Banche dati professionali (ex 3270)
Testi integrali degli Atti Parlamentari della XIII Legislatura

Documento


3925
DDL0211-0002
Progetto di legge Camera n. 211 - testo presentato - (DDL13-211)
(suddiviso in 34 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C211. TESTIPDL
...C211.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC211 ZZ13 ZZRL ZZPR
     Onorevoli Colleghi! - 1.  La multimedialità come
  obiettivo strategico.
     L'integrazione tra cavo,  computer  video e satellite;
  la digitalizzazione di tutte le forme di espressione
  comunicativa, che consente di veicolare su di un unico
  supporto immagini e suoni e la connessione tra tutte le reti
  con l'accesso e la comunicazione in tempo reale a distanze
  lunghissime; lo sviluppo di quella che viene definita
  multimedialità rappresentano lo scenario in evoluzione che
  caratterizzerà in maniera sempre più dominante i processi
  comunicativi.
     Ed è su questo terreno che si giocherà tanta parte degli
  assetti democratici delle singole società e che si vanno
  definendonuove gerarchie tra i poteri, gli Stati, le aree del
  mondo.  Ed è sempre questo il campo in cui si decide parte
  rilevante dello stesso sviluppo economico e sociale.
     L'Italia deve recuperare il tempo perduto.  A fronte di
  singoli punti ed esperienze avanzate di ricerca e di
  applicazioni innovative vi è il segno dominante dentro questo
  passaggio di un ritardo complessivo del nostro Paese, che
  espone più che al rischio della esclusione a quello di una
  ulteriore dipendenza nei confronti dei punti alti e dei
  protagonisti forti dello sviluppo dei processi nel campo della
  comunicazione a livello globale.
     Immaginare per il nostro Paese un salto nella capacità di
  innovazione e nello sviluppo della multimedialità vuol dire
  determinare le condizioni di un ruolo attivo dell'Italia e di
  un reale allargamento delle condizioni di sviluppo democratico
  della società.  La multimedialità come obiettivo di sviluppo
  generale per il Paese è quindi una scelta da noi indicata con
  decisione, ed essa richiede di orientare in questa direzione
 
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  gli indirizzi di politica industriale degli operatori pubblici
  e privati.
     La scelta chiara verso la multimedialità può voler dire
  anche la valorizzazione piena del patrimonio industriale
  italiano.
     Nel ritardo della capacità competitiva e innovativa del
  "sistema Paese Italia" (siamo solo al 32^ posto nella
  graduatoria mondiale) è però da rilevare che nell'apparato
  industriale esistono gruppi e imprese di grande valore che
  sarebbe sciocco e miope (come purtroppo è già avvenuto nel
  passato) far deperire.  Tra l'altro, in questo modo si
  sacrificherebbero circa 150.000 lavoratori che operano nel
  settore informativo e comunicativo e l'insieme dei centri di
  ricerca di valore mondiale quali il CSELT di Torino, l'ITALTEL
  di Castelleto, l'OLIVETTI di Pozzuoli, la BULL di Pregnano, la
  Fondazione Ugo Bordoni di Roma.
     Non definire rapidamente un piano industriale coerente
  avrebbe come conseguenza la desertificazione produttiva
  italiana a vantaggio dei grandi imprenditori mondiali.
     Ma tale scelta per realizzarsi, sviluppando le
  potenzialità positive, abbisogna di altre condizioni
  precise.
  2.  Il pluralismo dei soggetti come bisogno democratico e
  spinta allo sviluppo nuovo.
     Il pluralismo dei soggetti nel campo della comunicazione
  rappresenta un fondamentale bisogno democratico da garantire e
  sviluppare.  Non è accettabile la realtà di una situazione che
  vede il perdurare di una posizione di monopolio nel campo
  della comunicazione televisiva privata.  Ancor meno accettabile
  sarebbe quella situazione che dovesse vedere sorgere e
  affermarsi nella proprietà, nel controllo e nella gestione
  delle grandi reti di telecomunicazione una posizione di
  monopolio privato.  Anche su questo terreno le condizioni di un
  reale pluralismo dei soggetti vanno garantite pienamente.
     Se ormai è delineato un quadro di superamento delle
  condizioni di monopolio pubblico, tutto ciò non può condurre
  alla scomparsa di una presenza e di una garanzia pubblica
  sulle reti e su servizi multimediali.
     Come garantire lo sviluppo di un reale pluralismo dei
  soggetti non livellato verso il basso?  Come sottrarsi al
  dilemma in cui si dibatte la posizione di tanti fieri
  sostenitori della privatizzazione della STET che per coerenza
  "liberista" sono giunti a sostenere tesi che se applicate
  condurrebbero alla sostituzione di un monopolista privato al
  monopolista pubblico (la privatizzazione integrale con un
  "nocciolo" duro in mano ad alcuni azionisti privati dei quali
  tra l'altro si potrebbero già indicare nome, Mediobanca, e
  cognome, Cuccia...)?  Oppure, queste tesi, proprio per evitare
  questo rischio, con lo spezzettamento delle dimensioni
  d'impresa e con l'erigersi di vincoli e limiti artificiosi tra
  i diversi settori della comunicazione, porterebbero sì ad un
  panorama di più operatori ma con il risultato che tutti
  sarebbero incapaci di competere con i protagonisti globali
  della comunicazione.  Insomma, un pluralismo debole a totale
  dipendenza dei monopolisti mondiali della comunicazione.  In un
  caso come nell'altro, un ottimo risultato per i "monopoli", il
  che, per i sostenitori della libera concorrenza, è quanto
  dire...
     Con la presente proposta di legge indichiamo un'altra
  strada: una strada che delinea un sistema aperto, pluralista e
  nel suo insieme capace di garantire autonomia al Paese nel
  confronto con la globalizzazione.
     Dopo le grandi fusioni degli operatori statunitensi della
  comunicazione che delineano imprese che per dimensioni
  produttive e finanziarie si candidano al ruolo di imprese
  mondiali della comunicazione, e dopo la vicenda che
  sinteticamente definiamo "Supergemina" con Mediobanca, tutto
  il confronto sul sistema della comunicazione non può che
  delineare nuove strade rispetto al dibattito prevalente nel
  nostro Paese, anche a sinistra.
     Nessuna difesa insostenibile dell'esistente, dunque, ma
  l'indicazione di una linea di riforma per un pluralismo forte
 
