| Onorevoli Colleghi! - Con la presente proposta di legge si
intende istituire presso la Presidenza del Consiglio dei
ministri un Fondo per i centri di sostegno a favore delle
vittime di maltrattamenti e di violenza sessuale, al fine di
sostenere e sviluppare, quando non istituire, sul territorio
una rete di servizi che si ponga come punto di riferimento per
donne e minori vittime di violenza.
La violenza sessuale è un crimine contro la persona tra i
più odiosi, se non il più odioso in assoluto, per il suo
carattere di totale negazione dell'identità della donna, del
riconoscimento della sua complessità di corpo e di pensiero,
come soggetto autonomo. Ne nega la libera scelta, la dignità,
a volte anche la vita. E', al contempo, anche uno dei reati
più sminuiti nella mentalità "maschile" dominante, sia dal
punto di vista degli interventi preventivi, culturali, ma non
solo, sia dal punto di vista dell'assistenza alle vittime di
violenza.
La violenza sessuale costituisce una inaccettabile e
vigliacca sopraffazione dell'uomo sulla donna le cui radici
sono implicite nella formazione culturale che oggi la società
propone e nella mancanza di educazione sessuale nei giovani,
con il riproponimento di schemi di discriminazione sessuale da
parte dei mass-media nei cliché. Esso, inoltre,
stenta ad essere riconosciuto come tale, in particolare quando
avviene in famiglia, dove diventa sempre più drammatico il
coinvolgimento di minori in abusi sessuali.
E' necessario ed urgente attivare strumenti che portino a
conoscenza della società il fenomeno, in tutti i suoi aspetti,
per prevenirlo e combatterlo.
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La società organizzata deve intervenire a favore della
vittime di violenza, deve segnare nei comportamenti, (a volte
anche nelle norme) la sua solidarietà, concretizzarla.
Una donna, od un minore, vittima di stupro o di violenza,
è un soggetto che si trova in una particolare condizione
psicologica; la violenza è rottura della comunicazione.
L'assistenza alle vittime di tali atti deve essere un
impegno che lo Stato assume, indicando in tal modo di
riconoscere il servizio come essenziale in una democrazia. E
però molto importante che questo sia fatto seguendo criteri
che partano dalle donne.
E' necessaria la presenza di luoghi fisici, oltre che
simbolici e politici, che riconoscano ed affermino
l'inviolabilità del corpo femminile. Luoghi che si pongano non
come momento di tregua, o che non forniscano esclusivamente
soluzioni assistenziali, ma che aiutino le donne a costruire
un percorso di autonomia, di libertà, di forza. Un momento in
cui scoprire e valorizzare le risorse esistenti: le proprie e
quelle istituzionali.
Da molti anni, ma in ritardo rispetto ad altri Paesi
europei, in varie città d'Italia, si sono costituiti centri di
assistenza che lavorano intorno ad un progetto di intervento
sulla violenza alle donne. La loro esperienza è maturata sul
territorio, a stretto contatto con la drammaticità del vissuto
delle donne vittime di violenza, la loro competenza è
riconosciuta dalle donne stesse che si rivolgono a tali
centri. Alcune strutture lavorano nell'ambito della consulenza
e dell'assistenza, altre hanno organizzato anche centri di
accoglienza ed ospitalità.
La maggior parte delle strutture esistenti lavora con un
nucleo salariato e con un folto gruppo di volontarie:
avvocate, psicologhe, operatrici varie. Molto spesso i centri
organizzano anche la formazione di queste volontarie, in
quanto, la delicatezza dell'intervento richiede una
preparazione specifica. La formazione non si conclude una
volta per tutte ma continua in modo permanente. Il lavoro
volontario è fondamentale per la motivazione che spinge queste
donne a lavorare sulla violenza: una struttura pubblica,
gestita come un ambulatorio da salariate e salariati
comporterebbe problemi di vario genere: il primo, in assoluto,
quello che non potrebbero lavorarvi soltanto donne, mentre nei
centri di accoglienza il rapporto diretto con le utenti che ad
essi si rivolgono è gestito direttamente e solamente da donne;
il secondo, non meno importante, è che la motivazione rende la
risposta tempestiva, la disponibilità estremamente ampia.
Le attività dei centri consistono, di solito, in colloqui
ed incontri in orari scelti dalle donne stesse, quindi anche
in giorni festivi (quando i servizi pubblici sono chiusi),
consulenze legali, penali e civili gratuite, accompagnamento
ed affiancamento nel ricorso ai servizi, collaborazione con le
Forze dell'ordine, collaborazione con le istituzioni ed i
servizi sociali territoriali, consulenza e sostegno
psicologico, nel caso siano anche centri di accoglienza ed
ospitalità, attività culturali.
L'esperienza dei centri è che fulcro del loro intervento è
l'uscita dall'isolamento per le donne che subiscono violenza;
il superamento della sensazione di essere le sole a subire ed
a soffrire, e rendere normale e comune il principio della
lotta alla violenza, anche con donne che non l'hanno
direttamente subita. E' necessario aiutare le donne ad uscire
da anni di colpevolizzazione e svalorizzazione, metterle a
conoscenza dei diritti che vengono loro spesso negati; è
importante l'intervento teso alla valorizzazione delle
capacità e delle potenzialità di ciascuna.
L'uscita dall'isolamento passa per la cultura e
l'esperienza della fiducia, della solidarietà, dell'ascolto e
della valorizzazione.
La presente proposta di legge vuole stabilire disposizioni
minime per lasciare alle regioni ed alle province autonome di
Trento e di Bolzano la massima libertà di legiferare in
stretto contatto con la specifica situazione locale.
Le norme di finanziamento garantiscono il mantenimento dei
centri ed, attraverso convenzioni, la gestione associativa ed
autonoma da parte delle donne.
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