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RELAZIONE
SUL DISEGNO DI LEGGE N. 5040
Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato
per l'esercizio finanziario 1997
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Onorevoli Colleghi! - Il 1997 è stato l'anno che ha fatto
registrare risultati assai importanti nel processo di
risanamento della finanza pubblica e di convergenza sui
parametri previsti dal Trattato di Maastricht per l'ingresso
nell'Unione Economica e Monetaria.
Con l'inflazione ai minimi storici e la stabilità della
lira rientrata nello SME, l'andamento dei conti pubblici nel
1997 evidenzia i miglioramenti assai consistenti che si sono
conseguiti:
l'indebitamento delle amministrazioni pubbliche è
diminuito di oltre 70 mila miliardi rispetto al 1996 (il 4 per
cento del PIL) attestandosi intorno al 2,7 del PIL, ampiamente
al di sotto dell'obiettivo del 3 per cento;
l'avanzo primario ha raggiunto il 6,8 per cento del PIL,
ben 4,3 punti sopra la media europea e oltre 6 punti
percentuali sopra i livelli di Germania e Francia;
il risparmio pubblico risulta positivo, (evento che non
si verificava dal 1970) evidenziando la quota di risorse
correnti da destinare al finanziamento delle spese in conto
capitale;
il rapporto debito-PIL, passato dal 124 al 121,6 per
cento, si è ridotto per il terzo anno consecutivo;
la spesa per interessi, diminuita di oltre l'8 per
cento, evidenzia un'incidenza sul PIL poco superiore alla
media europea, con una tendenza al rapido riassorbimento dello
scarto, anche per gli attesi effetti ritardati della discesa
dei tassi di interesse già conseguita;
la spesa primaria, cresciuta più dell'inflazione è
rimasta comunque, nel rapporto con il PIL (poco più del 41 per
cento), oltre due punti al di sotto della media europea;
la pressione fiscale è, invece, cresciuta di circa due
punti percentuali collocando l'Italia in una posizione
intermedia nel contesto europeo.
Questi risultati hanno permesso al nostro Paese di
prendere parte alla terza fase dell'UEM fin dal 1^ gennaio
1999.
Il Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato
per l'esercizio finanziario 1997 documenta i risultati
conseguiti sotto il profilo economico-finanziario con la
manovra di finanza pubblica e la sua approvazione da parte del
Parlamento consente di confermare i risultati della gestione e
di passare, anche attraverso il provvedimento di assestamento
del bilancio di previsione 1998, dalla precedente legge di
bilancio al nuovo progetto di bilancio.
Illustrerò di seguito, anche attraverso alcune tabelle, i
dati più significativi che emergono dal Rendiconto 1997.
La gestione di competenza.
Il quadro complessivo della gestione di competenza delle
entrate e delle spese è il seguente:
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Tavola A
... (omissis) ...
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Prendendo in considerazione il saldo netto da finanziare e
il ricorso al mercato finanziario si nota un peggioramento di
entrambi nel passaggio dalle previsioni iniziali a quelle
definitive di 16.527 miliardi per il primo e 11.448 miliardi
per il secondo, anche rispetto ai limiti massimi consentiti
dalla Legge Finanziaria per il 1997 fissati rispettivamente in
108.254 e 368.700 miliardi. Anche il risparmio pubblico
evidenzia un lieve peggioramento attestandosi a 49.251
miliardi.
La relazione di accompagnamento al disegno di legge di
Rendiconto evidenzia che il peggioramento verificatosi nel
saldo netto da finanziare "risulta ascrivibile alle previsioni
normative della legge n. 468 del 1978 ed in particolare è da
ricollegare ai provvedimenti cosiddetti "slittati" alle
riassegnazioni di entrata nonché al fondo ammortamento dei
titoli di Stato. Hanno agito in senso positivo, invece,
l'attuazione di provvedimenti riguardanti misure urgenti per
il risanamento della finanza pubblica e il provvedimento di
assestamento di bilancio".
Il saldo netto da finanziare ha risentito dell'andamento
delle due grandezze, così sintetizzabile:
Le entrate per operazioni finali sono risultate pari
a 643.655 miliardi in conto terzi, con una variazione positiva
netta rispetto alle previsioni iniziali di 47.315 miliardi. Le
variazioni in aumento hanno riguardato sia il comparto delle
entrate tributarie che quello delle entrate
extratributarie.
