| Onorevoli Colleghi! - Il favismo o deficit di
glucosio (G6PDH) è una grave forma di anemia provocata sia
dall'ingestione di fave che dalla inalazione del polline
liberato nell'aria dalle piante medesime durante la fase della
fioritura. La crisi emolitica, con la conseguente distruzione
di globuli rossi carenti dell'enzima G6PDH, che si manifesta
entro brevissimo tempo, con esito a volte mortale, può essere
causata anche da somministrazione di farmaci, in particolare
quelli ad azione ossidante come i sulfamidici, ma anche gli
antipiretici e gli analgesici.
La malattia è localizzata principalmente nelle regioni
meridionali e nelle isole, in particolar modo in Sardegna, ma
è presente anche nel resto del territorio del Paese, specie in
quelle zone che hanno, nel corso degli anni, assorbito colonie
di immigranti della Sardegna e delle altre regioni
meridionali. Si deve tenere presente, infatti, che la malattia
è ereditaria, e che la predisposizione ad essa è trasmessa
attraverso il cromosoma X.
Nella regione Sardegna, dove, come abbiamo detto, la
malattia raggiunge una diffusione tale da determinare un
rilevante allarme sociale, le amministrazioni pubbliche hanno
assunto concrete ed efficaci iniziative di prevenzione e di
cura; vi è tuttavia l'esigenza di tutelare la parte di
popolazione soggetta a rischio anche al di fuori della regione
Sardegna. Sono, in questa prospettiva, degne di apprezzamento
sia l'opera dell'Istituto superiore di sanità per
sensibilizzare gli operatori sanitari e per addestrare il
personale tecnico nella corretta esecuzione dei metodi di
diagnosi e dello screening della carenza di G6PDH, sia
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l'incarico conferito dal Ministro della sanità all'università
di Tor Vergata per la realizzazione di un progetto pilota
finalizzato all'istituzione di un Registro nazionale per il
deficit di G6PDH.
Nell'ambito delle iniziative di prevenzione della malattia
sembra inoltre doveroso proporre di rendere obbligatoria, in
tutte le confezioni di medicinali che contengano sostanze che
possano risultare nocive ai fabici, un'avvertenza in tal senso
ed, infine, che si faccia obbligo alle aziende sanitarie
locali di trasmettere puntualmente ai medici di base l'elenco
delle sostanze nocive.
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