Banche dati professionali (ex 3270)
Testi integrali degli Atti Parlamentari della XIII Legislatura

Documento


59963
DDL4997-0002
Progetto di legge Camera n. 4997 - testo presentato - (DDL13-4997)
(suddiviso in 3 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C4997. TESTIPDL
...C4997.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC4997 ZZ13 ZZRL ZZPR
     Onorevoli Colleghi! - Nel 1949 l'allora Ministro del
  lavoro e della previdenza sociale Fanfani lanciò un programma
  straordinario per combattere la disoccupazione costruendo
  case, finanziato quasi esclusivamente con i salari dei
  lavoratori dipendenti, attraverso un "risparmio forzato".
     L'imposta dello 0,35 per cento a carico dei lavoratori è
  presentata come contributo previdenziale ma, nei fatti, manca
  la corrispondenza tra versamento e beneficio: i lavoratori
  sono molti ma i beneficiari sono pochi, e si promettono
  prestazioni che la quasi totalità dei contribuenti non potrà
  mai godere, ma con la "illusione finanziaria" di voler
  conferire un diritto costituzionale garantito in cambio di un
  ticket  di ingresso.
     Allo scadere dei quattordici anni lo Stato aveva sborsato
  di suo solo 190 miliardi di lire rispetto ai 630 prelevati dal
  monte salari ed almeno 1.260 miliardi di lire che avrebbero
  dovuto versare i datori di lavoro nello stesso periodo, per un
  totale di 2.080 miliardi di lire di allora.
     Con la legge 14 febbraio 1963, n. 60, viene "liquidato" il
  patrimonio edilizio della gestione INA-Casa e si istituisce un
  programma decennale di costruzione di alloggi per lavoratori
  denominato GESCAL (Gestione case lavoratori); rimane il
  contributo forzoso a carico dei lavoratori dipendenti secondo
  una logica inversamente distributiva: una maggiore tassazione
  del proprio salario in vista dell'acquisizione di un diritto,
  che rimane comunque aleatorio.
     I contributi saranno trattenuti dai datori di lavoro e
  versati da questi entro dieci giorni alla GESCAL, insieme con
  uno dei contributi della previdenza sociale (INPS), per
  l'assicurazione contro le malattie (INAM) e per la
 
