| Pag. 6
Onorevoli Colleghi! - Dopo anni di dibattiti circa
l'esigenza di una radicale riforma della legislazione del
turismo in Italia e dopo un lunghissimo iter
parlamentare, la Commissione attività produttive della Camera
ha definito il testo base della riforma della legge quadro del
settore.
Certamente un passo avanti rispetto al testo del Senato e
che pone una corretta soluzione a molteplici aspetti della
complessa materia del turismo, che da anni attendevano di
essere affrontati e risolti. Una proposta di legge quindi che
si fa carico di alcune importanti questioni e che certamente
contribuisce a riordinare e razionalizzare il comparto
turistico nazionale ma che, allo stesso tempo, manca
totalmente di quei requisiti e connotazioni necessarie a
caratterizzarla come una proposta di legge avente dignità di
legge quadro.
A tal proposito priva di qualsiasi giustificazione appare
l'enfasi con cui gli esponenti della maggioranza di
centrosinistra, prima al Senato, con maggiore insistenza e poi
anche alla Camera, anche se con toni più contenuti, hanno
presentato questa proposta di legge caricandola di significati
e ricadute che non solo essa non possiede, ma che sono
addirittura ben lontani da quelli che, anche in una visione
minimale, dovrebbe contenere per poter obiettivamente
assolvere al ruolo, fondamentale e strategico, oltreché
fortemente auspicato, non solo dagli operatori economici del
settore, ma dall'intera collettività nazionale, di radicale
trasformazione in termini di modernizzazione,
razionalizzazione e conseguente rilancio della politica
turistica nel nostro Paese.
Infatti, in tutti i modi può essere definita la proposta
di legge in esame, tranne che una proposta di riforma della
legge quadro vigente poiché, sotto questo aspetto, semmai
appare chiaramente come l'ennesima occasione mancata per dare
un assetto moderno ed efficiente al turismo nazionale. Nessuno
dei nodi fondamentali che affliggono da tempo il turismo
italiano è stato infatti affrontato e risolto dal
provvedimento. Un settore che soffre ormai in maniera endemica
il processo della globalizzazione dell'economia, ulteriormente
aggravato dal contemporaneo avvio dell'unione monetaria
europea, avrebbe bisogno essenzialmente di norme capaci di
eliminare le pesantissime diseconomie che gli impediscono lo
sviluppo di ogni oggettiva potenzialità, a partire dalla
asfissiante pressione tributaria e contributiva che
costituisce una delle più formidabili condizioni di
sostanziale inferiorità, in termini di competitività,
dell'apparato produttivo turistico italiano, rispetto a quelli
dei paesi concorrenti, soprattutto aderenti all'Unione
europea. Così come, al contempo, non si può ritenere assolta
una funzione riformatrice, se non si mette mano in via
definitiva a risolvere il nodo relativo alle funzioni ed alle
competenze che su scala nazionale, regionale e locale devono
essere attribuite ai vari soggetti istituzionali, superando
definitivamente illogiche impostazioni, che vedono mortificato
il ruolo di comuni e province che, invece, a pieno titolo,
dovrebbero costituire i veri soggetti protagonisti dello
sviluppo turistico, in luogo di un sempre più invadente
neocentralismo regionale che, piuttosto, è il principale
ostacolo allo sviluppo delle enormi potenzialità che il
settore potrebbe esprimere. Così come, sempre nell'ambito
delle
Pag. 7
competenze istituzionali, è fortemente avvertita l'esigenza
di una riforma tendente ad esaltare la naturale trasversalità
del settore, la cui mancata soluzione è un ulteriore elemento
di indebolimento complessivo del comparto.
Altrettanto fondamentale è poi anche l'annoso e,
purtroppo, anch'esso rimasto irrisolto tema della promozione,
da concretizzare con un forte salto di qualità e che, pur
partendo dall'esperienza dell'ENIT, sappia dare luogo a una
svolta in un campo dove il modo con cui viene proposta una
meta turistica diventa sempre più rilevante rispetto alle
intrinseche qualità della proposta stessa.