Le spese finali si sono attestate in 768.393
miliardi in competenza, con un aumento di 63.843 miliardi
rispetto alle previsioni iniziali. Tale andamento è stato
determinato per 15.871 miliardi da maggiori spese correnti e
per 47.971 miliardi da maggiori spesi in conto capitale.
Come evidenziato nella Relazione illustrativa del disegno
di legge, un miglioramento dell'andamento dei saldi di finanza
pubblica rispetto alle previsioni definitive va registrato,
invece, considerando i risultati della gestione:
il ricorso al mercato si è ridotto a 259.961 miliardi,
con un miglioramento di 116.147 miliardi rispetto alle
previsioni definitive;
il saldo netto da finanziare si è ridotto a 23.510
miliardi con un miglioramento di 101.229 miliardi rispetto
alle previsioni definitive;
il risparmio pubblico si riduce di 5.549 miliardi
rispetto alle previsioni definitive determinandosi in 43.702
miliardi.
Se si considerano gli stessi risultati differenziali, come
sottolinea la Relazione al disegno di legge di Rendiconto,
depurando i residui attivi e gli accertamenti degli effetti
delle regolazioni contabili, così come è avvenuto per i
residui passivi in applicazione dell'articolo 54, comma 16,
della legge n. 449 del 1997 e della Direttiva del Presidente
del Consiglio dei Ministri del 16 gennaio 1998, si ottiene un
ulteriore miglioramento:
il ricorso al mercato si riduce a 278.517 miliardi;
il saldo netto da finanziare si riduce a 42.066
miliardi;
il risparmio pubblico, divenuto positivo, si determina
in 25.146 miliardi.
Il miglioramento nella gestione dei saldi è dovuto ai
seguenti fattori:
a) dal lato delle entrate, gli accertamenti per
operazioni finali (670.710 miliardi) fanno registrare un
incremento complessivo che ha interessato tutti i comparti
(entrate tributarie e extratributarie, alienazione
ammortamento beni patrimoniali, riscossione di crediti);
b) sul versante della spesa, le operazioni finali
evidenziano una diminuzione degli impegni, attestandosi a
694.220 miliardi. La relazione del Governo evidenzia che
"hanno inciso in senso attenuativo sul risultato complessivo
della gestione finanziaria le reali economie di gestione per
88.102 miliardi e le disponibilità acquisite ai sensi
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dell'articolo 11-bis della legge n. 468 del 1978 per 2.462
miliardi, a fronte delle quali si sono verificate eccedenze di
spesa di vari stati di previsione per complessivi 1.552
miliardi", per le quali viene proposta specifica sanatoria con
l'articolo 7 del disegno di legge.
La gestione di cassa.
Il quadro complessivo della gestione di cassa delle
entrate e delle spese è il seguente:
Tavola B
... (omissis) ...
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Per quanto riguarda i risultati differenziali, si segnala
che:
il saldo netto da finanziare è attestato a 12.736
miliardi (attribuibile per +42.508 miliardi alla gestione di
competenza e per -29.772 miliardi a quella dei residui)
determinato da 628.966 miliardi di pagamenti e da 641.702
miliardi di incassi;
il ricorso al mercato ammonta a 224.072 miliardi
risultando inferiore di 101.608 miliardi rispetto a quello
previsto;
il risparmio pubblico risulta positivo di 56.115
miliardi con un miglioramento di 87.031 miliardi.
Gli incassi per operazioni finali hanno costituito il 102
per cento delle corrispondenti previsioni definitive e
raggiunto l'81,8 per cento della relativa massa acquisibile.
Tale andamento va posto in relazione al verificarsi di residui
di nuova formazione (64.250 miliardi) in misura leggermente
superiore a quella del passato esercizio finanziario e
all'aumento di quelli pregressi (106.169 miliardi, pari a
+27,1 per cento rispetto al 1996).
Dal lato della spesa si sono avuti pagamenti per
operazioni finali pari all'85,8 per cento delle corrispondenti
autorizzazioni e al 68,1 per cento della massa spendibile: il
ritmo di realizzazione delle spese finali raggiunge il 78,2
per cento inferiore al valore registrato nel 1996 (81,2 per
cento).
Risulta confermata anche per il 1997 una divaricazione
nell'incidenza dei pagamenti considerando separatamente la
gestione di competenza e quella dei residui: per la prima i
pagamenti ammontano a 563.953 miliardi che corrispondono al
73,4 per cento delle previsioni; per la seconda, invece, i
pagamenti sono di 65.013 miliardi corrispondenti al 41,9 per
cento delle somme spendibili.
I residui.
