Banche dati professionali (ex 3270)
Testi integrali degli Atti Parlamentari della XIII Legislatura

Documento


60075
DDL5003-0002
Relazione Camera n. 5003-A bis - di minoranza - (DDL13-5003-A-bis)
(suddiviso in 21 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.6 dello stampato)
...C5003Abis, C765Abis, C1082Abis, C1087Abis, C1179Abis, C2001Abis, C2141Abis, C2193Abis, C2276Abis, C3308Abis, C3554Abis, C4318Abis, C4849Abis. TESTIPDL
...C5003Abis, C765Abis, C1082Abis, C1087Abis, C1179Abis, C2001Abis, C2141Abis, C2193Abis, C2276Abis, C3308Abis, C3554Abis, C4318Abis, C4849Abis.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNAVA ZZMIN2 ZZDDLC5003A2 ZZ13 ZZRL ZZMI
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     Onorevoli Colleghi! - Dopo anni di dibattiti circa
  l'esigenza di una radicale riforma della legislazione del
  turismo in Italia e dopo un lunghissimo  iter
  parlamentare, la Commissione attività produttive della Camera
  ha definito il testo base della riforma della legge quadro del
  settore.
     Certamente un passo avanti rispetto al testo del Senato e
  che pone una corretta soluzione a molteplici aspetti della
  complessa materia del turismo, che da anni attendevano di
  essere affrontati e risolti.  Una proposta di legge quindi che
  si fa carico di alcune importanti questioni e che certamente
  contribuisce a riordinare e razionalizzare il comparto
  turistico nazionale ma che, allo stesso tempo, manca
  totalmente di quei requisiti e connotazioni necessarie a
  caratterizzarla come una proposta di legge avente dignità di
  legge quadro.
     A tal proposito priva di qualsiasi giustificazione appare
  l'enfasi con cui gli esponenti della maggioranza di
  centrosinistra, prima al Senato, con maggiore insistenza e poi
  anche alla Camera, anche se con toni più contenuti, hanno
  presentato questa proposta di legge caricandola di significati
  e ricadute che non solo essa non possiede, ma che sono
  addirittura ben lontani da quelli che, anche in una visione
  minimale, dovrebbe contenere per poter obiettivamente
  assolvere al ruolo, fondamentale e strategico, oltreché
  fortemente auspicato, non solo dagli operatori economici del
  settore, ma dall'intera collettività nazionale, di radicale
  trasformazione in termini di modernizzazione,
  razionalizzazione e conseguente rilancio della politica
  turistica nel nostro Paese.
     Infatti, in tutti i modi può essere definita la proposta
  di legge in esame, tranne che una proposta di riforma della
  legge quadro vigente poiché, sotto questo aspetto, semmai
  appare chiaramente come l'ennesima occasione mancata per dare
  un assetto moderno ed efficiente al turismo nazionale.  Nessuno
  dei nodi fondamentali che affliggono da tempo il turismo
  italiano è stato infatti affrontato e risolto dal
  provvedimento.  Un settore che soffre ormai in maniera endemica
  il processo della globalizzazione dell'economia, ulteriormente
  aggravato dal contemporaneo avvio dell'unione monetaria
  europea, avrebbe bisogno essenzialmente di norme capaci di
  eliminare le pesantissime diseconomie che gli impediscono lo
  sviluppo di ogni oggettiva potenzialità, a partire dalla
  asfissiante pressione tributaria e contributiva che
  costituisce una delle più formidabili condizioni di
  sostanziale inferiorità, in termini di competitività,
  dell'apparato produttivo turistico italiano, rispetto a quelli
  dei paesi concorrenti, soprattutto aderenti all'Unione
  europea.  Così come, al contempo, non si può ritenere assolta
  una funzione riformatrice, se non si mette mano in via
  definitiva a risolvere il nodo relativo alle funzioni ed alle
  competenze che su scala nazionale, regionale e locale devono
  essere attribuite ai vari soggetti istituzionali, superando
  definitivamente illogiche impostazioni, che vedono mortificato
  il ruolo di comuni e province che, invece, a pieno titolo,
  dovrebbero costituire i veri soggetti protagonisti dello
  sviluppo turistico, in luogo di un sempre più invadente
  neocentralismo regionale che, piuttosto, è il principale
  ostacolo allo sviluppo delle enormi potenzialità che il
  settore potrebbe esprimere.  Così come, sempre nell'ambito
  delle
 
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  competenze istituzionali, è fortemente avvertita l'esigenza
  di una riforma tendente ad esaltare la naturale trasversalità
  del settore, la cui mancata soluzione è un ulteriore elemento
  di indebolimento complessivo del comparto.