Nulla di tutto ciò è contenuto nella proposta di legge che
è al nostro esame. Ecco perché essa non può in alcun modo
essere definita una proposta di legge quadro e, meno che mai,
intestarsi addirittura l'esaltante obiettivo di riformare il
turismo. Eppure, con tutti i suoi limiti, anche grazie alla
battaglia che il gruppo di alleanza nazionale ha condotto in
Commissione, ottenendo l'approvazione di molte proposte
emendative che hanno contribuito non poco al miglioramento del
testo, l'attuale proposta di legge contiene una fondamentale
novità, il "Sistema turistico locale" che, se ben compresa, da
sola potrebbe rivoluzionare i meccanismi di intervento nelle
politiche di settore e determinare quel salto di qualità che
da tempo si attende, per far diventare il turismo italiano il
settore più idoneo al recupero di larghe fasce di
disoccupazione, nonché capace di strappare alla palude del
sottosviluppo vaste aree del Paese, concentrate soprattutto
nel Mezzogiorno.
L'approvazione della proposta avanzata da Alleanza
nazionale sui "Sistemi turistici locali" non può non essere
salutata con grande soddisfazione, anche se, come vedremo, la
maggioranza di centrosinistra non ha rinunciato ad infarcire
di dirigismo ed eccessivo carico del ruolo del settore
pubblico questi nuovi strumenti di intervento, perché essa va
nella direzione giusta di modernizzazione del sistema Paese.
Una modernizzazione che, però, al momento e per la mancanza di
coraggio dei settori della maggioranza si è limitata solo a
questa importante novità, tralasciando altre fondamentali
questioni, come la creazione di un sistema orientato al
potenziamento del turismo attraverso l'elaborazione ed
attuazione delle cosiddette "politiche di contesto", insieme
alla "trasversalità della gestione del settore" che, al
contrario, costituiscono il fondamento della visione e della
proposta politica di Alleanza nazionale.
Soprattutto questo ultimo aspetto, relativo alla
"trasversalità gestionale", è stato lungamente dibattuto in
Commissione, con risultati a dir poco deludenti. Non si è
voluto in alcun modo prendere atto che politica sociale,
politica delle ferie e politica della domanda internazionale
mirate a rendere crescenti, continui e sistematici i flussi
turistici sono momenti unitari, come unitari sono i problemi
di riequilibrio dell'offerta, delle risorse economiche del
turismo, dei collegamenti e delle accessibilità turistiche.
Questi sono momenti trasversali che, per la loro natura,
suggeriscono modelli organizzativi della cosa pubblica del
turismo necessariamente svincolati dalle logiche industriali,
ma piuttosto legati all'ambiente, ai beni culturali, alle
risorse naturali, alle sintesi politiche di più alto livello
di quanto non lo siano quelle di una semplice impostazione
legata alla politica di incentivo economico alle imprese.
L'arretratezza culturale della sinistra è poi sconfinata
sino a confondere l'autonomia e la competenza amministrativa
delle regioni, che nessuno mette in discussione, con
l'interesse nazionale di una politica economica orientata al
turismo, che sia in grado di superare la territorialità e
perfino lo stesso carattere settoriale del turismo. A fronte
di queste delicate quanto urgenti problematiche la maggioranza
e il Governo hanno deciso di non decidere, condannando
l'organizzazione turistica centrale a mantenere la sua
condizione precomatosa e di sostanziale inutilità, mortificata
ulteriormente dall'ultima riforma dell'amministrazione dello
Stato che su 11 Ministeri, 33 Dipartimenti, 10 Agenzie e
chissà quanti Sottosegretariati, ha relegato il turismo
all'interno del Ministero delle attività produttive,
Pag. 8
senza riconoscergli neanche la dignità della intestazione di
un dipartimento: niente male per una compagine governativa che
ha vinto le elezioni anche sulla base dell'impegno solenne ad
operare per il rilancio dell'economia in generale e del
settore turistico in particolare. Un grande, imperdonabile
errore strategico, considerata l'unanime convinzione delle
potenzialità di crescita massiccia del settore che, con questa
collocazione sbagliata, potrà solo "tirare a campare", ma
certamente non avrà, come i fatti finora hanno ampiamente
dimostrato, alcuna concreta possibilità di rilancio.
Se infatti c'era un settore in cui il turismo non avrebbe
mai dovuto essere inserito, questo era proprio il Ministero
delle attività produttive che, in Italia, è essenzialmente il
Ministero dell'industria. L'ipotesi di promuovere il turismo
al rango di uno dei settori industriali del Paese riflette la
mediocre considerazione che si ha del settore a livello
politico. A parte il rilievo che nessuno dei nostri diretti
concorrenti europei, che peraltro sono le principali potenze
dal settore, come la Spagna, la Francia, il Regno Unito e la
Grecia, governa il turismo con logiche industriali e che solo
nei paesi in cui il turismo non è un comparto strategico, esso
viene legato come appendice dei ministeri degli affari
economici, appare fuori d'ogni dubbio che specialmente in
Italia il turismo ha nei beni culturali e ambientali i veri
fattori caratterizzanti e distintivi che fanno la differenza.