Il quadro finora esposto è influenzato dalle disposizioni
di cui all'articolo 54, comma 16 della Legge n. 449 del 1997
sui residui contabili e dalla direttiva del Presidente del
Consiglio dei Ministri del 16 gennaio 1998 sui residui di
stanziamento, che hanno determinato l'eliminazione di circa 70
mila miliardi di residui passivi.
Al fine di rendere omogenei i dati, nella Relazione
illustrativa del disegno di legge anche i residui attivi, pari
a 170.419 miliardi, vengono depurati per oltre 22 mila
miliardi delle regolazioni contabili e sono rideterminati in
148.033 miliardi. I dati che seguono, tratti dalla Relazione,
si riferiscono pertanto ai residui passivi e attivi "al netto"
degli effetti della legge n. 449 del 97.
Il conto dei residui presentava al 1^ gennaio 1997 residui
attivi per 141.014 miliardi e residui passivi per 156.159
miliardi con una eccedenza passiva di 15.145 miliardi (40.556
al 1^ gennaio 1996).
Nel corso dell'esercizio la situazione si è modificata
dando luogo ad accertamenti di residui attivi per 137.379
miliardi (dei quali 35.240 miliardi incassati e 102.339
miliardi da riscuotere e da versare) e di residui passivi per
110.635 miliardi (dei quali 65.485 pagati e 45.150 rimasti da
pagare). Alla fine dell'esercizio finanziario 1997 il
raffronto tra i residui attivi e passivi provenienti da
esercizi precedenti evidenzia una eccedenza passiva di 15.145
miliardi. L'inversione di tendenza derivante dalla legge n.
449 del 1997 ha fatto successivamente registrare un risultato
positivo pari a 26.944 miliardi.
Per quanto riguarda i residui lasciati dalla gestione di
competenza dell'esercizio finanziario 1997 (residui di nuova
formazione) la Relazione evidenzia come, tenuto conto degli
effetti della legge n. 449 del 1997, per i residui attivi le
somme rimaste da riscuotere e da versare ammontano a 45.694
miliardi e per i passivi le somme rimaste da pagare
raggiungono i 130.383 miliardi.
Complessivamente il conto dei residui al 31 dicembre 1997
presenta residui attivi per 148.033 miliardi (170.418 non
tenendo conto degli effetti della legge n. 449 del 1997) e
residui passivi per 175.533 miliardi con una eccedenza passiva
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di 27.290 miliardi. Quest'ultimo dato segna un aumento
rispetto all'inizio dell'esercizio di 12.145 miliardi dovuto
ad un aumento del volume dei residui attivi per 7.019 miliardi
e ad un incremento del volume di quelli passivi per 19.374
miliardi.
Secondo la Relazione l'evoluzione riscontrata per i
residui attivi risulta attribuibile per 45.694 miliardi a
quelli di nuova formazione e per 102.139 miliardi a quelli
pregressi. Per i residui passivi, invece, va segnalato un
aumento del processo di formazione dei nuovi residui ed una
ripresa del processo di smaltimento di quelli pregressi,
palesando un decremento nel grado di eliminazione della
consistenza iniziale (41,9 per cento contro il 56,2 del 1996).
L'aumento registrato nei residui passivi di nuova formazione
va riferita al volume raggiunto dagli impegni che sono
aumentati rispetto al precedente esercizio finanziario di
circa 24 mila miliardi e da una diminuzione dei pagamenti in
conto competenza pari a 12 mila miliardi circa.
La decisione della Corte dei Conti sul rendiconto
finanziario per il 1997.
Con la decisione del 24 giugno 1998 la Corte dei Conti, a
sezioni riunite, ha disposto la parificazione del rendiconto
generale dello Stato per l'esercizio finanziario 1997, con le
seguenti riserve ed osservazioni:
a) indicazione dei capitoli del bilancio dello
Stato sui quali si sono verificate delle eccedenze;
b) indicazione dei capitoli del bilancio dello
Stato per i quali non è stato possibile ultimare il giudizio
di parificazione in quanto i relativi decreti di accertamento
residui non sono stati vistati e registrati dalla Corte per la
mancata conclusione del procedimento di controllo o perché i
decreti medesimi non sono pervenuti;
c) rilevazione dell'impossibilità di eseguire il
prescritto riscontro per numerosi capitoli dello stato di
previsione dell'entrata per i quali sono stati trasmessi
alcuni conti periodici nella versione definitiva, nonchè
alcuni riassunti generali, relativi a riscossioni e
versamenti, elencati negli allegati A e B;
d) individuazione di anomalie dovute alla
presenza di residui attivi di valore negativo (Allegato D) che
alterano le risultanze aggregate.
