| Onorevoli Colleghi! - Con questa proposta di legge
intendiamo cercare di soddisfare l'esigenza di migliaia e
migliaia di famiglie che vivono in regioni del nostro Paese,
nelle quali vi è una totale assenza di asili-nido e che non
possono usufruire di alcun servizio pubblico per i loro figli
che ancora non abbiano compiuto il terzo anno di età.
fFormuliamo l'ipotesi, circoscritta alle zone dove non opera
il servizio asili-nido o dove esso è del tutto insufficiente,
di consentire alle direzioni didattiche delle scuole materne,
sentito il parere del personale docente e assistente,
l'iscrizione e l'accettazione dei bambini e delle bambine che
abbiano compiuto il secondo anno d'età.
Non pensiamo che l'esercizio di tale facoltà possa avere
conseguenze negative sulla qualità della scuola materna.
Ricordiamo, infatti, che le ricerche più recenti in campo
socio-psico-pedagogico, al di là delle situazioni individuali
di svantaggio socio-culturale o di handicap
psico-intellettivo, tendono ad accreditare un certo anticipo
sul piano della maturazione neuro-biologica dei bambini.
Rendendoci conto della delicatezza della questione, non
scegliamo la formula impositiva per l'anticipazione a due
anni, ma prevediamo la facoltà per le direzioni didattiche
delle scuole materne di potersi avvalere della possibilità di
anticipare l'iscrizione di un anno.
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L'esigenza di un organico riordino della scuola
dell'infanzia, come primo segmento formativo scolastico di
base è, comunque, ormai generalmente avvertita. Siamo, anche,
in attesa che venga approvata e realizzata una normativa di
regolamentazione degli asili-nido, che preveda nuovi fondi per
la loro istituzione e affidi loro una nuova fisionomia. Tali
servizi non vanno più considerati servizi pubblici a domanda
individuale di tipo assistenziale, ma servizi educativi e
sociali di interesse pubblico che accolgono bambini in età tra
i tre mesi ed i tre anni. Per la realizzazione di questo
duplice scopo, sono state presentate nella scorsa legislatura
significative proposte di legge da parte del gruppo
progressisti-federativo, a cui facciamo riferimento. Serve,
tuttavia, una soluzione transitoria che consenta e non imponga
alle direzioni didattiche delle scuole materne statali che
operano nelle zone in cui gli asili-nido non esistono o sono
del tutto insufficienti, di potersi avvalere della possibilità
di anticipare di un anno l'iscrizione e l'accettazione delle
bambine e dei bambini.
I dati in nostro possesso dimostrano che la legge
istitutiva degli asili-nido è stata applicata in parte e solo
in poche realtà regionali. Dai dati del Ministero della sanità
relativi all'anno 1987 risultava che, con le leggi 6 dicembre
1971, n. 1044, e 29 novembre 1977, n. 891, sono stati
costruiti solo 1.417 asili-nido, cui vanno aggiunti 632
asili-nido già appartenenti all'Opera nazionale maternità
infanzia (ONMI) e comunali preesistenti, per un totale di
2.049 asili-nido. I nuovi nidi accolgono 65.939 bambini,
quelli preesistenti 39.784, per un totale di 105.723
bambini.
Secondo i dati ISTAT per il 1991, i nidi sono 2.033 per un
totale di 96.500 posti. Sono questi gli unici dati ufficiali
disponibili e presentano, come si vede, alcune discordanze.
Comunque, siamo ben lontani dai 3.800 nidi previsti dal
piano pluriennale di cui alla legge n. 1044 del 1971.
Nel nostro paese solo il 5 per cento dei bambini da tre
mesi a tre anni di età fruisce dell'asili-nido. Ovviamente si
tratta di una media nazionale, con intere regioni dove questi
servizi sono del tutto assenti e altre in cui si raggiungono
percentuali del 30 per cento di bambini al nido. Solamente
l'Emilia-Romagna, la Toscana, la Lombardia ed il Lazio sono
regioni dove gli asili-nido rappresentano una realtà
diffusa.
La nostra proposta di legge, in attesa dell'approvazione e
della realizzazione delle leggi per lo sviluppo e la
qualificazione degli asili-nido e per lo sviluppo della scuola
dell'infanzia, si pone l'obiettivo di sanare, in via
transitoria ma da avviare subito, una situazione insostenibile
per un paese civile.
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