     Altrettanto fondamentale è poi anche l'annoso e,
  purtroppo, anch'esso rimasto irrisolto tema della promozione,
  da concretizzare con un forte salto di qualità e che, pur
  partendo dall'esperienza dell'ENIT, sappia dare luogo a una
  svolta in un campo dove il modo con cui viene proposta una
  meta turistica diventa sempre più rilevante rispetto alle
  intrinseche qualità della proposta stessa.
     Nulla di tutto ciò è contenuto nella proposta di legge che
  è al nostro esame.  Ecco perché essa non può in alcun modo
  essere definita una proposta di legge quadro e, meno che mai,
  intestarsi addirittura l'esaltante obiettivo di riformare il
  turismo.  Eppure, con tutti i suoi limiti, anche grazie alla
  battaglia che il gruppo di alleanza nazionale ha condotto in
  Commissione, ottenendo l'approvazione di molte proposte
  emendative che hanno contribuito non poco al miglioramento del
  testo, l'attuale proposta di legge contiene una fondamentale
  novità, il "Sistema turistico locale" che, se ben compresa, da
  sola potrebbe rivoluzionare i meccanismi di intervento nelle
  politiche di settore e determinare quel salto di qualità che
  da tempo si attende, per far diventare il turismo italiano il
  settore più idoneo al recupero di larghe fasce di
  disoccupazione, nonché capace di strappare alla palude del
  sottosviluppo vaste aree del Paese, concentrate soprattutto
  nel Mezzogiorno.
     L'approvazione della proposta avanzata da Alleanza
  nazionale sui "Sistemi turistici locali" non può non essere
  salutata con grande soddisfazione, anche se, come vedremo, la
  maggioranza di centrosinistra non ha rinunciato ad infarcire
  di dirigismo ed eccessivo carico del ruolo del settore
  pubblico questi nuovi strumenti di intervento, perché essa va
  nella direzione giusta di modernizzazione del sistema Paese.
  Una modernizzazione che, però, al momento e per la mancanza di
  coraggio dei settori della maggioranza si è limitata solo a
  questa importante novità, tralasciando altre fondamentali
  questioni, come la creazione di un sistema orientato al
  potenziamento del turismo attraverso l'elaborazione ed
  attuazione delle cosiddette "politiche di contesto", insieme
  alla "trasversalità della gestione del settore" che, al
  contrario, costituiscono il fondamento della visione e della
  proposta politica di Alleanza nazionale.
     Soprattutto questo ultimo aspetto, relativo alla
  "trasversalità gestionale", è stato lungamente dibattuto in
  Commissione, con risultati a dir poco deludenti.  Non si è
  voluto in alcun modo prendere atto che politica sociale,
  politica delle ferie e politica della domanda internazionale
  mirate a rendere crescenti, continui e sistematici i flussi
  turistici sono momenti unitari, come unitari sono i problemi
  di riequilibrio dell'offerta, delle risorse economiche del
  turismo, dei collegamenti e delle accessibilità turistiche.
  Questi sono momenti trasversali che, per la loro natura,
  suggeriscono modelli organizzativi della cosa pubblica del
  turismo necessariamente svincolati dalle logiche industriali,
  ma piuttosto legati all'ambiente, ai beni culturali, alle
  risorse naturali, alle sintesi politiche di più alto livello
  di quanto non lo siano quelle di una semplice impostazione
  legata alla politica di incentivo economico alle imprese.
