| Onorevoli Colleghi! - 1. La multimedialità come
obiettivo strategico.
L'integrazione tra cavo, computer video e satellite;
la digitalizzazione di tutte le forme di espressione
comunicativa, che consente di veicolare su di un unico
supporto immagini e suoni e la connessione tra tutte le reti
con l'accesso e la comunicazione in tempo reale a distanze
lunghissime; lo sviluppo di quella che viene definita
multimedialità rappresentano lo scenario in evoluzione che
caratterizzerà in maniera sempre più dominante i processi
comunicativi.
Ed è su questo terreno che si giocherà tanta parte degli
assetti democratici delle singole società e che si vanno
definendonuove gerarchie tra i poteri, gli Stati, le aree del
mondo. Ed è sempre questo il campo in cui si decide parte
rilevante dello stesso sviluppo economico e sociale.
L'Italia deve recuperare il tempo perduto. A fronte di
singoli punti ed esperienze avanzate di ricerca e di
applicazioni innovative vi è il segno dominante dentro questo
passaggio di un ritardo complessivo del nostro Paese, che
espone più che al rischio della esclusione a quello di una
ulteriore dipendenza nei confronti dei punti alti e dei
protagonisti forti dello sviluppo dei processi nel campo della
comunicazione a livello globale.
Immaginare per il nostro Paese un salto nella capacità di
innovazione e nello sviluppo della multimedialità vuol dire
determinare le condizioni di un ruolo attivo dell'Italia e di
un reale allargamento delle condizioni di sviluppo democratico
della società. La multimedialità come obiettivo di sviluppo
generale per il Paese è quindi una scelta da noi indicata con
decisione, ed essa richiede di orientare in questa direzione
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gli indirizzi di politica industriale degli operatori pubblici
e privati.
La scelta chiara verso la multimedialità può voler dire
anche la valorizzazione piena del patrimonio industriale
italiano.
Nel ritardo della capacità competitiva e innovativa del
"sistema Paese Italia" (siamo solo al 32^ posto nella
graduatoria mondiale) è però da rilevare che nell'apparato
industriale esistono gruppi e imprese di grande valore che
sarebbe sciocco e miope (come purtroppo è già avvenuto nel
passato) far deperire. Tra l'altro, in questo modo si
sacrificherebbero circa 150.000 lavoratori che operano nel
settore informativo e comunicativo e l'insieme dei centri di
ricerca di valore mondiale quali il CSELT di Torino, l'ITALTEL
di Castelleto, l'OLIVETTI di Pozzuoli, la BULL di Pregnano, la
Fondazione Ugo Bordoni di Roma.
Non definire rapidamente un piano industriale coerente
avrebbe come conseguenza la desertificazione produttiva
italiana a vantaggio dei grandi imprenditori mondiali.
Ma tale scelta per realizzarsi, sviluppando le
potenzialità positive, abbisogna di altre condizioni
precise.
2. Il pluralismo dei soggetti come bisogno democratico e
spinta allo sviluppo nuovo.
Il pluralismo dei soggetti nel campo della comunicazione
rappresenta un fondamentale bisogno democratico da garantire e
sviluppare. Non è accettabile la realtà di una situazione che
vede il perdurare di una posizione di monopolio nel campo
della comunicazione televisiva privata. Ancor meno accettabile
sarebbe quella situazione che dovesse vedere sorgere e
affermarsi nella proprietà, nel controllo e nella gestione
delle grandi reti di telecomunicazione una posizione di
monopolio privato. Anche su questo terreno le condizioni di un
reale pluralismo dei soggetti vanno garantite pienamente.
Se ormai è delineato un quadro di superamento delle
condizioni di monopolio pubblico, tutto ciò non può condurre
alla scomparsa di una presenza e di una garanzia pubblica
sulle reti e su servizi multimediali.