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  corresponsione degli assegni familiari.  Il contributo doveva
  essere versato per sette anni a decorrere dal 1^ aprile 1963,
  ma viene a più riprese "prorogato" fino ai nostri giorni
  (prossima scadenza 31 dicembre 1998).
     Con la legge 19 febbraio 1974, n. 9, si "liquida" la
  GESCAL, l'ISES e l'INCIS, si sopprimono gli istituti e si
  trasferisce il loro patrimonio alle amministrazioni
  competenti, mentre i compiti di assegnazione degli alloggi già
  costruiti passano agli istituti autonomi per le case popolari
  (IACP), costituiti nel 1903 con la legge Luzzatti, con precisi
  e fondamentali riferimenti normativi al testo unico delle
  disposizioni sull'edilizia popolare ed economica, approvato
  con regio decreto 28 aprile 1938, n. 1165, ed ai decreti del
  Presidente della Repubblica n. 1035 e n. 1036 del 1972.
     Diverse leggi successive, anche quelle straordinarie a
  "favore degli sfratti", destinano sempre trattenute ai
  programmi di edilizia popolare, ma si è in presenza di
  complete ed ingiustificate "discrepanze" fra le cifre
  stanziate e le somme ricavate o ricavabili dalle stesse:
  infatti, nel "balletto" di istituzione e soppressione di enti,
  di proroghe, di leggi speciali e straordinarie, di "emergenze
  abitative", di eventi e catastrofi, di licenziamenti e cassa
  integrazione, di interventi "urgenti", si perdono le tracce
  della effettiva destinazione dei tributi GESCAL, e di altri
  tributi analoghi.
     Né il comitato per l'edilizia residenziale (CER) e nemmeno
  la Sezione autonoma della Cassa depositi e prestiti, dove i
  contributi sono versati, riescono a spiegare (o non vogliono
  "rivelare") la effettiva consistenza dei versamenti destinati
  allo scopo ed il loro "reale" utilizzo, in particolare da
  parte del Ministero del tesoro e dei Ministeri dei lavori
  pubblici, della sanità e della difesa, compreso quello del
  lavoro e della previdenza sociale: sono plausibili, e
  sarebbero da accertare in tutte le sedi, le supposizioni
  relative alle evasioni contributive di imprese, enti pubblici
  e privati, di "storni" su altri capitoli di bilancio, e
  confermerebbero così l'ipotesi di un "uso  Jolly " di un
  tributo GESCAL (Piano sanitario nazionale, buco presso la
  Cassa depositi e prestiti ad esso collegato, estinzione dei
  debiti degli enti mutualistici disciolti nei confronti dello
  Stato, ingresso dell'INPS e delle amministrazioni statali nel
  settore pubblico: tutte operazioni fatte anche a spese del
  settore abitativo pubblico e dei lavoratori senza casa).
     Risulta parimenti una evasione contributiva da parte delle
  aziende pari ad oltre 1.200 miliardi di lire all'anno, almeno
  nel periodo esaminato 1978-1987, che si traduce in un
  indiretto finanziamento delle aziende stesse a scapito dei
  lavoratori e del loro problema casa, mentre la stragrande
  maggioranza dei 12.759 miliardi di lire è stata "trattenuta"
  per finanziare proprio le aziende che evadono la trattenuta
  GESCAL.
     Lo Stato, inoltre, attraverso il "gioco" dei residui
  attivi e passivi si garantisce una massa di denaro spendibile
  su altri fronti, salvo un "generico impegno" a reimmettere
  presso la Sezione autonoma della Cassa depositi e prestiti i
  fondi "stornati" su altri capitoli di bilancio: si creano in
  questo modo dei residui "attivi" (cioè soldi non spesi per lo
  scopo, perché nemmeno stanziati, in quanto esiste un "vuoto
  legislativo" rispetto all'effettivo impegno) per riempire
  questi "vuoti" con gli storni su altre "voci", attraverso
  l'utilizzo "combinato" di articoli di legge costruiti ad
  incastro (esempio: articolo 35 della legge n. 457 del 1978 che
  prevede addirittura tre fonti di finanziamento per l'edilizia
  residenziale pubblica).
     Per scoprire il trucco bisognerebbe fare i conti e le
  verifiche non sulle previsioni di entrata e nemmeno sui soldi
  stanziati, ma sui fondi effettivamente erogati, e constatare
  come in questo modo i residui "attivi" si trasformino in
  "passivi" in quanto la Cassa depositi e prestiti non può
  erogarli a causa della lentezza di regioni, comuni ed enti
  gestori (esempio: nel decennio 1978-1987 su 23.612 miliardi di
  lire di contributi GESCAL, ben 12.759 vengono "evasi" dalle
  aziende, i rimanenti 10.853 miliardi di lire coprono gli
  impegni di spesa del bilancio statale: e ciò viene dimostrato
  dai 9.199 miliardi di lire di residui "passivi" presso la
 