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  di cui vogliamo delineare subito un ingrediente costitutivo
  nella nostra proposta.
     Nel momento in cui, sotto la spinta di potenti processi
  produttivi legati all'innovazione tecnologica e a enormi
  interessi economici, il segno prevalente delle spinte in atto
  a partire dagli Stati Uniti è quello della caduta di ogni
  barriera tra telefonia e produzione comunicativa, delle due
  l'una: o si ha la forza di far recedere i processi reali da
  questa spinta (il che sembrerebbe molto improbabile) oppure
  non è immaginabile che nell'arena mondiale vi sia chi gioca
  con un regolamento più aperto e chi invece con delle regole
  più restrittive.  Nel rapporto Stati Uniti-Europa ciò vorrebbe
  dire ancor di più ridurre l'Europa a grande mercato di consumo
  di informazione e comunicazione prodotta negli Stati Uniti.
     Se di ciò si tratta, allora una riforma delle
  telecomunicazioni, parte di quell'unica riforma-Paese della
  quale occorrerebbe parlare nel campo della comunicazione, non
  può non prevedere la possibilità di incrocio tra telefonia e
  multimedialità, e cioè consentire a chi fa l'uno di poter fare
  l'altro, e viceversa.  Il problema non è dunque quello di
  vietare un incrocio che è nelle cose dei nuovi processi
  produttivi, ma dettarne le regole in modo da impedire il
  sorgere di posizioni dominanti incompatibili con la democrazia
  e con l'esigenza di uno sviluppo nuovo.
     E in ogni caso è proprio su questo terreno che si misura
  anche una indispensabile anomalia del pubblico.  Se del resto
  si guardasse un po' meno dell'Inghilterra e un po' di più
  all'insieme dell'Europa si scoprirebbe per esempio che in
  Germania proprio una esperienza del genere è in corso tra
  gestore pubblico delle telecomunicazioni e gestore pubblico
  della comunicazione televisiva.
  3.  La finalità sociale come realizzazione del diritto a
  comunicare.
     Nelle possibilità di accedere o meno al nuovo sistema
  comunicativo si racchiude, all'interno delle singole società e
  nel rapporto tra Paesi e aree del mondo, l'alternativa tra il
  realizzarsi di nuove e profonde diseguaglianze e ingiustizie o
  il concretizzarsi di un salto democratico che si spinga ben
  oltre il pur decisivo campo della comunicazione.
     In questo senso la comunicazione si configura come un
  nuovo diritto da tutelare e promuovere.
     Assumere questo dato vuol dire porre una finalità sociale
  e generale da perseguire con lo sviluppo dei nuovi mezzi
  comunicativi che non è garantita dalla tendenza naturale del
  mercato.  Tale tendenza va infatti nella direzione esattamente
  opposta.  Ed è questo un nodo che non può essere eluso pena
  nuove e pesanti conseguenze negative.
     Si ripropone quindi con grande forza e urgenza il ruolo di
  un pubblico riformato:
         a)  non ridotto alla funzione regolatrice ma
  interno allo sviluppo dei processi comunicativi;
         b)  non ridotto alla proprietà statale ma con un
  ruolo attivo di lavoratori e utenti;
         c)  non operante in un quadro di monopolio ma
  inserito in un contesto in cui il pluralismo pubblico-privato
  è un dato acquisito;
         d)  non simmetrico con il privato ma finalizzato a
  perseguire e realizzare universalmente la conoscenza e
  l'accesso alla nuova dimensione comunicativa, ampliando l'area
  sottratta alle logiche di mercato e promuovendo al tempo
  stesso l'autonomia nazionale;
         e)  non limitato alla dimensione nazionale ma
  capace di promuovere una dimensione del "pubblico" a livello
  europeo.
     In tale quadro si presentano come indifferibili alcune
  scelte.
     I. -  Un Piano nazionale per le telecomunicazioni
  multimediali,  che orienti e indirizzi lo sviluppo dei
  processi comunicativi, incentivando l'innovazione e le
  finalità sociali per gli operatori privati e vincolando a tali
  obiettivi i soggetti pubblici i cui
 