Come garantire lo sviluppo di un reale pluralismo dei
soggetti non livellato verso il basso? Come sottrarsi al
dilemma in cui si dibatte la posizione di tanti fieri
sostenitori della privatizzazione della STET che per coerenza
"liberista" sono giunti a sostenere tesi che se applicate
condurrebbero alla sostituzione di un monopolista privato al
monopolista pubblico (la privatizzazione integrale con un
"nocciolo" duro in mano ad alcuni azionisti privati dei quali
tra l'altro si potrebbero già indicare nome, Mediobanca, e
cognome, Cuccia...)? Oppure, queste tesi, proprio per evitare
questo rischio, con lo spezzettamento delle dimensioni
d'impresa e con l'erigersi di vincoli e limiti artificiosi tra
i diversi settori della comunicazione, porterebbero sì ad un
panorama di più operatori ma con il risultato che tutti
sarebbero incapaci di competere con i protagonisti globali
della comunicazione. Insomma, un pluralismo debole a totale
dipendenza dei monopolisti mondiali della comunicazione. In un
caso come nell'altro, un ottimo risultato per i "monopoli", il
che, per i sostenitori della libera concorrenza, è quanto
dire...
Con la presente proposta di legge indichiamo un'altra
strada: una strada che delinea un sistema aperto, pluralista e
nel suo insieme capace di garantire autonomia al Paese nel
confronto con la globalizzazione.
Dopo le grandi fusioni degli operatori statunitensi della
comunicazione che delineano imprese che per dimensioni
produttive e finanziarie si candidano al ruolo di imprese
mondiali della comunicazione, e dopo la vicenda che
sinteticamente definiamo "Supergemina" con Mediobanca, tutto
il confronto sul sistema della comunicazione non può che
delineare nuove strade rispetto al dibattito prevalente nel
nostro Paese, anche a sinistra.
Nessuna difesa insostenibile dell'esistente, dunque, ma
l'indicazione di una linea di riforma per un pluralismo forte
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di cui vogliamo delineare subito un ingrediente costitutivo
nella nostra proposta.
Nel momento in cui, sotto la spinta di potenti processi
produttivi legati all'innovazione tecnologica e a enormi
interessi economici, il segno prevalente delle spinte in atto
a partire dagli Stati Uniti è quello della caduta di ogni
barriera tra telefonia e produzione comunicativa, delle due
l'una: o si ha la forza di far recedere i processi reali da
questa spinta (il che sembrerebbe molto improbabile) oppure
non è immaginabile che nell'arena mondiale vi sia chi gioca
con un regolamento più aperto e chi invece con delle regole
più restrittive. Nel rapporto Stati Uniti-Europa ciò vorrebbe
dire ancor di più ridurre l'Europa a grande mercato di consumo
di informazione e comunicazione prodotta negli Stati Uniti.
Se di ciò si tratta, allora una riforma delle
telecomunicazioni, parte di quell'unica riforma-Paese della
quale occorrerebbe parlare nel campo della comunicazione, non
può non prevedere la possibilità di incrocio tra telefonia e
multimedialità, e cioè consentire a chi fa l'uno di poter fare
l'altro, e viceversa. Il problema non è dunque quello di
vietare un incrocio che è nelle cose dei nuovi processi
produttivi, ma dettarne le regole in modo da impedire il
sorgere di posizioni dominanti incompatibili con la democrazia
e con l'esigenza di uno sviluppo nuovo.
E in ogni caso è proprio su questo terreno che si misura
anche una indispensabile anomalia del pubblico. Se del resto
si guardasse un po' meno dell'Inghilterra e un po' di più
all'insieme dell'Europa si scoprirebbe per esempio che in
Germania proprio una esperienza del genere è in corso tra
gestore pubblico delle telecomunicazioni e gestore pubblico
della comunicazione televisiva.
3. La finalità sociale come realizzazione del diritto a
comunicare.
Nelle possibilità di accedere o meno al nuovo sistema
comunicativo si racchiude, all'interno delle singole società e
nel rapporto tra Paesi e aree del mondo, l'alternativa tra il
realizzarsi di nuove e profonde diseguaglianze e ingiustizie o
il concretizzarsi di un salto democratico che si spinga ben
oltre il pur decisivo campo della comunicazione.
