccendieri, massoni, camorra e
politici corrotti. A rimetterci per primo anche questa volta è
l'ambiente. Il fine è sempre lo stesso.
Il "Libro Bianco" di Lega ambiente intitolato " Rifiuti
SpA" sullo smaltimento illegale dei rifiuti prevalentemente
industriali e tossico-nocivi in alcune regioni del Mezzogiorno
(Campania, Puglia e Basilicata) è un significativo
riscontro.
L'iniziativa tenutasi il 5 dicembre 1994 a Roma ha visto
l'illustrazione di una ricerca dell'Eurispes insieme alla Lega
ambiente, dalla quale è emersa l'esistenza di ben cinquantasei
cosche "con le mani impastate nel verde". Due aspetti
specifici caratterizzano le "ecomafie"; un elevato livello di
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imprenditorialità criminale, che ne fa uno degli anelli di
congiunzione tra economia illegale ed economia legale; la
sostanziale impunità di cui godono per il combinarsi di
controlli amministrativi, spesso inesistenti, e la scarsa
efficacia delle sanzioni previste, con la conseguenza che il
Sud è diventato "la pattumiera" d'Italia.
Secondo la ricerca, il business dei rifiuti si
concentra per il 61 per cento nelle cinque regioni
meridionali.
La Campania ha il triste primato per il maggior numero di
imprese fuori legge (136). Dal 1992 al 1994 sono stati
effettuati nella regione 1452 controlli, con una percentuale
di illegalità dell'86 per cento.
Seguono la Sicilia (1266 controlli, 77,3 per cento di
illegalità), la Calabria (914 controlli e 85 per cento di
illegalità), la Puglia (460 e 68,5 per cento di illegalità) e
la Basilicata (96 controlli e l'84,7 per cento di
illegalità).
Insomma, un vero e proprio regno incontrastato con una
potenzialità di mercato pari a 14.500 miliardi di lire.
Nella ricerca citata sono anche elencate delle
opere-simbolo che hanno devastato l'ambiente e si afferma,
giustamente, come l'attività economica criminale impedisca lo
sviluppo di una imprenditoria sana e come la distruzione
dell'ambiente comporti il mancato sviluppo dell'attività
economica più idonea al Sud: il turismo.
Infatti, la criminalità organizzata ha individuato nella
tutela del territorio l'anello più debole della legislazione
italiana e in questo "buco nero", grazie al suo capillare
controllo del territorio, si è saputa inserire per sfruttare
al meglio l'incapacità dello Stato a difendere il patrimonio
naturale.
E non bisogna dimenticare mai che la devastazione
dell'ambiente rappresenta una molla formidabile per creare
quel degrado sociale e civile in cui la stessa criminalità
pesca le sue leve.
Una vera e propria "Rifiutopoli". Un fenomeno ancora in
fase di sviluppo che può contare su nuove autorizzazioni
regionali allo smaltimento. Una situazione caratterizzata da
una diffusa illegalità nella gestione del "pianeta rifiuti"
dove ha trovato spazio tutta una serie di soggetti.
Si tratta di volumi impressionanti, pari ad oltre 25
milioni di metri cubi di smaltimento nella sola provincia di
Napoli tra disponibilità residua delle discariche esistenti,
nuovi invasi già attrezzati senza alcuna autorizzazione e cave
ancora da attrezzare.
In Campania, per esempio, nel 1990 su 459 impianti
esistenti ben 316 non avevano alcuna autorizzazione
(discariche prevalentemente di 1^ categoria-dati Ministero
dell'ambiente). E il grande passaggio dalle cave alle
discariche è proprio dettato dalla necessità di utilizzare in
maniera sempre più redditizia e sempre meno controllata,
porzioni di territorio.
In generale, si possono stimare movimenti di centinaia di
migliaia di tonnellate di rifiuti che attraversano la penisola
con stime economiche (ultima quella elaborata dalla
Confcommercio) che parlano di un giro d'affari per circa 1.200
miliardi di lire l'anno. Alla luce di quanto esposto si
giudica, pertanto, positiva la decisione della Direzione
nazionale antimafia di istituire un gruppo di lavoro sui
traffici illegali di rifiuti.
In questo quadro di malaffare è necessario che si
intensifichino le azioni di prevenzione e repressione da parte
delle Forze di polizia e della magistratura perché si
colpiscano i responsabili, i mandanti e si dia, in questo
modo, una possibilità concreta agli operatori economici onesti
di potersi affermare nel settore, anche per evitare pericolose
espansioni verso Nord delle attività economiche criminali. Le
dichiarazioni del Ministro dell'ambiente per ciò che sta
accadendo in Piemonte ci preoccupano moltissimo (acquisto di
terreni e cave da parte di società sospetta).
Non è da trascurare, inoltre, la situazione che si verrà a
creare a seguito della interdizione totale delle esportazioni
di rifiuti pericolosi verso i Paesi non OCSE, deciso dai
rappresentanti dei 54 Stati membri della Convenzione di
Basilea, resa esecutiva con legge 18 agosto 1993, n. 340, che
regola il trasporto transnazionale dei rifiuti. Il divieto
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entrerà in vigore a partire dal 1^ gennaio 1998, colpirà tutti
i rifiuti pericolosi, compresi quelli "valorizzabili" (i dati
OCSE per la Germania, ad esempio, sono rivelatori: il Paese
produce 6 milioni di tonnellate l'anno di rifiuti tossici
contro i 3 milioni e 246 mila dell'Italia, e ne esporta
522.000).
La Commissione parlamentare di inchiesta che si vuole
istituire con la presente proposta di legge avrà il compito di
far luce sul ruolo della cosiddetta "Rifiuti SpA", sui suoi
intrecci e di proporre soluzioni legislative efficaci perché
lo Stato sia più incisivo nella lotta alle "ecomafie".
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