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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XIII Legislatura

Documento


60237
DDL5018-0002
Progetto di legge Camera n. 5018 - testo presentato - (DDL13-5018)
(suddiviso in 18 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C5018. TESTIPDL
...C5018.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC5018 ZZ13 ZZRL ZZPR
     Onorevoli Colleghi! - In un Paese come il nostro, il
  cui equilibrio socio-territoriale con frequenza elevatissima è
  spezzato da disastri e catastrofi naturali di gravi
  proporzioni, l'approccio fin qui seguito dallo Stato è finora
  risultato del tutto inadeguato.  I danni non sono stati
  minimizzati; il soccorso ha suscitato molte recriminazioni; il
  ripristino dei servizi è spesso stato poco tempestivo, molto
  dispendioso e non innovativo, riproducendo i pregressi difetti
  di infrastrutture dimostratesi estremamente vulnerabili e poco
  affidabili.
     Le ragioni di ciò sono state da tempo individuate dal
  Parlamento e segnalate alle autorità di Governo.
     Esse sono essenzialmente due:
         a)  la politica di intervento statuale è stata
  prevalentemente concepita come mero soccorso all'emergenza e
  alla ricostruzione.  Ma in mancanza di una previsione e di una
  prevenzione, strutturate nelle sedi della politica centrale e
  della amministrazione locale, il soccorso è penalizzato; non
  sempre condiviso nelle forme in cui è erogato; non attinge ai
  valori della solidarietà ricostruttiva, ma si adagia
  sull'assistenza, talvolta fornita con strumenti prelevati da
  scorte di cui è stata trascurata la manutenzione;
         b)  la politica del soccorso e della ricostruzione
  è stata posta a totale carico finanziario dello Stato.  Ciò ha
  dato luogo ad effetti nefasti:
         ha indebolito lo spirito della solidarietà e
  l'autocoscienza della difesa, inducendo i
 
                               Pag. 2
 
  cittadini colpiti ad
  attese risarcitorie integrali;
         ha dato luogo a gravi inconvenienti di gestione,
  specie della ricostruzione post-terremoto;
         ha determinato una rilevante spesa pubblica che negli
  ultimi venticinque anni ha superato i 150 mila miliardi di
  lire, erogati in termini di assistenza individuale e
  svincolata da ogni serio criterio di programmazione
  concertata, tesa alla riduzione delle calamità e delle
  catastrofi e alla contestuale elevazione della soglia della
  sicurezza e della protezione.
     La sollecitazione a modernizzare l'approccio al
  problema di tutelare meglio le vite, i beni, i valori della
  comunità è stata ormai acquisita e discussa in sedi
  parlamentari ed in consessi internazionali, nell'ambito della
  partecipazione italiana al decennio dell'Organizzazione delle
  Nazioni Unite (ONU) per la riduzione delle catastrofi (IDNDR)
  e nel quadro del Piano per l'attuazione dell'" Agenda XXI
  Secolo " per lo sviluppo sostenibile approvato dalla
  Conferenza ONU di Rio de Janeiro del giugno 1992.  Le Nazioni
  Unite hanno proclamato gli anni 1990-2000 "decennio
  internazionale per la riduzione dei disastri naturali".
  All'Assemblea ONU di Yokohama (1995) per la valutazione dei
  risultati del primo quinquennio dell'IDNDR la proposta
  formulata dalla delegazione governativa italiana è stata
  apprezzata ed approvata, ma finora il Governo non ha dato
  seguito agli impegni presi.
     Anche sul piano della sistemazione culturale e scientifica
  del problema, viene ormai da tutti, anche se in misura
  diversa, accettato che non può essere considerato un
  atteggiamento valido per i governi attendere fatalisticamente
  che gli episodi catastrofali si verifichino, senza curarsi di
  predisporre in precedenza gli interventi pianificatori,
  organizzativi, logistici e normativi in grado non solo di
  alleviare le sofferenze dei disastrati, durante e dopo
  l'emergenza, di contenere e mitigare i danni dell'ambiente e
  alla proprietà, ma anche - quando possibile - di incidere
  positivamente sulla frequenza stessa degli episodi.
     Sostanzialmente, strategie cautelative per la protezione
  civile, fondate sulle attività di previsione e di prevenzione,
  vengono oggi considerate un preciso dovere dello Stato nei
  confronti dei cittadini.  La previsione consiste principalmente
  in una attività informativa ed è definibile unitariamente come
  la conoscenza rigorosa ed aggiornata dei rischi catastrofali
  esistenti nelle varie aree del territorio nazionale, ivi
  comprese le acque interne, territoriali e contigue.  Va vista
  come presupposto indispensabile per ogni successiva attività
  di prevenzione, in quanto favorisce la classificazione del
  territorio, individuando e definendo, zona per zona,
  tipologia, probabilità e possibile magnitudine del rischio.
     Così nell'attività di prevenzione, la ricerca ha
  individuato tre fasi ben definite:
       1) la riduzione sistematica del rischio verso ben
  definiti limiti di accettabilità, con azioni e interventi che
  devono essere attuati prima che il rischio si concretizzi in
  forma di disastro o catastrofe.  Essenzialmente si tratta di
  una razionalizzazione del rapporto tra ambiente e insediamenti
  antropici ottenuta con il controllo pianificato della
  sicurezza su tutto il territorio.  Due sono principalmente gli
  scopi di questo aspetto particolare della prevenzione.  Il
  primo è rendere più remota la probabilità o più bassa la
  frequenza degli accadimenti catastrofali: risultato che
  obiettivamente è possibile solo per alcuni tipi di rischio.  Il
  secondo scopo, che si presenta perseguibile in ogni caso, è
  quello di rendere più contenuti la gravità e il numero dei
  danneggiamenti quando il disastro comunque si verifichi;
       2) la preparazione e l'approntamento dell'organizzazione
  di protezione civile e, in particolare, la predisposizione
  delle forze, dei mezzi, delle misure organizzative, delle
  procedure operative, necessari per fronteggiare l'emergenza in
 