                               Pag. 4
 
  gruppi dirigenti si
  muovono oggi nella più totale assenza di indirizzi e quindi in
  totale autonomia.  Un Piano, la cui deliberazione è da affidare
  al Parlamento e la cui attuazione è da assegnare al Governo,
  che sia tale da rappresentare anche lo strumento di una
  avanzata politica industriale per il Paese.  Il Parlamento
  dovrebbe definire in tempi rapidi il "piano industriale della
  ICT" per il 2000 che dia le coordinate (in coerenza con le
  scelte industriali e infrastrutturali definite dall'Unione
  europea) il ruolo e le prospettive alle imprese del settore e,
  in particolare, ai grandi gruppi quali OLIVETTI, FINSIEL,
  ITATEL, PIRELLI, ALENIA.
     II. -  Una Autorità per le garanzie nelle comunicazioni
  multimediali,  che assolva a precise funzioni di controllo e
  attuazione delle normative  antitrust  e sovrintenda
  all'insieme dei processi e dei protagonisti della
  comunicazione, con penetranti poteri di intervento e in
  autonomia dall'esecutivo.
     III. -  La garanzia pubblica sulle reti, sui servizi,
  sui contenuti.  Proprio l'accelerazione prospettata negli
  ultimi tempi dei processi di liberalizzazione anticipando
  anche la stessa scadenza definita dall'Unione europea per il
  1998, dovrebbe pur imporre una riconsiderazione sulle ipotesi
  di privatizzazione di STET e RAI che hanno pesantemente
  dominato il dibattito.  E', per esempio, proprio nell'ottica
  della stessa liberalizzazione delle reti che non si comprende
  perché il nostro Paese dovrebbe rinunciare ad una garanzia
  pubblica su almeno una rete o secondo quale principio un
  azionista privato di riferimento della STET dovrebbe poter
  garantire di più e meglio un interesse generale per una rete
  che ha da essere aperta a tutti a parità di condizioni: non si
  comprende, cioè, perché una multinazionale della comunicazione
  dovrebbe possedere la chiave di accesso alla rete del nostro
  Paese e come questo possa configurare un grado di maggiore
  libertà e autonomia per l'Italia.
     In definitiva, proprio assumendo pienamente il terreno
  della liberalizzazione e cioè della effettiva pluralità dei
  soggetti, si supera anche, ove mai abbia avuto un fondamento,
  l'esigenza della privatizzazione universale che, è sempre bene
  ribadirlo, al di fuori di ogni riserva pubblica e date le
  dimensioni dei protagonisti del settore, vorrebbe dire la
  realizzazione non di un "capitalismo popolare" (di cui non si
  vede traccia in nessun Paese...), ma una ulteriore enorme
  concentrazione di potere e di ricchezza in poche mani.  Ad ogni
  modo, risulta per noi vincolata l'eventuale anticipazione
  della liberalizzazione delle reti alla contestuale
  realizzazione del piano nazionale, della Autorità, dei vincoli
  antitrust  in un quadro di reciprocità all'interno
  dell'Unione europea.
     IV. -  I lavoratori e gli utenti in STET e RAI.
  Opporsi alla privatizzazione della STET non vuol dire
  naturalmente non cogliere l'esigenza di riforma, bensì
  l'opposto.  Un primo elemento di riforma, esterno alle aziende
  pubbliche, è rappresentato proprio dal Piano nazionale che va
  ad indicare le coordinate di riferimento, vincolanti per i
  protagonisti pubblici.
     Ma una innovazione deve procedere anche dal punto di vista
  della composizione societaria delle aziende pubbliche della
  comunicazione.
     Stabilito che non possono avere accesso alle quote
  azionarie altri soggetti privati della comunicazione né gli
  istituti di credito e finanziari che sempre più sono
  direttamente coinvolti dalle pesanti esposizioni finanziarie
  delle imprese della comunicazione (e questa è la vera
  privatizzazione da bloccare), e stabilito che una quota
  significativa ma minoritaria di risparmio privato può aver
  accesso al capitale sociale, la quota maggioritaria delle
  azioni in mano pubblica può essere riarticolata su tre
  livelli:
         a)  proprietà pubblica diretta;
         b)  intervento dei Fondi pensione laddove la
  rappresentanza degli stessi resti nelle mani dei proprietari,
  e cioè dei lavoratori;
         c)  intervento diretto dei lavoratori delle aziende
  pubbliche.
 