In questo senso la comunicazione si configura come un
nuovo diritto da tutelare e promuovere.
Assumere questo dato vuol dire porre una finalità sociale
e generale da perseguire con lo sviluppo dei nuovi mezzi
comunicativi che non è garantita dalla tendenza naturale del
mercato. Tale tendenza va infatti nella direzione esattamente
opposta. Ed è questo un nodo che non può essere eluso pena
nuove e pesanti conseguenze negative.
Si ripropone quindi con grande forza e urgenza il ruolo di
un pubblico riformato:
a) non ridotto alla funzione regolatrice ma
interno allo sviluppo dei processi comunicativi;
b) non ridotto alla proprietà statale ma con un
ruolo attivo di lavoratori e utenti;
c) non operante in un quadro di monopolio ma
inserito in un contesto in cui il pluralismo pubblico-privato
è un dato acquisito;
d) non simmetrico con il privato ma finalizzato a
perseguire e realizzare universalmente la conoscenza e
l'accesso alla nuova dimensione comunicativa, ampliando l'area
sottratta alle logiche di mercato e promuovendo al tempo
stesso l'autonomia nazionale;
e) non limitato alla dimensione nazionale ma
capace di promuovere una dimensione del "pubblico" a livello
europeo.
In tale quadro si presentano come indifferibili alcune
scelte.
I. - Un Piano nazionale per le telecomunicazioni
multimediali, che orienti e indirizzi lo sviluppo dei
processi comunicativi, incentivando l'innovazione e le
finalità sociali per gli operatori privati e vincolando a tali
obiettivi i soggetti pubblici i cui
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gruppi dirigenti si
muovono oggi nella più totale assenza di indirizzi e quindi in
totale autonomia. Un Piano, la cui deliberazione è da affidare
al Parlamento e la cui attuazione è da assegnare al Governo,
che sia tale da rappresentare anche lo strumento di una
avanzata politica industriale per il Paese. Il Parlamento
dovrebbe definire in tempi rapidi il "piano industriale della
ICT" per il 2000 che dia le coordinate (in coerenza con le
scelte industriali e infrastrutturali definite dall'Unione
europea) il ruolo e le prospettive alle imprese del settore e,
in particolare, ai grandi gruppi quali OLIVETTI, FINSIEL,
ITATEL, PIRELLI, ALENIA.
II. - Una Autorità per le garanzie nelle comunicazioni
multimediali, che assolva a precise funzioni di controllo e
attuazione delle normative antitrust e sovrintenda
all'insieme dei processi e dei protagonisti della
comunicazione, con penetranti poteri di intervento e in
autonomia dall'esecutivo.
III. - La garanzia pubblica sulle reti, sui servizi,
sui contenuti. Proprio l'accelerazione prospettata negli
ultimi tempi dei processi di liberalizzazione anticipando
anche la stessa scadenza definita dall'Unione europea per il
1998, dovrebbe pur imporre una riconsiderazione sulle ipotesi
di privatizzazione di STET e RAI che hanno pesantemente
dominato il dibattito. E', per esempio, proprio nell'ottica
della stessa liberalizzazione delle reti che non si comprende
perché il nostro Paese dovrebbe rinunciare ad una garanzia
pubblica su almeno una rete o secondo quale principio un
azionista privato di riferimento della STET dovrebbe poter
garantire di più e meglio un interesse generale per una rete
che ha da essere aperta a tutti a parità di condizioni: non si
comprende, cioè, perché una multinazionale della comunicazione
dovrebbe possedere la chiave di accesso alla rete del nostro
Paese e come questo possa configurare un grado di maggiore
libertà e autonomia per l'Italia.