     L'arretratezza culturale della sinistra è poi sconfinata
  sino a confondere l'autonomia e la competenza amministrativa
  delle regioni, che nessuno mette in discussione, con
  l'interesse nazionale di una politica economica orientata al
  turismo, che sia in grado di superare la territorialità e
  perfino lo stesso carattere settoriale del turismo.  A fronte
  di queste delicate quanto urgenti problematiche la maggioranza
  e il Governo hanno deciso di non decidere, condannando
  l'organizzazione turistica centrale a mantenere la sua
  condizione precomatosa e di sostanziale inutilità, mortificata
  ulteriormente dall'ultima riforma dell'amministrazione dello
  Stato che su 11 Ministeri, 33 Dipartimenti, 10 Agenzie e
  chissà quanti Sottosegretariati, ha relegato il turismo
  all'interno del Ministero delle attività produttive,
 
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  senza riconoscergli neanche la dignità della intestazione di
  un dipartimento: niente male per una compagine governativa che
  ha vinto le elezioni anche sulla base dell'impegno solenne ad
  operare per il rilancio dell'economia in generale e del
  settore turistico in particolare.  Un grande, imperdonabile
  errore strategico, considerata l'unanime convinzione delle
  potenzialità di crescita massiccia del settore che, con questa
  collocazione sbagliata, potrà solo "tirare a campare", ma
  certamente non avrà, come i fatti finora hanno ampiamente
  dimostrato, alcuna concreta possibilità di rilancio.
     Se infatti c'era un settore in cui il turismo non avrebbe
  mai dovuto essere inserito, questo era proprio il Ministero
  delle attività produttive che, in Italia, è essenzialmente il
  Ministero dell'industria.  L'ipotesi di promuovere il turismo
  al rango di uno dei settori industriali del Paese riflette la
  mediocre considerazione che si ha del settore a livello
  politico.  A parte il rilievo che nessuno dei nostri diretti
  concorrenti europei, che peraltro sono le principali potenze
  dal settore, come la Spagna, la Francia, il Regno Unito e la
  Grecia, governa il turismo con logiche industriali e che solo
  nei paesi in cui il turismo non è un comparto strategico, esso
  viene legato come appendice dei ministeri degli affari
  economici, appare fuori d'ogni dubbio che specialmente in
  Italia il turismo ha nei beni culturali e ambientali i veri
  fattori caratterizzanti e distintivi che fanno la differenza.
  Una differenza da sempre preziosa, ma oggi diventata perfino
  inestimabile, se è vero che nell'era della globalizzazione
  vince chi riesce a realizzare un prodotto competitivo,
  originale ed irriproducibile, che riesce a imporsi nel mercato
  proprio per la sua impareggiabilità.
     Da tali considerazioni è più che evidente l'utilità di
  legare l'elaborazione di politiche di sviluppo del turismo
  alle politiche di valorizzazione, conservazione, recupero e
  fruizione dei beni culturali e ambientali e, conseguentemente
  procedere alla unificazione in un unico Ministero dei due
  strategici settori, oltre alla necessità di costituire un
  organo autorevole capace, sia a livello nazionale che ai
  livelli regionali, di mettere a sistema le decisioni in grado
  di incidere sulla politica del settore.  Questa impostazione,
  ovviamente, non solo non mette in discussione l'attuale gamma
  di incentivi ed agevolazioni per le imprese di settore, ma,
  addirittura, ne costituisce un ulteriore possibile ampliamento
  e conseguente razionalizzazione, potendo mettere a sistema gli
  incentivi non solo di natura più propriamente "produttiva", ma
  anche quelli destinati ai beni culturali, oggi quasi
  interamente utilizzati da soggetti pubblici, nonché quelli
  destinati a politiche di recupero e conservazione ambientale,
  mentre al contempo porrebbe fine all'equivoco di ridurre la
  politica del turismo ad una semplice distribuzione di crediti
  agevolati a pochi fortunati operatori.