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     V. -  Entro il 2000 cablare l'Italia.  La rete pubblica,
  le reti private, le reti sociali.  La condizione prima
  affinché l'Italia possa compiere il salto necessario è che si
  recuperi il ritardo nel cablaggio del Paese, nel costruire
  cioè la condizione di base per portare in tutte le case le
  possibilità legate alla multimedialità: centinaia di canali,
  servizi avanzati...
     Da questo punto di vista noi muoviamo la critica opposta a
  quella dominante nei confronti della STET: il cablaggio
  interviene in ritardo ed è ancora limitato alle grandi aree
  urbane escludendo la gran parte del territorio nazionale e
  della popolazione.
     E' questo il limite che va superato garantendo la
  universalità dei servizi e ritrovando in questo una specifica
  missione del pubblico.  Nell'ambito delle garanzie particolare
  attenzione prestiamo con la presente proposta di legge ai temi
  della garanzia di accesso e di riservatezza delle reti e dei
  dati personali.
     Parte di un equilibrato e completo sistema di reti di
  comunicazione è la presenza italiana nella trasmissione
  satellitare che può sviluppare anche un livello di
  integrazione con il cavo.  Particolare importanza assume da
  questo punto di vista la conferma e il potenziamento della
  presenza italiana nel consorzio Eutelsat e l'avvio della
  progettazione e realizzazione di un sistema satellitare
  italiano.
     VI. -  I contenuti e i protagonisti della
  multimedialita.  Non vi può essere sviluppo della
  multimedialità né qualificazione dei livelli informativi e
  comunicativi se il processo di allestimento della rete non è
  accompagnato, con le stesse scansioni temporali, da uno
  straordinario sforzo di creatività e di produzione culturale e
  informativa.
     Per sviluppare un sistema multimediale e comunicativo
  strutturato secondo un pluralismo forte e capace nel suo
  insieme di realizzare un punto di forza per l'autonomia
  nazionale, la dimensione locale della produzione comunicativa,
  parallela alle reti liberalizzate, può essere una scelta ma
  non un obbligo.  E' infatti di fondamentale importanza che
  insieme alla dimensione locale si accresca una dimensione di
  impresa di livello nazionale anche per gli operatori privati
  che, affiancandosi a quella pubblica, rafforzi il sistema nel
  suo insieme.  Ma, appunto, anche da questo punto di vista si
  impone un discorso sul ruolo e sulla funzione del pubblico.
     Il compito specifico del servizio pubblico può essere
  individuato in alcuni obiettivi precisi:
         a)  garantire a tutti i cittadini e al Paese
  l'accesso a tutte le fonti informative, realizzando un livello
  effettivo di pluralismo;
         b)  sviluppare un'area informativa e comunicativa
  sottratta alle logiche mercantili e che valorizzi nel contesto
  internazionale il patrimonio culturale, le identità, le
  risorse del nostro Paese;
         c)  garantire un livello di capacità produttiva
  informativa e comunicativa tale da poter confrontarsi con
  tutti gli altri operatori pubblici e privati su scala
  internazionale;
         d)  realizzare, anche in concorso con altre
  istituzioni pubbliche culturali e formative, un livello
  universale di servizi informativi e comunicativi;
         e)  garantire una forte presenza pubblica sul
  terreno della multimedialità;
         f)  sostenere e potenziare il ruolo e lo spazio
  della produzione audiovisiva indipendente.
     Un polo pubblico per la multimedialità che veda la
  partecipazione degli operatori pubblici delle
  telecomunicazioni e della concessionaria del servizio pubblico
  radiotelevisivo rappresenta lo strumento per il sostegno di
  una politica specifica in questa direzione.
     Allo stesso modo indichiamo una politica di sostegno allo
  sviluppo della multimedialità attraverso i poli multimediali
  territoriali.
 