In definitiva, proprio assumendo pienamente il terreno
della liberalizzazione e cioè della effettiva pluralità dei
soggetti, si supera anche, ove mai abbia avuto un fondamento,
l'esigenza della privatizzazione universale che, è sempre bene
ribadirlo, al di fuori di ogni riserva pubblica e date le
dimensioni dei protagonisti del settore, vorrebbe dire la
realizzazione non di un "capitalismo popolare" (di cui non si
vede traccia in nessun Paese...), ma una ulteriore enorme
concentrazione di potere e di ricchezza in poche mani. Ad ogni
modo, risulta per noi vincolata l'eventuale anticipazione
della liberalizzazione delle reti alla contestuale
realizzazione del piano nazionale, della Autorità, dei vincoli
antitrust in un quadro di reciprocità all'interno
dell'Unione europea.
IV. - I lavoratori e gli utenti in STET e RAI.
Opporsi alla privatizzazione della STET non vuol dire
naturalmente non cogliere l'esigenza di riforma, bensì
l'opposto. Un primo elemento di riforma, esterno alle aziende
pubbliche, è rappresentato proprio dal Piano nazionale che va
ad indicare le coordinate di riferimento, vincolanti per i
protagonisti pubblici.
Ma una innovazione deve procedere anche dal punto di vista
della composizione societaria delle aziende pubbliche della
comunicazione.
Stabilito che non possono avere accesso alle quote
azionarie altri soggetti privati della comunicazione né gli
istituti di credito e finanziari che sempre più sono
direttamente coinvolti dalle pesanti esposizioni finanziarie
delle imprese della comunicazione (e questa è la vera
privatizzazione da bloccare), e stabilito che una quota
significativa ma minoritaria di risparmio privato può aver
accesso al capitale sociale, la quota maggioritaria delle
azioni in mano pubblica può essere riarticolata su tre
livelli:
a) proprietà pubblica diretta;
b) intervento dei Fondi pensione laddove la
rappresentanza degli stessi resti nelle mani dei proprietari,
e cioè dei lavoratori;
c) intervento diretto dei lavoratori delle aziende
pubbliche.
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V. - Entro il 2000 cablare l'Italia. La rete pubblica,
le reti private, le reti sociali. La condizione prima
affinché l'Italia possa compiere il salto necessario è che si
recuperi il ritardo nel cablaggio del Paese, nel costruire
cioè la condizione di base per portare in tutte le case le
possibilità legate alla multimedialità: centinaia di canali,
servizi avanzati...
Da questo punto di vista noi muoviamo la critica opposta a
quella dominante nei confronti della STET: il cablaggio
interviene in ritardo ed è ancora limitato alle grandi aree
urbane escludendo la gran parte del territorio nazionale e
della popolazione.
E' questo il limite che va superato garantendo la
universalità dei servizi e ritrovando in questo una specifica
missione del pubblico. Nell'ambito delle garanzie particolare
attenzione prestiamo con la presente proposta di legge ai temi
della garanzia di accesso e di riservatezza delle reti e dei
dati personali.
Parte di un equilibrato e completo sistema di reti di
comunicazione è la presenza italiana nella trasmissione
satellitare che può sviluppare anche un livello di
integrazione con il cavo. Particolare importanza assume da
questo punto di vista la conferma e il potenziamento della
presenza italiana nel consorzio Eutelsat e l'avvio della
progettazione e realizzazione di un sistema satellitare
italiano.
VI. - I contenuti e i protagonisti della
multimedialita. Non vi può essere sviluppo della
multimedialità né qualificazione dei livelli informativi e
comunicativi se il processo di allestimento della rete non è
accompagnato, con le stesse scansioni temporali, da uno
straordinario sforzo di creatività e di produzione culturale e
informativa.
Per sviluppare un sistema multimediale e comunicativo
strutturato secondo un pluralismo forte e capace nel suo
insieme di realizzare un punto di forza per l'autonomia
nazionale, la dimensione locale della produzione comunicativa,
parallela alle reti liberalizzate, può essere una scelta ma
non un obbligo. E' infatti di fondamentale importanza che
insieme alla dimensione locale si accresca una dimensione di
impresa di livello nazionale anche per gli operatori privati
che, affiancandosi a quella pubblica, rafforzi il sistema nel
suo insieme. Ma, appunto, anche da questo punto di vista si
impone un discorso sul ruolo e sulla funzione del pubblico.