     Anche sul piano regionale l'attuale struttura
  organizzativa lascia molto a desiderare e si avverte sempre di
  più l'esigenza di un modello regionale organizzato da
  concordare, se si vuole anche in sede di linee guida, in modo
  tale da riuscire, con una puntale riforma dell'ENIT e la
  contemporanea gemmazione dei "sistemi turistici locali", a
  mettere a sistema l'apparato pubblico del turismo italiano,
  insieme ad un concreto e massiccio impegno di investimenti
  privati.  Ciò che serve veramente all'Italia è un progetto di
  sviluppo del turismo basato sulla esaltazione degli elementi
  di competitività rispetto a tutti i concorrenti esteri, che
  sappia articolarsi su sostenuti livelli di attrazione di nuovi
  investimenti, soprattutto stranieri, e punti alla
  realizzazione, con il turismo, di un diffuso sviluppo
  economico ed alla conseguente creazione di nuova occupazione
  su scala nazionale ed, in particolare, nelle aree
  economicamente più marginali, concentrate soprattutto nel
  Mezzogiorno.
     Mai come in questi anni, grazie ad una fortunata
  coincidenza di fattori sociali, economici e di ordine
  culturale, il turismo ha suscitato tante positive aspettative,
  tanto che il  World travel and tourism council  prevede
  che nei prossimi anni sarà il settore economico a più alto
  sviluppo, in cui raddoppieranno gli investimenti e gli
  occupati passeranno dai circa 280 milioni
 
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  del 2000 ai 385 milioni del 2006, con un incremento previsto
  di oltre 100 milioni di unità, pari ad oltre il 35 per cento,
  in appena sei anni.  Un dato impressionante, che deve spingere
  a non perdere ulteriore tempo prezioso sulla strada
  dell'ammodernamento del settore, che ha già pagato prezzi
  insostenibili all'improvvisazione ed all'assenza di linee
  serie e coerenti di sviluppo.  Per tali ragioni ho presentato
  il presente testo alternativo, augurandomi che il dibattito
  d'Aula consenta di provvedere a quelle indispensabili
  correzioni di percorso che l'attuale testo necessita e, al
  contempo, di promuovere gli indirizzi ai quali Alleanza
  nazionale ha da tempo ispirato la propria battaglia politica
  per il rilancio dello strategico comparto.
     Entrando nel merito della proposta, con l'articolo 1
  vengono definiti i princìpi fondamentali di una politica
  nazionale del turismo finalizzata a rendere competitiva
  l'offerta del sistema turistico italiano.  Malgrado il testo
  del relatore abbia visto accolti ben quattro emendamenti
  proposti dal gruppo di alleanza nazionale, l'articolo
  alternativo proposto individua, specie in materia di
  obiettivi, una serie di questioni che invece la maggioranza ha
  ritenuto marginali, tra cui l'esigenza di adottare politiche
  per sanare gli squilibri prodotti da un'eccessiva
  concentrazione dell'attività turistica in alcune stagioni
  dell'anno, nonché la promozione di un forte coordinamento tra
  i vari livelli dell'amministrazione pubblica e le attività
  private.  Ma, soprattutto, la principale differenza riguarda il
  comma 2 dove, in luogo di una oziosa e del tutto inutile
  ripetizione di un principio da tutti condiviso e
  giuridicamente inoppugnabile, quale quello di fare salvi i
  poteri e le prerogative delle regioni a statuto speciale, nel
  testo alternativo viene avanzata l'esigenza di riconoscere i
  "comuni a prevalente economia turistica", intesi come ambiti
  bisognevoli di politiche turistiche unitarie e coordinate,
  capaci di promuovere un miglioramento qualitativo e
  quantitativo delle politiche dell'accoglienza.  Con un
  atteggiamento incomprensibile, la maggioranza ha ritenuto
  bocciare l'istituzione ed il riconoscimento per legge dei
  comuni caratterizzati da una prevalenza, nell'ambito delle
  proprie attività produttive, del turismo e quindi di farsi
  carico della necessità in un Paese come l'Italia, dove gli
  oltre 8 mila comuni hanno tutti una storia, una radice
  culturale ed un contesto ambientale che determina una
  oggettiva potenzialità di sviluppo turistico, di una selezione
  mirata a concentrare e ottimizzare risorse e politiche per una
  più razionale e moderna strategia di sviluppo.