Una differenza da sempre preziosa, ma oggi diventata perfino
inestimabile, se è vero che nell'era della globalizzazione
vince chi riesce a realizzare un prodotto competitivo,
originale ed irriproducibile, che riesce a imporsi nel mercato
proprio per la sua impareggiabilità.
Da tali considerazioni è più che evidente l'utilità di
legare l'elaborazione di politiche di sviluppo del turismo
alle politiche di valorizzazione, conservazione, recupero e
fruizione dei beni culturali e ambientali e, conseguentemente
procedere alla unificazione in un unico Ministero dei due
strategici settori, oltre alla necessità di costituire un
organo autorevole capace, sia a livello nazionale che ai
livelli regionali, di mettere a sistema le decisioni in grado
di incidere sulla politica del settore. Questa impostazione,
ovviamente, non solo non mette in discussione l'attuale gamma
di incentivi ed agevolazioni per le imprese di settore, ma,
addirittura, ne costituisce un ulteriore possibile ampliamento
e conseguente razionalizzazione, potendo mettere a sistema gli
incentivi non solo di natura più propriamente "produttiva", ma
anche quelli destinati ai beni culturali, oggi quasi
interamente utilizzati da soggetti pubblici, nonché quelli
destinati a politiche di recupero e conservazione ambientale,
mentre al contempo porrebbe fine all'equivoco di ridurre la
politica del turismo ad una semplice distribuzione di crediti
agevolati a pochi fortunati operatori.
Anche sul piano regionale l'attuale struttura
organizzativa lascia molto a desiderare e si avverte sempre di
più l'esigenza di un modello regionale organizzato da
concordare, se si vuole anche in sede di linee guida, in modo
tale da riuscire, con una puntale riforma dell'ENIT e la
contemporanea gemmazione dei "sistemi turistici locali", a
mettere a sistema l'apparato pubblico del turismo italiano,
insieme ad un concreto e massiccio impegno di investimenti
privati. Ciò che serve veramente all'Italia è un progetto di
sviluppo del turismo basato sulla esaltazione degli elementi
di competitività rispetto a tutti i concorrenti esteri, che
sappia articolarsi su sostenuti livelli di attrazione di nuovi
investimenti, soprattutto stranieri, e punti alla
realizzazione, con il turismo, di un diffuso sviluppo
economico ed alla conseguente creazione di nuova occupazione
su scala nazionale ed, in particolare, nelle aree
economicamente più marginali, concentrate soprattutto nel
Mezzogiorno.
Mai come in questi anni, grazie ad una fortunata
coincidenza di fattori sociali, economici e di ordine
culturale, il turismo ha suscitato tante positive aspettative,
tanto che il World travel and tourism council prevede
che nei prossimi anni sarà il settore economico a più alto
sviluppo, in cui raddoppieranno gli investimenti e gli
occupati passeranno dai circa 280 milioni
Pag. 9
del 2000 ai 385 milioni del 2006, con un incremento previsto
di oltre 100 milioni di unità, pari ad oltre il 35 per cento,
in appena sei anni. Un dato impressionante, che deve spingere
a non perdere ulteriore tempo prezioso sulla strada
dell'ammodernamento del settore, che ha già pagato prezzi
insostenibili all'improvvisazione ed all'assenza di linee
serie e coerenti di sviluppo. Per tali ragioni ho presentato
il presente testo alternativo, augurandomi che il dibattito
d'Aula consenta di provvedere a quelle indispensabili
correzioni di percorso che l'attuale testo necessita e, al
contempo, di promuovere gli indirizzi ai quali Alleanza
nazionale ha da tempo ispirato la propria battaglia politica
per il rilancio dello strategico comparto.