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  4.  L'autonomia nazionale per il pluralismo nel sistema
  mondo.
     L'obiettivo da perseguire con una riforma organica è
  quello di delineare un sistema comunicativo italiano che per
  la sua forza, per la sua capacità di innovazione, per il
  pluralismo interno sia capace di realizzare una integrazione
  attiva nella dimensione sovranazionale, valorizzando gli
  elementi di identità e autonomia nazionale.
     Questo è infatti il cuore dello scontro aperto su scala
  internazionale: a chi il controllo, la gestione, la
  veicolazione con l'informazione di potenti elementi
  costitutivi di senso comune?  La riforma è urgente proprio per
  questo.  Al di fuori di essa, infatti, nella guerra tra i
  giganti della comunicazione aperta a livello globale, i
  pericoli di una ulteriore mercificazione della dimensione
  umana e di un salto negativo nella dipendenza del nostro Paese
  sono estremamente concreti e ravvicinati.  In definitiva il
  rischio è che il nostro Paese diventi ancor di più mercato di
  consumo per informazione e comunicazione prodotte da altri.
     La riforma, se sarà capace di delineare un assetto a
  pluralismo forte, potrà invece rappresentare una spinta anche
  ad uno sviluppo nuovo e alla crescita dell'autonomia del
  Paese.  E' anche per questo che lo scontro è acuto.
  Tradizionale e ricorrente è infatti la scelta prevalente delle
  classi dominanti di ritagliare per il nostro Paese e per i
  propri interessi uno spazio di dipendenza e di subalternità,
  ma questa scelta, riproponendosi oggi, avrebbe conseguenze
  ancor più pesantemente negative sul piano sociale e
  democratico.
     Il terreno della riforma può essere invece costitutivo di
  un ruolo diverso per il nostro Paese, nella dimensione europea
  e nel rapporto tra nord e sud del mondo che attraversa il
  Mediterraneo.
     Soprattutto è fondamentale che la sinistra questa
  battaglia decida di farla fino in fondo, facendo emergere
  problemi e obiettivi che non possono non coinvolgere anche un
  arco più ampio di forze democratiche, politiche e sociali, a
  cominciare dai lavoratori e dal movimento sindacale.
  5.  La nostra proposta di riforma punto per punto.
     All'articolo 1 della nostra proposta di legge sono
  definiti i princìpi generali, ed in particolare, si stabilisce
  il diritto alla comunicazione che nel campo dei servizi
  telematici si traduce nel diritto alla connettività di base.
  Pluralismo, pari opportunità per l'espressione delle diverse
  opinioni politiche, sociali, culturali e religiose, promozione
  della produzione audiovisiva italiana ed europea, un adeguato
  ruolo del nostro Paese nell'ambito della comunicazione
  multimediale: sono i criteri ispiratori del nostro progetto di
  legge.
     L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni
  multimediali e i comitati regionali corrispondenti rilasciano
  le concessioni e le autorizzazioni, sentito il parere del
  Ministro delle poste e delle telecomunicazioni e degli enti
  territoriali competenti.
     La liberalizzazione delle concessioni per le installazioni
  di reti - stabilisce l'articolo 2 - decorre dal 1^ gennaio
  1997, qualora alla stessa data siano stati adottati il Piano
  nazionale delle telecomunicazioni, il regolamento quadro,
  nonché siano garantite condizioni di reciprocità tra i Paesi
  aderenti all'Unione europea tenuti dalle direttive CEE, a
  liberalizzare solo dal 1^ gennaio 1998.
     L'Autorità stabilirà il numero di concessioni in ambito
  nazionale.  La stessa Autorità rilascerà le autorizzazioni per
  le emittenti radiotelevisive via satellite, il cui segnale è
  originato dal territorio nazionale.
     Le concessioni per l'installazione di reti e di impianti
  hanno durata non superiore a venti anni e sono rinnovabili.
  L'articolo 3 detta anche le norme per i canoni di concessione.
  Per favorire l'installazione e l'esercizio delle reti in
  ambito locale è escluso dall'imposizione del reddito di
  impresa il 50 per cento del volume degli investimenti
  realizzati.
     L'articolo 4 definisce le caratteristiche generali dei
  titolari delle concessioni che dovranno essere società di
 