     L'articolo 2 costituisce il fulcro giuridico dell'intero
  provvedimento ed è senza dubbio la parte più importante e
  significativa della proposta di legge.  Di conseguenza è
  l'articolo su cui si è registrato il massimo scontro con la
  maggioranza, proprio in conseguenza della diversità di
  opinioni, e soprattutto di progettualità, in ordine a ciò che
  si ritiene serva veramente al comparto.  Con l'articolo 2 della
  presente proposta, a differenza del testo della maggioranza,
  si cerca innanzitutto di risolvere uno dei problemi
  fondamentali che affliggono il turismo nel nostro Paese e cioè
  l'incapacità di individuare strumenti e luoghi istituzionali
  per una gestione "trasversale" del comparto.  La risposta a
  questa fondamentale esigenza viene offerta con la
  individuazione del CAT (Comitato per le attività turistiche)
  presieduto dal Ministro con delega per il turismo e costituito
  dai Ministri dei beni e delle attività culturali, dei lavori
  pubblici, dell'ambiente, delle comunicazioni, delle risorse
  agricole, dei trasporti e della navigazione e delle politiche
  comunitarie, nonché da un rappresentante designato dalla
  Conferenza degli assessori regionali al turismo, con funzioni
  di indirizzo e di coordinamento, oltreché di rappresentanza
  unitaria degli interessi turistici italiani a livello
  internazionale e presso l'Unione europea.  La costituzione del
  CAT non viene inserita in maniera disarticolata rispetto
  all'impianto normativo dell'articolo 2, fermo restando
  l'assoluto rispetto del ruolo e delle funzioni delle regioni
  in materia turistica così come garantito dalla Costituzione.
  Ciò che viene aggiunto, a parere di Alleanza nazionale, è
  appunto l'esigenza di creare un luogo istituzionale di
  concertazione obbligatoria tra
 
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  soggetti con corresponsabilità di governo in settori che
  hanno incidenza sul turismo, in guisa tale da determinare una
  armonizzazione nelle linee di indirizzo.  Tra i compiti del
  CAT, previsti nella proposta, vi è anche la definizione delle
  modalità di acquisizione dei dati statistici relativi alle
  attività turistiche con il cosiddetto metodo allargato, ovvero
  "conto satellitare", che è il modo più moderno per accertare
  l'esatta incidenza del turismo nella formazione del PIL.
     L'articolo 2 della presente proposta, quindi, tenta di
  mettere a sistema l'apparato pubblico del nostro Paese
  individuando da un lato gli organi, e le relative competenze,
  di livello nazionale, tra cui, oltre al CAT, l'ENIT ed il CNOT
  (Consiglio nazionale degli operatori del turismo) con funzione
  consultiva, dall'altro i ruoli e le competenze delle regioni,
  nonché degli enti locali.  Mentre si mantiene integralmente,
  con qualche aggiunta di competenze, il comma 5 dell'articolo 2
  relativo al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri
  che approva il documento contenente le linee guida, con cui si
  definiscono i principi ed obiettivi per la valorizzazione e lo
  sviluppo del sistema, un altro punto di scontro si registra al
  comma 6, dove si ripropone l'esigenza di definire i comuni a
  prevalente economia turistica, oltreché prevedere, tra le
  questioni di competenza del decreto di cui al comma 5,
  l'istituzione di una rete di case da gioco in deroga alle
  disposizioni del codice penale.
     L'articolo 3 della proposta sostituisce integralmente
  l'articolo 3 del testo del relatore che istituisce la
  Conferenza Nazionale del turismo:  Alleanza nazionale ha
  lungamente polemizzato contro una iniziativa che appare
  ingiustificata e con finalità squisitamente propagandistiche,
  mentre al contrario ritiene necessario intervenire per
  assicurare l'unitarietà dei criteri di gestione delle aree
  demaniali suscettibili di fruizione turistica.
     Identico è l'articolo 4 relativo alla promozione dei
  diritti del turista, che già in Commissione ha registrato
  l'accoglimento di alcune proposte modificative avanzate da
  Alleanza nazionale.