Entrando nel merito della proposta, con l'articolo 1
vengono definiti i princìpi fondamentali di una politica
nazionale del turismo finalizzata a rendere competitiva
l'offerta del sistema turistico italiano. Malgrado il testo
del relatore abbia visto accolti ben quattro emendamenti
proposti dal gruppo di alleanza nazionale, l'articolo
alternativo proposto individua, specie in materia di
obiettivi, una serie di questioni che invece la maggioranza ha
ritenuto marginali, tra cui l'esigenza di adottare politiche
per sanare gli squilibri prodotti da un'eccessiva
concentrazione dell'attività turistica in alcune stagioni
dell'anno, nonché la promozione di un forte coordinamento tra
i vari livelli dell'amministrazione pubblica e le attività
private. Ma, soprattutto, la principale differenza riguarda il
comma 2 dove, in luogo di una oziosa e del tutto inutile
ripetizione di un principio da tutti condiviso e
giuridicamente inoppugnabile, quale quello di fare salvi i
poteri e le prerogative delle regioni a statuto speciale, nel
testo alternativo viene avanzata l'esigenza di riconoscere i
"comuni a prevalente economia turistica", intesi come ambiti
bisognevoli di politiche turistiche unitarie e coordinate,
capaci di promuovere un miglioramento qualitativo e
quantitativo delle politiche dell'accoglienza. Con un
atteggiamento incomprensibile, la maggioranza ha ritenuto
bocciare l'istituzione ed il riconoscimento per legge dei
comuni caratterizzati da una prevalenza, nell'ambito delle
proprie attività produttive, del turismo e quindi di farsi
carico della necessità in un Paese come l'Italia, dove gli
oltre 8 mila comuni hanno tutti una storia, una radice
culturale ed un contesto ambientale che determina una
oggettiva potenzialità di sviluppo turistico, di una selezione
mirata a concentrare e ottimizzare risorse e politiche per una
più razionale e moderna strategia di sviluppo.
L'articolo 2 costituisce il fulcro giuridico dell'intero
provvedimento ed è senza dubbio la parte più importante e
significativa della proposta di legge. Di conseguenza è
l'articolo su cui si è registrato il massimo scontro con la
maggioranza, proprio in conseguenza della diversità di
opinioni, e soprattutto di progettualità, in ordine a ciò che
si ritiene serva veramente al comparto. Con l'articolo 2 della
presente proposta, a differenza del testo della maggioranza,
si cerca innanzitutto di risolvere uno dei problemi
fondamentali che affliggono il turismo nel nostro Paese e cioè
l'incapacità di individuare strumenti e luoghi istituzionali
per una gestione "trasversale" del comparto. La risposta a
questa fondamentale esigenza viene offerta con la
individuazione del CAT (Comitato per le attività turistiche)
presieduto dal Ministro con delega per il turismo e costituito
dai Ministri dei beni e delle attività culturali, dei lavori
pubblici, dell'ambiente, delle comunicazioni, delle risorse
agricole, dei trasporti e della navigazione e delle politiche
comunitarie, nonché da un rappresentante designato dalla
Conferenza degli assessori regionali al turismo, con funzioni
di indirizzo e di coordinamento, oltreché di rappresentanza
unitaria degli interessi turistici italiani a livello
internazionale e presso l'Unione europea. La costituzione del
CAT non viene inserita in maniera disarticolata rispetto
all'impianto normativo dell'articolo 2, fermo restando
l'assoluto rispetto del ruolo e delle funzioni delle regioni
in materia turistica così come garantito dalla Costituzione.
Ciò che viene aggiunto, a parere di Alleanza nazionale, è
appunto l'esigenza di creare un luogo istituzionale di
concertazione obbligatoria tra
Pag. 10
soggetti con corresponsabilità di governo in settori che
hanno incidenza sul turismo, in guisa tale da determinare una
armonizzazione nelle linee di indirizzo. Tra i compiti del
CAT, previsti nella proposta, vi è anche la definizione delle
modalità di acquisizione dei dati statistici relativi alle
attività turistiche con il cosiddetto metodo allargato, ovvero
"conto satellitare", che è il modo più moderno per accertare
l'esatta incidenza del turismo nella formazione del PIL.
L'articolo 2 della presente proposta, quindi, tenta di
mettere a sistema l'apparato pubblico del nostro Paese
individuando da un lato gli organi, e le relative competenze,
di livello nazionale, tra cui, oltre al CAT, l'ENIT ed il CNOT
(Consiglio nazionale degli operatori del turismo) con funzione
consultiva, dall'altro i ruoli e le competenze delle regioni,
nonché degli enti locali. Mentre si mantiene integralmente,
con qualche aggiunta di competenze, il comma 5 dell'articolo 2
relativo al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri
che approva il documento contenente le linee guida, con cui si
definiscono i principi ed obiettivi per la valorizzazione e lo
sviluppo del sistema, un altro punto di scontro si registra al
comma 6, dove si ripropone l'esigenza di definire i comuni a
prevalente economia turistica, oltreché prevedere, tra le
questioni di competenza del decreto di cui al comma 5,
l'istituzione di una rete di case da gioco in deroga alle
disposizioni del codice penale.