Il compito specifico del servizio pubblico può essere
individuato in alcuni obiettivi precisi:
a) garantire a tutti i cittadini e al Paese
l'accesso a tutte le fonti informative, realizzando un livello
effettivo di pluralismo;
b) sviluppare un'area informativa e comunicativa
sottratta alle logiche mercantili e che valorizzi nel contesto
internazionale il patrimonio culturale, le identità, le
risorse del nostro Paese;
c) garantire un livello di capacità produttiva
informativa e comunicativa tale da poter confrontarsi con
tutti gli altri operatori pubblici e privati su scala
internazionale;
d) realizzare, anche in concorso con altre
istituzioni pubbliche culturali e formative, un livello
universale di servizi informativi e comunicativi;
e) garantire una forte presenza pubblica sul
terreno della multimedialità;
f) sostenere e potenziare il ruolo e lo spazio
della produzione audiovisiva indipendente.
Un polo pubblico per la multimedialità che veda la
partecipazione degli operatori pubblici delle
telecomunicazioni e della concessionaria del servizio pubblico
radiotelevisivo rappresenta lo strumento per il sostegno di
una politica specifica in questa direzione.
Allo stesso modo indichiamo una politica di sostegno allo
sviluppo della multimedialità attraverso i poli multimediali
territoriali.
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4. L'autonomia nazionale per il pluralismo nel sistema
mondo.
L'obiettivo da perseguire con una riforma organica è
quello di delineare un sistema comunicativo italiano che per
la sua forza, per la sua capacità di innovazione, per il
pluralismo interno sia capace di realizzare una integrazione
attiva nella dimensione sovranazionale, valorizzando gli
elementi di identità e autonomia nazionale.
Questo è infatti il cuore dello scontro aperto su scala
internazionale: a chi il controllo, la gestione, la
veicolazione con l'informazione di potenti elementi
costitutivi di senso comune? La riforma è urgente proprio per
questo. Al di fuori di essa, infatti, nella guerra tra i
giganti della comunicazione aperta a livello globale, i
pericoli di una ulteriore mercificazione della dimensione
umana e di un salto negativo nella dipendenza del nostro Paese
sono estremamente concreti e ravvicinati. In definitiva il
rischio è che il nostro Paese diventi ancor di più mercato di
consumo per informazione e comunicazione prodotte da altri.
La riforma, se sarà capace di delineare un assetto a
pluralismo forte, potrà invece rappresentare una spinta anche
ad uno sviluppo nuovo e alla crescita dell'autonomia del
Paese. E' anche per questo che lo scontro è acuto.
Tradizionale e ricorrente è infatti la scelta prevalente delle
classi dominanti di ritagliare per il nostro Paese e per i
propri interessi uno spazio di dipendenza e di subalternità,
ma questa scelta, riproponendosi oggi, avrebbe conseguenze
ancor più pesantemente negative sul piano sociale e
democratico.
Il terreno della riforma può essere invece costitutivo di
un ruolo diverso per il nostro Paese, nella dimensione europea
e nel rapporto tra nord e sud del mondo che attraversa il
Mediterraneo.
Soprattutto è fondamentale che la sinistra questa
battaglia decida di farla fino in fondo, facendo emergere
problemi e obiettivi che non possono non coinvolgere anche un
arco più ampio di forze democratiche, politiche e sociali, a
cominciare dai lavoratori e dal movimento sindacale.
5. La nostra proposta di riforma punto per punto.
All'articolo 1 della nostra proposta di legge sono
definiti i princìpi generali, ed in particolare, si stabilisce
il diritto alla comunicazione che nel campo dei servizi
telematici si traduce nel diritto alla connettività di base.
Pluralismo, pari opportunità per l'espressione delle diverse
opinioni politiche, sociali, culturali e religiose, promozione
della produzione audiovisiva italiana ed europea, un adeguato
ruolo del nostro Paese nell'ambito della comunicazione
multimediale: sono i criteri ispiratori del nostro progetto di
legge.