                               Pag. 7
 
  capitali costituite in uno degli Stati membri dell'Unione
  europea o in Stati dove esistano norme che prevedano
  condizioni di reciprocità.  In ogni caso si pone un tetto alla
  presenza di capitale extra-comunitario.
     La gestione di infrastrutture per le tele-comunicazioni è,
  viceversa, sottoposta ad autorizzazione.  L'articolo 5
  stabilisce, altresì che per il titolare di concessione per
  l'installazione di infrastrutture per le telecomunicazioni
  tale autorizzazione non sia necessaria.  Le autorizzazioni
  hanno durata non superiore a dieci anni, sono rinnovabili e
  sono concesse previo pagamento di una tassa.
     L'articolo 6 regolamenta il divieto di posizioni
  dominanti.  Nessun soggetto potrà controllare più di una
  società titolare di concessione o di una autorizzazione in
  ambito nazionale.  Altri vincoli sono previsti per gli
  operatori in ambito locale.
     Per controllare effettivamente l'insorgere di posizioni
  dominanti si prevede, con l'articolo 7, l'istituzione del
  registro nazionale per gli operatori delle
  telecomunicazioni.
     Un apposito capo è dedicato al servizio pubblico
  universale: gli articoli 8, 9 e 10 ne delineano le
  caratteristiche.  Esso deve garantire l'universalità e
  l'effettività del diritto alla connettività di base.
     Il servizio pubblico, oltre a garantire con il cablaggio
  ed i servizi telematici di base la copertura di tutto il
  territorio nazionale, dovrà valorizzare la produzione
  audiovisiva nazionale ed europea nonché le risorse ed i centri
  di produzione locali.
     I servizi di base non sono solo riferiti alla telefonia
  vocale ma altresì a servizi minimi informatici, culturali,
  formativi e di intrattenimento che l'Autorità dovrà stabilire
  ed il cui elenco dovrà essere aggiornato sulla base del
  progresso tecnologico e dell'evoluzione del mercato.
     Si prevede - con l'articolo 9 - l'istituzione di un fondo
  per il finanziamento del servizio universale, alimentato dai
  canoni per le concessioni, dalle tasse per le autorizzazioni,
  da una parte dei corrispettivi di accesso e di
  interconnessione alla rete pubblica.
     Una parte delle somme relative ai canoni è poi destinata
  alle regioni, in particolare per favorire lo sviluppo di poli
  multimediali territoriali.
     Il concessionario del servizio universale deve essere una
  società per azioni di cui il controllo sia pubblico e con la
  partecipazione sia dell'attuale concessionario del servizio
  pubblico di telefonia vocale che della RAI.  Una quota di
  azioni può essere offerta al personale dipendente dell'azienda
  ed ai fondi pensione.
     Anche il concessionario del servizio pubblico di telefonia
  vocale deve essere una società con la stessa composizione
  azionaria, con l'esclusione della partecipazione RAI.
     Uno degli snodi fondamentali della nostra proposta di
  legge è rappresentato dalla previsione di un Piano nazionale
  delle telecomunicazioni come elemento di programmazione del
  settore e strumento concreto per collocare tutto il nostro
  sistema-Paese nell'era multimediale, dando all'Italia un ruolo
  internazionale trainante e sviluppando la cooperazione
  nell'ambito europeo e con Paesi che si affacciano sul mare
  Mediterraneo.
     L'articolo 11 indica i criteri ed i princìpi ispiratori di
  tale Piano, tra i quali ci preme sottolineare il sostegno alla
  ricerca, l'informatizzazione delle pubbliche amministrazioni,
  il programma di alfabetizzazione informatica, le misure di
  incentivazione delle telecomunicazioni e dell'utenza
  multimediale soprattutto nelle aree depresse.  Il Piano dovrà
  prevedere un progetto per la creazione di un polo pubblico
  multimediale in grado di competere, con le opportune alleanze,
  anche su scala mondiale.  Questo è forse l'aspetto più
  qualificante della nostra proposta di legge.
     La legge finanziaria, precisa l'articolo 12, dovrà
  stabilire per ogni triennio adeguati stanziamenti per la
  realizzazione degli obiettivi del Piano.
     Misure di sostegno alla costituzione di poli multimediali
  nelle aree depresse del nostro Paese sono previste
  all'articolo 13.
     Con il capo V e gli articoli 14, 15, 16, 17, 18, 19 e 20
  abbiamo voluto inserire il tema, per noi essenziale, dei
  diritti dei cittadini
 