L'articolo 3 della proposta sostituisce integralmente
l'articolo 3 del testo del relatore che istituisce la
Conferenza Nazionale del turismo: Alleanza nazionale ha
lungamente polemizzato contro una iniziativa che appare
ingiustificata e con finalità squisitamente propagandistiche,
mentre al contrario ritiene necessario intervenire per
assicurare l'unitarietà dei criteri di gestione delle aree
demaniali suscettibili di fruizione turistica.
Identico è l'articolo 4 relativo alla promozione dei
diritti del turista, che già in Commissione ha registrato
l'accoglimento di alcune proposte modificative avanzate da
Alleanza nazionale.
L'articolo 5, relativo alla approvazione dei "sistemi
turistici locali", è un altro degli articoli più significativi
dell'intera proposta e costituisce la vera novità, da qualche
decennio a questa parte, in materia di innovazione delle
politiche del turismo. La proposta, originariamente presentata
da Alleanza nazionale già nel 1996 all'interno della proposta
di legge C. 2001, relativa alla modifica della legge quadro, è
stata condivisa dalla maggioranza e votata all'unanimità dalla
Commissione, che però ne ha "liberamente" interpretato alcuni
non secondari risvolti, riducendone in qualche modo la
potenzialità. Con la definizione di "sistema turistico locale"
si fa riferimento a delle unioni pubblico-private che mettono
insieme le risorse turistiche e i beni culturali localizzati
in un ambito territoriale omogeneo e delimitato, con le
progettualità imprenditoriali interessate per organizzare,
gestire e promuovere il prodotto turistico locale. I sistemi
turistici locali hanno quindi il compito di progettare e
valorizzare i fattori del richiamo turistico locale, sia in
termini di offerta ricettiva, che di prodotti tipici
dell'agricoltura e dell'artigianato locale, nonché del
patrimonio culturale, ambientale, storico, artistico e
monumentale, componendo il tutto in un offerta omogenea e
specifica dell'area. Insomma un modo veramente nuovo per
mettere a sistema i mille e più "sistemi turistici locali
italiani" e promuovere una gamma di prodotti turistici davvero
originali e fortemente competitivi, finalmente costruiti
attorno ad una visione unitaria che sappia farsi carico delle
necessità per una completa, efficiente ed economicamente
sostenibile politica dell'ospitalità. Il testo proposto dalla
maggioranza, che pure ha recepito l'istituto, risente però
pesantemente dei condizionamenti ideologici della sinistra al
punto da evidenziare un indirizzo fortemente dirigista che,
appunto, rischia di ridurne sensibilmente le potenzialità. Non
si capiscono infatti le ragioni per cui i sistemi turistici
locali dovrebbero essere promossi unicamente per iniziativa
degli enti locali, mentre nella proposta di Alleanza nazionale
chiunque, quindi anche i privati, può tranquillamente
Pag. 11
assumere l'iniziativa di proporli e perfino di costituirli.
Inoltre, alquanto scarna e limitativa appare la previsione dei
compiti che possono essere assolti da tali strutture che,
appunto, nella proposta di Alleanza nazionale vengono molto
più analiticamente indicati ed estesi. Comune appare
l'indirizzo di promuovere la costituzione dei sistemi
turistici locali da parte delle regioni con l'utilizzo anche
delle risorse del fondo unico di cui alla legge n. 448 del
1998, nonché di quelle del fondo speciale di cui all'articolo
6 della presente legge.
Con l'articolo 6 vengono appunto disciplinate le modalità
di utilizzo del "fondo di cofinanziamento dell'offerta
turistica", destinato a migliorare la qualità dell'offerta
turistica e quindi a qualificare la politica nazionale del
turismo. A differenza della proposta della maggioranza, nel
testo alternativo si dispone che la Presidenza del Consiglio
ripartisca integralmente le risorse del fondo, attraverso
bandi annuali di concorso aperti alle regioni, che dovranno
predisporre piani di intervento coperti con fondi propri, in
una misura non inferiore al 50 per cento della spesa prevista.