L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni
multimediali e i comitati regionali corrispondenti rilasciano
le concessioni e le autorizzazioni, sentito il parere del
Ministro delle poste e delle telecomunicazioni e degli enti
territoriali competenti.
La liberalizzazione delle concessioni per le installazioni
di reti - stabilisce l'articolo 2 - decorre dal 1^ gennaio
1997, qualora alla stessa data siano stati adottati il Piano
nazionale delle telecomunicazioni, il regolamento quadro,
nonché siano garantite condizioni di reciprocità tra i Paesi
aderenti all'Unione europea tenuti dalle direttive CEE, a
liberalizzare solo dal 1^ gennaio 1998.
L'Autorità stabilirà il numero di concessioni in ambito
nazionale. La stessa Autorità rilascerà le autorizzazioni per
le emittenti radiotelevisive via satellite, il cui segnale è
originato dal territorio nazionale.
Le concessioni per l'installazione di reti e di impianti
hanno durata non superiore a venti anni e sono rinnovabili.
L'articolo 3 detta anche le norme per i canoni di concessione.
Per favorire l'installazione e l'esercizio delle reti in
ambito locale è escluso dall'imposizione del reddito di
impresa il 50 per cento del volume degli investimenti
realizzati.
L'articolo 4 definisce le caratteristiche generali dei
titolari delle concessioni che dovranno essere società di
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capitali costituite in uno degli Stati membri dell'Unione
europea o in Stati dove esistano norme che prevedano
condizioni di reciprocità. In ogni caso si pone un tetto alla
presenza di capitale extra-comunitario.
La gestione di infrastrutture per le tele-comunicazioni è,
viceversa, sottoposta ad autorizzazione. L'articolo 5
stabilisce, altresì che per il titolare di concessione per
l'installazione di infrastrutture per le telecomunicazioni
tale autorizzazione non sia necessaria. Le autorizzazioni
hanno durata non superiore a dieci anni, sono rinnovabili e
sono concesse previo pagamento di una tassa.
L'articolo 6 regolamenta il divieto di posizioni
dominanti. Nessun soggetto potrà controllare più di una
società titolare di concessione o di una autorizzazione in
ambito nazionale. Altri vincoli sono previsti per gli
operatori in ambito locale.
Per controllare effettivamente l'insorgere di posizioni
dominanti si prevede, con l'articolo 7, l'istituzione del
registro nazionale per gli operatori delle
telecomunicazioni.
Un apposito capo è dedicato al servizio pubblico
universale: gli articoli 8, 9 e 10 ne delineano le
caratteristiche. Esso deve garantire l'universalità e
l'effettività del diritto alla connettività di base.
Il servizio pubblico, oltre a garantire con il cablaggio
ed i servizi telematici di base la copertura di tutto il
territorio nazionale, dovrà valorizzare la produzione
audiovisiva nazionale ed europea nonché le risorse ed i centri
di produzione locali.
I servizi di base non sono solo riferiti alla telefonia
vocale ma altresì a servizi minimi informatici, culturali,
formativi e di intrattenimento che l'Autorità dovrà stabilire
ed il cui elenco dovrà essere aggiornato sulla base del
progresso tecnologico e dell'evoluzione del mercato.
Si prevede - con l'articolo 9 - l'istituzione di un fondo
per il finanziamento del servizio universale, alimentato dai
canoni per le concessioni, dalle tasse per le autorizzazioni,
da una parte dei corrispettivi di accesso e di
interconnessione alla rete pubblica.
Una parte delle somme relative ai canoni è poi destinata
alle regioni, in particolare per favorire lo sviluppo di poli
multimediali territoriali.
Il concessionario del servizio universale deve essere una
società per azioni di cui il controllo sia pubblico e con la
partecipazione sia dell'attuale concessionario del servizio
pubblico di telefonia vocale che della RAI. Una quota di
azioni può essere offerta al personale dipendente dell'azienda
ed ai fondi pensione.
Anche il concessionario del servizio pubblico di telefonia
vocale deve essere una società con la stessa composizione
azionaria, con l'esclusione della partecipazione RAI.