     L'articolo 5, relativo alla approvazione dei "sistemi
  turistici locali", è un altro degli articoli più significativi
  dell'intera proposta e costituisce la vera novità, da qualche
  decennio a questa parte, in materia di innovazione delle
  politiche del turismo.  La proposta, originariamente presentata
  da Alleanza nazionale già nel 1996 all'interno della proposta
  di legge C. 2001, relativa alla modifica della legge quadro, è
  stata condivisa dalla maggioranza e votata all'unanimità dalla
  Commissione, che però ne ha "liberamente" interpretato alcuni
  non secondari risvolti, riducendone in qualche modo la
  potenzialità.  Con la definizione di "sistema turistico locale"
  si fa riferimento a delle unioni pubblico-private che mettono
  insieme le risorse turistiche e i beni culturali localizzati
  in un ambito territoriale omogeneo e delimitato, con le
  progettualità imprenditoriali interessate per organizzare,
  gestire e promuovere il prodotto turistico locale.  I sistemi
  turistici locali hanno quindi il compito di progettare e
  valorizzare i fattori del richiamo turistico locale, sia in
  termini di offerta ricettiva, che di prodotti tipici
  dell'agricoltura e dell'artigianato locale, nonché del
  patrimonio culturale, ambientale, storico, artistico e
  monumentale, componendo il tutto in un offerta omogenea e
  specifica dell'area.  Insomma un modo veramente nuovo per
  mettere a sistema i mille e più "sistemi turistici locali
  italiani" e promuovere una gamma di prodotti turistici davvero
  originali e fortemente competitivi, finalmente costruiti
  attorno ad una visione unitaria che sappia farsi carico delle
  necessità per una completa, efficiente ed economicamente
  sostenibile politica dell'ospitalità.  Il testo proposto dalla
  maggioranza, che pure ha recepito l'istituto, risente però
  pesantemente dei condizionamenti ideologici della sinistra al
  punto da evidenziare un indirizzo fortemente dirigista che,
  appunto, rischia di ridurne sensibilmente le potenzialità.  Non
  si capiscono infatti le ragioni per cui i sistemi turistici
  locali dovrebbero essere promossi unicamente per iniziativa
  degli enti locali, mentre nella proposta di Alleanza nazionale
  chiunque, quindi anche i privati, può tranquillamente
 
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  assumere l'iniziativa di proporli e perfino di costituirli.
  Inoltre, alquanto scarna e limitativa appare la previsione dei
  compiti che possono essere assolti da tali strutture che,
  appunto, nella proposta di Alleanza nazionale vengono molto
  più analiticamente indicati ed estesi.  Comune appare
  l'indirizzo di promuovere la costituzione dei sistemi
  turistici locali da parte delle regioni con l'utilizzo anche
  delle risorse del fondo unico di cui alla legge n. 448 del
  1998, nonché di quelle del fondo speciale di cui all'articolo
  6 della presente legge.
     Con l'articolo 6 vengono appunto disciplinate le modalità
  di utilizzo del "fondo di cofinanziamento dell'offerta
  turistica", destinato a migliorare la qualità dell'offerta
  turistica e quindi a qualificare la politica nazionale del
  turismo.  A differenza della proposta della maggioranza, nel
  testo alternativo si dispone che la Presidenza del Consiglio
  ripartisca integralmente le risorse del fondo, attraverso
  bandi annuali di concorso aperti alle regioni, che dovranno
  predisporre piani di intervento coperti con fondi propri, in
  una misura non inferiore al 50 per cento della spesa prevista.
  In tal modo non solo si raddoppierà l'importo degli
  investimenti pubblici del settore, ma si metteranno in
  concorrenza tra loro tutte le regioni italiane, che dovranno
  necessariamente attrezzarsi per migliorare la rispettiva
  competitività.
     Uguale è l'articolo 7 relativo alle imprese turistiche e
  alle attività professionali, che già in Commissione ha
  registrato l'accoglimento di un emendamento del gruppo di
  alleanza nazionale tendente ad escludere le guide turistiche
  dal principio di dare validità su tutto il territorio
  nazionale alle autorizzazioni regionali all'esercizio delle
  professioni turistiche.
     Anche l'articolo 8 è per molti aspetti uniforme a quello
  predisposto dalla Commissione, peraltro con la differenza
  delle modalità relative ai rapporti con le autorità di
  pubblica sicurezza circa la consegna delle schede di
  dichiarazione delle generalità dei clienti.