                               Pag. 8
 
  alla riservatezza, all'accesso ed
  all'intervento sui propri dati personali nonché alcuni criteri
  per la comunicazione dei dati riguardanti singoli cittadini da
  parte di enti pubblici.
     Riteniamo utili alcune norme volte a stabilire le
  responsabilità civili e penali relativamente alla gestione e
  all'utilizzo di un sistema telematico, onde garantire gestori
  ed utenti anche di fronte a recenti esperienze di centinaia di
  sequestri e perquisizioni da parte della magistratura e delle
  Forze di polizia, con conseguenti gravi danni in particolare a
  piccole imprese, professionisti ed associazioni di
  volontariato.
     L'articolo 20 definisce i doveri degli operatori delle
  telecomunicazioni ed, in particolare, l'obbligo ad accettare
  l'accesso alle infrastrutture da parte di soggetti che
  vogliono offrire servizi di telecomunicazione, incluse le
  richieste per la diffusione di programmi televisivi trasmessi
  via etere o via satellite.
     L'articolo 21 è dedicato all'Autorità per le garanzie
  nelle comunicazioni multimediali, l'altro perno, insieme al
  Piano nazionale delle telecomunicazioni, della nostra proposta
  di assetto del settore.
     L'Autorità dovrà assorbire i poteri del Garante per la
  radiodiffusione e l'editoria e della Commissione parlamentare
  per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi
  radiotelevisivi.
     L'articolo definisce le modalità per la nomina
  parlamentare dei commissari, i poteri ed il fuzionamento
  dell'Autorità stessa.
     Rilascio delle concessioni e delle autorizzazioni,
  regolamenti, disciplina della pubblicità, definizione delle
  tariffe massime, relazione al Parlamento, fanno dell'Autorità
  il centro regolatore dell'intero sistema delle comunicazioni
  multimediali, mentre il Ministero delle poste e delle
  telecomunicazioni, unitamente alle altre amministrazioni
  coinvolte, oltre a fornire all'Autorità pareri ed assistenza,
  diventa il motore politico ed amministrativo dello sviluppo
  del sistema della multimedialità nel nostro Paese.
     Nell'esercizio delle proprie funzioni l'Autorità si avvale
  di comitati regionali istituiti da apposite leggi regionali e
  costituiti da membri eletti in prevalenza dagli enti
  territoriali.
     Sono poi previste norme transitorie nel passaggio dal
  regime di esclusione a quello di concorrenza (articolo 22);
  sanzioni fino alla revoca, nei casi più gravi, della
  concessione o dell'autorizzazione (articolo 23); nonché
  l'abrogazione di norme in contrasto o superate
  dall'approvazione della nostra proposta di legge.
 
DATA=960509 FASCID=DDL13-211 TIPOSTA=DDL LEGISL=13 NCOMM= SEDE=PR NSTA=0211 TOTPAG=0035 TOTDOC=0034 NDOC=0002 TIPDOC=L DOCTIT=0000 COMM= FRL PAGINIZ=0001 RIGINIZ=009 PAGFIN=0008 RIGFIN=049 UPAG=NO PAGEIN=1 PAGEFIN=8 SORTRES= SORTDDL=021100 00 FASCIDC=13DDL0211 SORTNAV=0021100 000 00000 ZZDDLC211 NDOC0002 TIPDOCL DOCTIT0002 NDOC0002



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