In tal modo non solo si raddoppierà l'importo degli
investimenti pubblici del settore, ma si metteranno in
concorrenza tra loro tutte le regioni italiane, che dovranno
necessariamente attrezzarsi per migliorare la rispettiva
competitività.
Uguale è l'articolo 7 relativo alle imprese turistiche e
alle attività professionali, che già in Commissione ha
registrato l'accoglimento di un emendamento del gruppo di
alleanza nazionale tendente ad escludere le guide turistiche
dal principio di dare validità su tutto il territorio
nazionale alle autorizzazioni regionali all'esercizio delle
professioni turistiche.
Anche l'articolo 8 è per molti aspetti uniforme a quello
predisposto dalla Commissione, peraltro con la differenza
delle modalità relative ai rapporti con le autorità di
pubblica sicurezza circa la consegna delle schede di
dichiarazione delle generalità dei clienti.
Una sostanziale identità di vedute si registra per quanto
riguarda anche l'articolo 9, relativo a tutta una serie di
semplificazioni fortemente attese dagli operatori del settore.
Non si può peraltro condividere la soppressione del comma 7,
relativo all'esonero dal regolamento del canone
radiotelevisivo degli esercizi pubblici, operata dalla
Commissione.
L'articolo 10 della presente proposta affronta invece una
questione di grande rilevanza strategica che, stranamente, la
maggioranza non ha voluto esaminare e cioè l'esigenza, non più
rinviabile, di un piano per la localizzazione dei porti e
degli approdi turistici nel nostro paese. E' infatti
scandaloso che l'Italia, con oltre 8 mila chilometri di costa,
conti appena 50 porti turistici, peraltro tutti concentrati da
Napoli in su, con la sola eccezione di "Portorosa" a Milazzo,
in Sicilia, contro i 300 porti della Francia ed i 250 della
Spagna. Rispetto alle 130 mila barche italiane in
circolazione, alla fine del 1999 vi erano appena 111 mila
posti-barca, con la conseguenza che circa 20 mila barche
italiane sono costrette a ricorrere ai porti stranieri. Non
solo, ma la cosa più grave è che appunto a causa di tale
deficit il nostro Paese non è in grado accogliere i diportisti
stranieri, lasciando agli altri questo fondamentale segmento
di domanda turistica che ha, inoltre, la caratteristica di
avere un alto moltiplicatore economico, oltre ad una elevata
incidenza sul piano occupazionale. Per tutte queste ragioni
appare assolutamente irragionevole non disciplinare lo
specifico settore, così come di fatto pretenderebbe la
maggioranza. La nota positiva è che comunque il gruppo di
alleanza nazionale ha registrato uno rilevante risultato,
riuscendo ad un ottenere l'abrogazione dell'originario
articolo 10, istitutivo dei cosiddetti "BOC-TUR", che altro
non era se non una "norma-manifesto", del tutto inutile sul
piano pratico e valida unicamente a scopi propagandistici.
Con l'articolo 11 viene istituito il "fondo di rotazione
per il prestito ed il risparmio turistico" che, nella
impostazione originaria approvata dal Senato e solo in parte
modificata dalla Camera, si presenta come un'altra
"norma-manifesto", utile quasi unicamente allo scopo di
affermare
Pag. 12
il principio, in sé giusto e condivisibile, di volere
affrontare il tema del turismo sociale, senza che poi nei
fatti tale obiettivo si possa considerare neanche lontanamente
raggiunto. Viene infatti istituito presso la Presidenza del
Consiglio un fondo di rotazione per il prestito ed il
risparmio turistico, allo scopo di concedere prestiti
agevolati a soggetti con un reddito al di sotto di un limite
da stabilirsi, prevedendo una procedura alquanto fumosa, se
non cervellotica, che già in sé rappresenterà una forte remora
all'attuazione pratica dell'agevolazione, ma soprattutto
disponendo una copertura finanziaria del tutto risibile che,
nei fatti, rende appunto evidente la finalità squisitamente
pubblicitaria della disposizione. Su questa questione in
Commissione c'è stato un forte confronto che ha registrato, da
parte di Alleanza nazionale, in via principale la proposta di
sopprimere la previsione, ed in via subordinata di adottarla
con alcuni correttivi.