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  modo conseguente e razionale.  Gli scopi di questa attività
  sono in primo luogo di migliorare la tempestività,
  l'efficienza e l'efficacia dell'azione di soccorso al fine di
  alleviare, durante l'emergenza, le sofferenze psicofisiche dei
  disastrati e di scongiurare la probabilità immediata di
  maggiori danni alle persone e alle cose; in secondo luogo, di
  contenere o spezzare la spirale perversa della
  destabilizzazione socio-territoriale.  Si tratta di interventi
  di carattere organizzativo, normativo e soprattutto logistico,
  con una forte dipendenza dalle produzioni di alta tecnologia e
  tecnologia matura;
       3) la elaborazione e la predisposizione dei programmi e
  dei modelli da applicare per la riabilitazione e la
  riparazione definitiva dei danni che possono essere causati da
  un evento catastrofale.  Ovviamente i programmi e i modelli
  devono essere approntati in presenza del rischio e prima che
  il prevedibile disastro si verifichi, come è pure necessario
  che risultino razionali e cioè fattibili e coerenti con la
  situazione socio-territoriale dell'area considerata.  Gli scopi
  di questa categoria di prevenzione sono facilmente intuibili:
  rendere più rapida, efficiente ed efficace l'opera di
  riabilitazione e di ricostruzione; evitare sprechi di risorse
  causati da improvvisazioni e devianze; infine favorire la
  reintegrazione definitiva dei sistemi antropici emarginati dal
  contesto nazionale per causa della catastrofe.
     Finora lo Stato è apparso esitare o tergiversare di fronte
  a questo nuovo approccio alle politiche di protezione civile,
  non certo per una forma di trascuranza o di mancata
  consapevolezza deontologica, bensì perchè ne è stato dissuaso
  dall'onerosità oggettiva dell'impegno, soprattutto in periodi
  di severe e generalizzate costrizioni finanziarie.  Individuare
  le motivazioni di una scelta non significa, tuttavia,
  riconoscerne la validità in assoluto; e in effetti l'attuale
  scarso interesse della pubblica amministrazione nei confronti
  delle strategie cautelative non può essere né condiviso né,
  tantomeno, accettato se si pone mente al fatto
  incontrovertibile che una politica di previsione e di
  prevenzione appare la più realistica per ridurre e contenere i
  rischi, anche in termini di costi programmati calcolati nel
  tempo.
     All'interno della spesa storica per l'attività di soccorso
  e di ricostruzione, si tratta di liberare delle risorse
  attraverso un sistema misto che affianchi, come avviene in
  tutti gli altri Paesi soggetti a tali accadimenti
  catastrofali, all'intervento statuale l'intermediazione
  assicurativa, da incentivare attraverso specifici
  provvedimenti fiscali.  Si tratta, anche in questa materia, di
  entrare in Europa.  Il Parlamento europeo, con risoluzione del
  20 gennaio 1994, relativa alle inondazioni in Europa, ha
  invitato la Commissione a porre allo studio una direttiva per
  armonizzare i regimi di assicurazione contro le
  inondazioni.
     Circa le misure fiscali, atte ad incentivare la copertura
  dei rischi da calamità naturali, le modalità possono essere
  molteplici e ne fornisce esempio la nostra stessa
  legislazione.
     Il capo II della presente proposta di legge disciplina
  l'assicurazione per i rischi catastrofali.  Non si tratta di
  un'assicurazione obbligatoria, ma di una estensione della
  polizza incendio, fermo restando che l'intervento dello Stato
  sarà, d'ora in poi, sicuro, in misura peraltro diversa per chi
  è e chi non è assicurato.  La disciplina proposta si ispira
  largamente all'esperienza francese.
     Il sistema di assicurazione deve, per ora, limitarsi alla
  copertura dei rischi relativi ai fabbricati privati, quando ci
  sia stata la dichiarazione di calamità nazionale.  Resta inteso
  che, con premi separati e regole diverse, possono essere
  assicurati anche i rischi di calamità in assenza della
  dichiarazione dello stato di calamità da parte del Governo,
  nonché per i rischi per danni al contenuto del fabbricato.
     La proposta di delega al Governo si pone due chiarissimi
  obiettivi:
       1) collocare su altre basi il sistema finanziario del
  servizio di protezione civile, creando un Fondo nazionale
  intitolato alla prevenzione ed alla riduzione dei rischi da
  calamità naturali, introducendo, inoltre, un sistema di
 
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  assicurazione e di riorganizzazione contro gli eventi
  calamitosi rilevanti stimolando tra il pubblico un approccio
  solidaristico verso i rischi delle catastrofi, avviando una
  rieducazione e la formazione di una più avvertita coscienza
  per affrontare la minaccia, sia prima, sia durante;
       2) affiancare al coordinamento operativo della
  protezione civile, rivolto all'emergenza, una struttura
  strategica di coordinamento a livello di Ministri,
  sottordinata alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con
  il compito di operare e guidare una svolta radicale
  nell'approccio al problema, costruendo un sistema di
  previsione e ponendo in sinergia le disposizioni di legge, già
  operanti, che lo prevedono, ciascuna nel proprio settore di
  competenza.
 
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