Uno degli snodi fondamentali della nostra proposta di
legge è rappresentato dalla previsione di un Piano nazionale
delle telecomunicazioni come elemento di programmazione del
settore e strumento concreto per collocare tutto il nostro
sistema-Paese nell'era multimediale, dando all'Italia un ruolo
internazionale trainante e sviluppando la cooperazione
nell'ambito europeo e con Paesi che si affacciano sul mare
Mediterraneo.
L'articolo 11 indica i criteri ed i princìpi ispiratori di
tale Piano, tra i quali ci preme sottolineare il sostegno alla
ricerca, l'informatizzazione delle pubbliche amministrazioni,
il programma di alfabetizzazione informatica, le misure di
incentivazione delle telecomunicazioni e dell'utenza
multimediale soprattutto nelle aree depresse. Il Piano dovrà
prevedere un progetto per la creazione di un polo pubblico
multimediale in grado di competere, con le opportune alleanze,
anche su scala mondiale. Questo è forse l'aspetto più
qualificante della nostra proposta di legge.
La legge finanziaria, precisa l'articolo 12, dovrà
stabilire per ogni triennio adeguati stanziamenti per la
realizzazione degli obiettivi del Piano.
Misure di sostegno alla costituzione di poli multimediali
nelle aree depresse del nostro Paese sono previste
all'articolo 13.
Con il capo V e gli articoli 14, 15, 16, 17, 18, 19 e 20
abbiamo voluto inserire il tema, per noi essenziale, dei
diritti dei cittadini
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alla riservatezza, all'accesso ed
all'intervento sui propri dati personali nonché alcuni criteri
per la comunicazione dei dati riguardanti singoli cittadini da
parte di enti pubblici.
Riteniamo utili alcune norme volte a stabilire le
responsabilità civili e penali relativamente alla gestione e
all'utilizzo di un sistema telematico, onde garantire gestori
ed utenti anche di fronte a recenti esperienze di centinaia di
sequestri e perquisizioni da parte della magistratura e delle
Forze di polizia, con conseguenti gravi danni in particolare a
piccole imprese, professionisti ed associazioni di
volontariato.
L'articolo 20 definisce i doveri degli operatori delle
telecomunicazioni ed, in particolare, l'obbligo ad accettare
l'accesso alle infrastrutture da parte di soggetti che
vogliono offrire servizi di telecomunicazione, incluse le
richieste per la diffusione di programmi televisivi trasmessi
via etere o via satellite.
L'articolo 21 è dedicato all'Autorità per le garanzie
nelle comunicazioni multimediali, l'altro perno, insieme al
Piano nazionale delle telecomunicazioni, della nostra proposta
di assetto del settore.
L'Autorità dovrà assorbire i poteri del Garante per la
radiodiffusione e l'editoria e della Commissione parlamentare
per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi
radiotelevisivi.
L'articolo definisce le modalità per la nomina
parlamentare dei commissari, i poteri ed il fuzionamento
dell'Autorità stessa.
Rilascio delle concessioni e delle autorizzazioni,
regolamenti, disciplina della pubblicità, definizione delle
tariffe massime, relazione al Parlamento, fanno dell'Autorità
il centro regolatore dell'intero sistema delle comunicazioni
multimediali, mentre il Ministero delle poste e delle
telecomunicazioni, unitamente alle altre amministrazioni
coinvolte, oltre a fornire all'Autorità pareri ed assistenza,
diventa il motore politico ed amministrativo dello sviluppo
del sistema della multimedialità nel nostro Paese.
Nell'esercizio delle proprie funzioni l'Autorità si avvale
di comitati regionali istituiti da apposite leggi regionali e
costituiti da membri eletti in prevalenza dagli enti
territoriali.
Sono poi previste norme transitorie nel passaggio dal
regime di esclusione a quello di concorrenza (articolo 22);
sanzioni fino alla revoca, nei casi più gravi, della
concessione o dell'autorizzazione (articolo 23); nonché
l'abrogazione di norme in contrasto o superate
dall'approvazione della nostra proposta di legge.
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