In particolare, l'articolo 11 della presente proposta
prevede infatti che il Fondo eroghi le risorse di cui è dotato
alle regioni e che queste lo utilizzino per la concessione di
prestiti non solo a soggetti in possesso di redditi al di
sotto di certi limiti, ma anche per l'acquisto di pacchetti
vacanza preferibilmente collocati in periodi di bassa
stagione, in modo da contribuire concretamente a sostenere gli
sforzi per la destagionalizzazione dei flussi turistici nel
Paese. Un ulteriore elemento di diversità, rispetto alla
impostazione della maggioranza, è costituito dalla
introduzione del principio della competizione tra le regioni
aspiranti all'utilizzo dei cennati contributi che, in tal
modo, concorrerebbero alla ripartizione delle risorse
attraverso piani di intervento appositamente predisposti ed
opportunamente cofinanziati con risorse proprie.
L'articolo 12, relativo alla abrogazione di alcune
disposizioni di legge superate, è identico al testo proposto
dalla maggioranza, mentre l'articolo 13, relativo alla
copertura finanziaria, già opportunamente modificato in
Commissione con un emendamento proposto da Alleanza nazionale,
si differenzia per la maggiore previsione di risorse destinate
all'attuazione della norma, che vengono quantificate in 1.600
miliardi nel triennio 2000- 2002, mentre a decorrere dall'anno
2003 gli stanziamenti verranno determinati con la legge
finanziaria.
L'articolo 14, aggiuntivo rispetto al testo della
maggioranza, prevede la concessione di un contributo
straordinario all'ENIT per un piano di promozione specifico a
sostegno dell'offerta turistica della costa Adriatica e delle
zone terremotate dell'Umbria e delle Marche, danneggiate dalle
vicende belliche che hanno interessato l'area dei Balcani,
nonché dall'evento sismico.
Con l'articolo 15, anch'esso aggiuntivo rispetto al testo
della maggioranza, in coerenza con l'esigenza di non assolvere
l'impegnativo compito di elaborare una proposta di legge
quadro senza affrontare il delicatissimo tema della radicale
modifica dell'asfissiante sistema tributario nazionale, viene
proposta una serie articolata di agevolazioni fiscali, ivi
comprese le riduzioni delle aliquote IVA applicate nel
settore, con l'obiettivo di ridurre gli ostacoli alla
competitività che affliggono il sistema produttivo turistico
italiano, rilanciare gli investimenti ed attuare una seria
politica di attrazione dei capitali in tutto il territorio
nazionale ed, in particolare, nelle aree depresse.
Un aspetto particolare contenuto nell'articolo 15 è poi la
istituzione della "imposta turistica locale", da parte dei
"Comuni a prevalente economia turistica" che, allo scopo
unicamente di realizzare opere pubbliche e servizi destinati a
migliorare la qualità della vita e a potenziare le politica
dell'accoglienza, potranno applicare sugli imponibili delle
prestazioni alberghiere ed extra alberghiere, nonché sulla
somministrazione di alimenti e bevande nei pubblici esercizi
aventi sede nel territorio comunale, una aliquota fino a un
massimo del 2 per cento. Allo scopo di non causare alcun
incremento dei costi tributari delle prestazioni e servizi
turistici, la norma prevede che l'istituzione del citato
tributo locale possa avvenire unicamente
Pag. 13
in presenza e, comunque, successivamente alla concessione da
parte dello Stato della riduzione delle aliquote IVA applicate
sulle attività produttive del settore.
In conclusione, la proposta redatta in termini di testo
alternativo rispetto alle ipotesi di riforma della legge
quadro del turismo avanzate dalla maggioranza, presenta una
gamma sicuramente più ampia di questioni e comprensiva delle
principali tematiche che l'attuale congiuntura pone a carico
del complesso settore economico che, proprio per la estrema
delicatezza del momento, ha bisogno di una attenta valutazione
da parte delle istituzioni legislative circa le misure che
devono essere adottate, per scongiurare errori che ne
potrebbero causare l'irrimediabile declino soprattutto in
termini di incapacità del sistema Paese a fronteggiare la
sempre più insidiosa sfida internazionale. Per tali ragioni e
con la profonda convinzione della validità della impostazione
proposta, mirata a disegnare il più ampio e soddisfacente
possibile quadro normativo di riferimento per lo strategico
comparto, ne auspichiamo il celere esame e la conseguente
veloce approvazione.
Nicola BONO, Relatore di minoranza.
| |