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  Cassa depositi e prestiti dei quali lo Stato si guarda bene
  dall'accelerare l'uso, pur dichiarandone lo stanziamento: nei
  fatti non li eroga per il "Piano casa").
     Ecco spiegato il perché del bassissimo numero di alloggi
  popolari realizzati in Italia rispetto ad altri Paesi europei,
  rivelando un sistema "falsamente solidaristico" e vessatorio
  nella creazione di una falsa coscienza del diritto alla casa
  tuttora inesigibile, naturalmente per non mettere in
  discussione i livelli della rendita immobiliare e locativa del
  "mercato privato e speculativo".
     Nei fatti si constata che gli unici contribuenti sono i
  lavoratori dipendenti i quali sempre meno possono ottenere
  l'assegnazione di alloggi popolari o l'accesso attraverso
  questi alla prima ed unica abitazione, alla sicurezza ed alla
  stabilità della casa.
     Dalle tabelle e dalle relazioni "ufficiali" risulta in
  piena evidenza che le somme effettivamente spese per
  l'edilizia residenziale pubblica, e quelle "spendibili" (se
  non dirottate in altri capitoli e diverse voci di bilancio)
  sono stati sempre, e lo sono oggi, soltanto ed unicamente i
  contributi GESCAL ed ex-GESCAL, mentre lo Stato di suo, e dal
  suo bilancio con stanziamenti diretti, mette ben poco, mentre
  in diversi periodi ed in più occasioni ha "drenato" dai fondi
  GESCAL i miliardi "freschi" per coprire e sanare impegni
  diversi.  Infatti presso la Cassa depositi e prestiti esistono
  in particolare due capitoli " ad hoc " gestiti e riferiti,
  per la edilizia sovvenzionata (IACP, comuni, enti pubblici ed
  altri) al capitolo del Ministero del tesoro del bilancio di
  previsione, e per l'edilizia agevolata e convenzionata
  (cooperative, società e privati) al Ministero dei lavori
  pubblici, e tutti e due confluiscono nell'unica Sezione della
  Cassa depositi e prestiti.
     Anche recentemente (1992-1994) circa 6.870 miliardi di
  lire non trasferiti sui conti correnti della Cassa depositi e
  prestiti per l'edilizia residenziale pubblica, sono stati
  "tamponati" con due girofondi dalla "sovvenzionata" alla
  "agevolata" di ben 3 mila miliardi di lire e "coperti" con le
  risorse provenienti dai fondi ex-GESCAL e destinati invece
  all'edilizia sovvenzionata: cioè, ad esempio, il Ministero del
  tesoro non trasferisce i fondi iscritti a bilancio presso la
  Cassa depositi e prestiti, come si è verificato per i 1000
  miliardi di lire di finanziamento del decreto-legge n. 9 del
  1982, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 94 del
  1982, e del decreto-legge n. 12 del 1985, convertito, con
  modificazioni, dalla legge n. 118 del 1985, mentre lo stesso
  Ministero del tesoro al 18 settembre 1997 ancora non provvede
  al reintegro dei "girofondi", pari a 6.870 miliardi di lire,
  autorizzati con decreto ministeriale 29 luglio 1994, per il
  trasferimento alle regioni delle annualità 1993, 1994, 1995 e
  1996 e per i programmi straordinari CER per i quali,
  utilizzate le giacenze di cassa, risultavano scoperti dei
  fondi necessari al pagamento delle annualità slittate,
  pagamento temporaneamente fronteggiato con le risorse invece
  destinate all'edilizia sovvenzionata provenienti dai fondi
  ex-GESCAL, che, comunque, avranno termine con il 31 dicembre
  1998.
     E' opportuno, comunque, per avere un quadro completo della
  situazione di fatto e di quanto non è stato fatto nel settore
  della edilizia residenziale pubblica e nella utilizzazione dei
  cosiddetti "fondi ex-GESCAL" di cui trattasi, evidenziare i
  seguenti prospetti e schemi riassuntivi elaborati dai dati
  forniti dall'ultima relazione del Ministero dei lavori
  pubblici e del Comitato per l'edilizia residenziale:
 
                               Pag. 4
 
  PROSPETTO DEI FINANZIAMENTI DI EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA
  CON I FONDI EX-GESCAL RELATIVAMENTE AL PERIODO 1978-31
    dicembre 1997 IN ATTUAZIONE DEL "Piano Decennale Casa"
  (dati elaborati su fonte Ministero dei lavori pubblici e
                             CER)
                          (omissis).
                 (somme in miliardi di lire)
                          (omissis).
  RIPARTIZIONE ED EROGAZIONI DEI FONDI GESCAL DAL 1987 AL
                          (omissis).
 