     Una sostanziale identità di vedute si registra per quanto
  riguarda anche l'articolo 9, relativo a tutta una serie di
  semplificazioni fortemente attese dagli operatori del settore.
  Non si può peraltro condividere la soppressione del comma 7,
  relativo all'esonero dal regolamento del canone
  radiotelevisivo degli esercizi pubblici, operata dalla
  Commissione.
     L'articolo 10 della presente proposta affronta invece una
  questione di grande rilevanza strategica che, stranamente, la
  maggioranza non ha voluto esaminare e cioè l'esigenza, non più
  rinviabile, di un piano per la localizzazione dei porti e
  degli approdi turistici nel nostro paese.  E' infatti
  scandaloso che l'Italia, con oltre 8 mila chilometri di costa,
  conti appena 50 porti turistici, peraltro tutti concentrati da
  Napoli in su, con la sola eccezione di "Portorosa" a Milazzo,
  in Sicilia, contro i 300 porti della Francia ed i 250 della
  Spagna.  Rispetto alle 130 mila barche italiane in
  circolazione, alla fine del 1999 vi erano appena 111 mila
  posti-barca, con la conseguenza che circa 20 mila barche
  italiane sono costrette a ricorrere ai porti stranieri.  Non
  solo, ma la cosa più grave è che appunto a causa di tale
  deficit il nostro Paese non è in grado accogliere i diportisti
  stranieri, lasciando agli altri questo fondamentale segmento
  di domanda turistica che ha, inoltre, la caratteristica di
  avere un alto moltiplicatore economico, oltre ad una elevata
  incidenza sul piano occupazionale.  Per tutte queste ragioni
  appare assolutamente irragionevole non disciplinare lo
  specifico settore, così come di fatto pretenderebbe la
  maggioranza.  La nota positiva è che comunque il gruppo di
  alleanza nazionale ha registrato uno rilevante risultato,
  riuscendo ad un ottenere l'abrogazione dell'originario
  articolo 10, istitutivo dei cosiddetti "BOC-TUR", che altro
  non era se non una "norma-manifesto", del tutto inutile sul
  piano pratico e valida unicamente a scopi propagandistici.
     Con l'articolo 11 viene istituito il "fondo di rotazione
  per il prestito ed il risparmio turistico" che, nella
  impostazione originaria approvata dal Senato e solo in parte
  modificata dalla Camera, si presenta come un'altra
  "norma-manifesto", utile quasi unicamente allo scopo di
  affermare
 
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  il principio, in sé giusto e condivisibile, di volere
  affrontare il tema del turismo sociale, senza che poi nei
  fatti tale obiettivo si possa considerare neanche lontanamente
  raggiunto.  Viene infatti istituito presso la Presidenza del
  Consiglio un fondo di rotazione per il prestito ed il
  risparmio turistico, allo scopo di concedere prestiti
  agevolati a soggetti con un reddito al di sotto di un limite
  da stabilirsi, prevedendo una procedura alquanto fumosa, se
  non cervellotica, che già in sé rappresenterà una forte remora
  all'attuazione pratica dell'agevolazione, ma soprattutto
  disponendo una copertura finanziaria del tutto risibile che,
  nei fatti, rende appunto evidente la finalità squisitamente
  pubblicitaria della disposizione.  Su questa questione in
  Commissione c'è stato un forte confronto che ha registrato, da
  parte di Alleanza nazionale, in via principale la proposta di
  sopprimere la previsione, ed in via subordinata di adottarla
  con alcuni correttivi.
     In particolare, l'articolo 11 della presente proposta
  prevede infatti che il Fondo eroghi le risorse di cui è dotato
  alle regioni e che queste lo utilizzino per la concessione di
  prestiti non solo a soggetti in possesso di redditi al di
  sotto di certi limiti, ma anche per l'acquisto di pacchetti
  vacanza preferibilmente collocati in periodi di bassa
  stagione, in modo da contribuire concretamente a sostenere gli
  sforzi per la destagionalizzazione dei flussi turistici nel
  Paese.  Un ulteriore elemento di diversità, rispetto alla
  impostazione della maggioranza, è costituito dalla
  introduzione del principio della competizione tra le regioni
  aspiranti all'utilizzo dei cennati contributi che, in tal
  modo, concorrerebbero alla ripartizione delle risorse
  attraverso piani di intervento appositamente predisposti ed
  opportunamente cofinanziati con risorse proprie.
