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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XIII Legislatura

Documento


5109
DDL0265-0002
Progetto di legge Camera n. 265 - testo presentato - (DDL13-265)
(suddiviso in 8 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C265. TESTIPDL
...C265.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC265 ZZ13 ZZRL ZZPR
     Onorevoli Colleghi! - Con la presente proposta di legge si
  intende istituire presso la Presidenza del Consiglio dei
  ministri un Fondo per i centri di sostegno a favore delle
  vittime di maltrattamenti e di violenza sessuale, al fine di
  sostenere e sviluppare, quando non istituire, sul territorio
  una rete di servizi che si ponga come punto di riferimento per
  donne e minori vittime di violenza.
     La violenza sessuale è un crimine contro la persona tra i
  più odiosi, se non il più odioso in assoluto, per il suo
  carattere di totale negazione dell'identità della donna, del
  riconoscimento della sua complessità di corpo e di pensiero,
  come soggetto autonomo.  Ne nega la libera scelta, la dignità,
  a volte anche la vita.  E', al contempo, anche uno dei reati
  più sminuiti nella mentalità "maschile" dominante, sia dal
  punto di vista degli interventi preventivi, culturali, ma non
  solo, sia dal punto di vista dell'assistenza alle vittime di
  violenza.
     La violenza sessuale costituisce una inaccettabile e
  vigliacca sopraffazione dell'uomo sulla donna le cui radici
  sono implicite nella formazione culturale che oggi la società
  propone e nella mancanza di educazione sessuale nei giovani,
  con il riproponimento di schemi di discriminazione sessuale da
  parte dei  mass-media  nei  cliché.  Esso, inoltre,
  stenta ad essere riconosciuto come tale, in particolare quando
  avviene in famiglia, dove diventa sempre più drammatico il
  coinvolgimento di minori in abusi sessuali.
     E' necessario ed urgente attivare strumenti che portino a
  conoscenza della società il fenomeno, in tutti i suoi aspetti,
  per prevenirlo e combatterlo.
 
                               Pag. 2
 
     La società organizzata deve intervenire a favore della
  vittime di violenza, deve segnare nei comportamenti, (a volte
  anche nelle norme) la sua solidarietà, concretizzarla.
     Una donna, od un minore, vittima di stupro o di violenza,
  è un soggetto che si trova in una particolare condizione
  psicologica; la violenza è rottura della comunicazione.
     L'assistenza alle vittime di tali atti deve essere un
  impegno che lo Stato assume, indicando in tal modo di
  riconoscere il servizio come essenziale in una democrazia.  E
  però molto importante che questo sia fatto seguendo criteri
  che partano dalle donne.
     E' necessaria la presenza di luoghi fisici, oltre che
  simbolici e politici, che riconoscano ed affermino
  l'inviolabilità del corpo femminile.  Luoghi che si pongano non
  come momento di tregua, o che non forniscano esclusivamente
  soluzioni assistenziali, ma che aiutino le donne a costruire
  un percorso di autonomia, di libertà, di forza.  Un momento in
  cui scoprire e valorizzare le risorse esistenti: le proprie e
  quelle istituzionali.
     Da molti anni, ma in ritardo rispetto ad altri Paesi
  europei, in varie città d'Italia, si sono costituiti centri di
  assistenza che lavorano intorno ad un progetto di intervento
  sulla violenza alle donne.  La loro esperienza è maturata sul
  territorio, a stretto contatto con la drammaticità del vissuto
  delle donne vittime di violenza, la loro competenza è
  riconosciuta dalle donne stesse che si rivolgono a tali
  centri.  Alcune strutture lavorano nell'ambito della consulenza
  e dell'assistenza, altre hanno organizzato anche centri di
  accoglienza ed ospitalità.
     La maggior parte delle strutture esistenti lavora con un
  nucleo salariato e con un folto gruppo di volontarie:
  avvocate, psicologhe, operatrici varie.  Molto spesso i centri
  organizzano anche la formazione di queste volontarie, in
  quanto, la delicatezza dell'intervento richiede una
  preparazione specifica.  La formazione non si conclude una
  volta per tutte ma continua in modo permanente.  Il lavoro
  volontario è fondamentale per la motivazione che spinge queste
  donne a lavorare sulla violenza: una struttura pubblica,
  gestita come un ambulatorio da salariate e salariati
  comporterebbe problemi di vario genere: il primo, in assoluto,
  quello che non potrebbero lavorarvi soltanto donne, mentre nei
  centri di accoglienza il rapporto diretto con le utenti che ad
  essi si rivolgono è gestito direttamente e solamente da donne;
  il secondo, non meno importante, è che la motivazione rende la
  risposta tempestiva, la disponibilità estremamente ampia.
     Le attività dei centri consistono, di solito, in colloqui
  ed incontri in orari scelti dalle donne stesse, quindi anche
  in giorni festivi (quando i servizi pubblici sono chiusi),
  consulenze legali, penali e civili gratuite, accompagnamento
  ed affiancamento nel ricorso ai servizi, collaborazione con le
  Forze dell'ordine, collaborazione con le istituzioni ed i
  servizi sociali territoriali, consulenza e sostegno
  psicologico, nel caso siano anche centri di accoglienza ed
  ospitalità, attività culturali.
     L'esperienza dei centri è che fulcro del loro intervento è
  l'uscita dall'isolamento per le donne che subiscono violenza;
  il superamento della sensazione di essere le sole a subire ed
  a soffrire, e rendere normale e comune il principio della
  lotta alla violenza, anche con donne che non l'hanno
  direttamente subita.  E' necessario aiutare le donne ad uscire
  da anni di colpevolizzazione e svalorizzazione, metterle a
  conoscenza dei diritti che vengono loro spesso negati; è
  importante l'intervento teso alla valorizzazione delle
  capacità e delle potenzialità di ciascuna.
     L'uscita dall'isolamento passa per la cultura e
  l'esperienza della fiducia, della solidarietà, dell'ascolto e
  della valorizzazione.
     La presente proposta di legge vuole stabilire disposizioni
  minime per lasciare alle regioni ed alle province autonome di
  Trento e di Bolzano la massima libertà di legiferare in
  stretto contatto con la specifica situazione locale.
     Le norme di finanziamento garantiscono il mantenimento dei
  centri ed, attraverso convenzioni, la gestione associativa ed
  autonoma da parte delle donne.
 
DATA=960509 FASCID=DDL13-265 TIPOSTA=DDL LEGISL=13 NCOMM= SEDE=PR NSTA=0265 TOTPAG=0006 TOTDOC=0008 NDOC=0002 TIPDOC=L DOCTIT=0000 COMM= FRL PAGINIZ=0001 RIGINIZ=008 PAGFIN=0002 RIGFIN=075 UPAG=NO PAGEIN=1 PAGEFIN=2 SORTRES= SORTDDL=026500 00 FASCIDC=13DDL0265 SORTNAV=0026500 000 00000 ZZDDLC265 NDOC0002 TIPDOCL DOCTIT0002 NDOC0002



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