                               Pag. 5
 
     Nell'edilizia sovvenzionata si impegnano meno fondi
  rispetto a quelli ripartiti dal CER e meno ancora se ne
  spendono rispetto a quelli erogati e impegnati presso la Cassa
  depositi e prestiti, trasformandosi in "residui attivi" subito
  ritrasformati in "residui passivi" ed impiegati e stornati in
  altre "voci" del bilancio dello Stato.
     Nell'edilizia agevolata, invece, si impegnano più fondi
  rispetto a quelli ripartiti e se ne spendono, rispetto a
  quelli erogati, ancora di più, ma sempre di meno rispetto a
  quelli "impegnati e disponibili": sta anche qui l'arcano
  dell'uso dei fondi GESCAL rispetto agli obiettivi previsti
  dalle leggi istitutive del "tributo obbligatorio"?
     Allo stato attuale circa 800 mila nuclei familiari
  risultano assegnatari di alloggi pubblici gestiti da specifici
  "enti" quali gli IACP e le aziende territoriali edilizia
  residenziale (ATER) che hanno raccolto le gestioni passate
  dell'INA-casa e della GESCAL.  Moltissime famiglie occupano,
  tra l'altro, da oltre venti, trenta e fin anche quaranta anni,
  tali alloggi di edilizia popolare  ex- INA casa,
  ex- GESCAL e IACP assegnati con regolare bando di
  concorso ed anche con l'intesa-promessa di entrarne in
  possesso stabilmente, e dopo un certo numero di anni in
  locazione, attraverso il cosiddetto "riscatto" graduale e
  l'uso corretto e costituzionale del risparmio popolare per
  permettere anche alle famiglie più deboli e cosiddette
  "popolari" l'accesso alla "prima casa".  Lo Stato però, che
  pure ha contribuito con il solo 4,5 per cento del monte GESCAL
  alla loro costruzione, si è nei fatti appropriato di un bene
  sociale degli stessi lavoratori e, con la legge 24 dicembre
  1993, n. 560, ha deciso di sana pianta, e per coprire tutta
  una serie di debiti pregressi degli enti gestori e di altri
  organi amministrativi, di mettere in vendita, a prezzi di
  mercato speculativo "privato" assolutamente inaccessibili per
  la maggior parte delle famiglie attualmente assegnatarie, le
  quali tra l'altro rischiano concretamente di perdere la loro
  abitazione a favore di banche, finanziarie, società
  immobiliari, cooperative e loro consorzi, imprese ed agenzie
  varie che ne assumeranno nel frattempo la gestione diretta.
     E' chiaro a tutti che ciò è inaccettabile e che occorre
  trovare una soluzione equa e dignitosa rispetto alla legge 24
  dicembre 1993, n. 560, che ha creato un vero e proprio dramma
  alle famiglie, molte delle quali composte da anziani e
  lavoratori alle soglie della vecchiaia e che si vedono
  minacciati dalla vendita "a terzi estranei" e dalla famigerata
  "mobilità obbligatoria", provocando uno stato di agitazione ed
  una insicurezza della abitazione che molti di loro non avevano
  previsto, dopo anni di lotta impari per cercare di impedire il
  degrado delle abitazioni e dei quartieri popolari, nelle quali
  hanno effettuato direttamente opere e lavori di manutenzione e
  riqualificazione, versando per anni ed anni canoni di affitto
  sostanzialmente "a fondo perduto" e rischiando addirittura di
  precipitare così, in brevissimo tempo, nella assoluta
  precarietà e conseguente stato di povertà ed indigenza a causa
  della perdita dell'abitazione.
 
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