     L'articolo 12, relativo alla abrogazione di alcune
  disposizioni di legge superate, è identico al testo proposto
  dalla maggioranza, mentre l'articolo 13, relativo alla
  copertura finanziaria, già opportunamente modificato in
  Commissione con un emendamento proposto da Alleanza nazionale,
  si differenzia per la maggiore previsione di risorse destinate
  all'attuazione della norma, che vengono quantificate in 1.600
  miliardi nel triennio 2000- 2002, mentre a decorrere dall'anno
  2003 gli stanziamenti verranno determinati con la legge
  finanziaria.
     L'articolo 14, aggiuntivo rispetto al testo della
  maggioranza, prevede la concessione di un contributo
  straordinario all'ENIT per un piano di promozione specifico a
  sostegno dell'offerta turistica della costa Adriatica e delle
  zone terremotate dell'Umbria e delle Marche, danneggiate dalle
  vicende belliche che hanno interessato l'area dei Balcani,
  nonché dall'evento sismico.
     Con l'articolo 15, anch'esso aggiuntivo rispetto al testo
  della maggioranza, in coerenza con l'esigenza di non assolvere
  l'impegnativo compito di elaborare una proposta di legge
  quadro senza affrontare il delicatissimo tema della radicale
  modifica dell'asfissiante sistema tributario nazionale, viene
  proposta una serie articolata di agevolazioni fiscali, ivi
  comprese le riduzioni delle aliquote IVA applicate nel
  settore, con l'obiettivo di ridurre gli ostacoli alla
  competitività che affliggono il sistema produttivo turistico
  italiano, rilanciare gli investimenti ed attuare una seria
  politica di attrazione dei capitali in tutto il territorio
  nazionale ed, in particolare, nelle aree depresse.
     Un aspetto particolare contenuto nell'articolo 15 è poi la
  istituzione della "imposta turistica locale", da parte dei
  "Comuni a prevalente economia turistica" che, allo scopo
  unicamente di realizzare opere pubbliche e servizi destinati a
  migliorare la qualità della vita e a potenziare le politica
  dell'accoglienza, potranno applicare sugli imponibili delle
  prestazioni alberghiere ed extra alberghiere, nonché sulla
  somministrazione di alimenti e bevande nei pubblici esercizi
  aventi sede nel territorio comunale, una aliquota fino a un
  massimo del 2 per cento.  Allo scopo di non causare alcun
  incremento dei costi tributari delle prestazioni e servizi
  turistici, la norma prevede che l'istituzione del citato
  tributo locale possa avvenire unicamente
 
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  in presenza e, comunque, successivamente alla concessione da
  parte dello Stato della riduzione delle aliquote IVA applicate
  sulle attività produttive del settore.
     In conclusione, la proposta redatta in termini di testo
  alternativo rispetto alle ipotesi di riforma della legge
  quadro del turismo avanzate dalla maggioranza, presenta una
  gamma sicuramente più ampia di questioni e comprensiva delle
  principali tematiche che l'attuale congiuntura pone a carico
  del complesso settore economico che, proprio per la estrema
  delicatezza del momento, ha bisogno di una attenta valutazione
  da parte delle istituzioni legislative  circa le misure che
  devono essere adottate, per scongiurare errori che ne
  potrebbero causare l'irrimediabile declino soprattutto in
  termini di incapacità del sistema Paese a fronteggiare la
  sempre più insidiosa sfida internazionale.  Per tali ragioni e
  con la profonda convinzione della validità della impostazione
  proposta, mirata a disegnare il più ampio e soddisfacente
  possibile quadro normativo di riferimento per lo strategico
  comparto, ne auspichiamo il celere esame e la conseguente
  veloce approvazione.
                       Nicola BONO,  Relatore di minoranza.
 
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