Per quanto riguarda in particolare il primo punto,
eccedenze nei conti della competenza e dei residui o rispetto
alle autorizzazioni definitive di cassa sono state riscontrate
dalla Corte nella gestione dei seguenti capitoli di
bilancio:
Presidenza del Consiglio dei Ministri: capitoli 7831;
Ministero del tesoro: capitoli 4512, 4675, 6173,
9521;
Ministero delle finanze: capitoli 1015, 1091, 3432,
3433, 3514, 3584, 5381;
Ministero di grazia e giustizia: capitoli 1494, 1497,
1502, 1995, 2084;
Ministero della pubblica istruzione: capitoli 1030,
1042, 3201;
Ministero dell'interno: capitoli 1013, 1096, 1115, 1291,
2614, 2761, 2790, 3133, 3157;
Ministero dei lavori pubblici: capitoli 7594, 8007,
8233, 8243, 8707;
Ministero dei trasporti e della navigazione: capitoli
1019, 1498, 1999, 3281, 7703, 7704, 7709;
Ministero delle poste e delle telecomunicazioni:
capitolo 1010;
Ministero della difesa: capitoli 1013, 1115, 5006, 7510,
7549, 7628, 8284;
Ministero del lavoro e della previdenza sociale:
capitolo 1096;
Ministero dell'università: capitolo 1265;
Amministrazione dei monopoli di Stato: capitolo 3001;
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Ex Azienda di Stato per le foreste demaniali: capitolo
132.
In particolare si segnala l'eccedenza di spesa in mancanza
di stanziamento in bilancio sul cap. 9521/Tesoro per un
importo di 1.550 miliardi, in relazione all'effettuazione di
operazioni di rimborso anticipato di prestiti contratti dalle
Ferrovie dello Stato S.p.A. che peraltro costituisce una
violazione dell'articolo 11. (Procedimento del controllo
preventivo di ragioneria) del decreto del Presidente della
Repubblica n. 367 del 1994.
Per tutti questi capitoli, l'articolo 7 del disegno di
legge richiede la sanatoria per le eccedenze di impegni e
pagamenti risultate in sede di consuntivo 1997.
Il controllo dei flussi di cassa.
La Corte dei Conti, oltre alla decisione con cui ha
disposto la parificazione del Rendiconto generale dello Stato,
nella sua relazione ha espresso approfondite considerazioni
che offrono importanti motivi di riflessione sia per il
Governo che per il Parlamento. Riprendo, tra le molteplici
osservazioni formulate, quelle di carattere generale riferite
al controllo della cassa e ai residui, entrambe già da tempo
all'attenzione del Parlamento.
Nel prendere atto dei risultati positivi conseguiti nella
gestione di cassa, la Corte esprime il proprio apprezzamento
sul complesso meccanismo dei controlli attuati con la manovra
1997, rivelatosi alla prova dei fatti "assai efficace" e
sottolinea come "a tale successo hanno contribuito procedure
di monitoraggio e di negoziazione con gli enti decentrati,
alle quali il Tesoro ha affidato la funzione di indurre gli
amministratori ad una maggiore sensibilità gestionale".
La preoccupazione espressa dalla Corte, nell'ambito di una
valutazione complessivamente positiva, è riferita al divario
accentuato tra competenza e cassa e al rischio che potrebbe
comportare nel medio periodo per la tenuta degli equilibri di
finanza pubblica ove non si intervenisse anche sulle dotazioni
di competenza. L'aumento dei residui passivi, infatti, è
strettamente collegato al mantenimento sostanziale delle
dotazioni di competenza e alla riduzione delle autorizzazioni
di cassa.
La Corte dei Conti aveva già trasmesso al Parlamento uno
specifico referto nell'aprile scorso elaborando un
preconsuntivo 1997 che già offriva spunti di rilevante
interesse. La Relazione sul Rendiconto offre il quadro
definitivo dell'andamento dei residui. Per quelli passivi la
Relazione segnala i seguenti principali risultati:
i residui relativi alle spese finali risultano a fine
1997 pari a circa 175 mila miliardi; a "normativa invariata"
il livello di fine 1997 sarebbe pari a circa 245 mila miliardi
(90 mila miliardi più che a fine 1996);
le misure di riduzione in materia di residui contabili,
di residui di stanziamento e di annualità relative ai limiti
di impegno, determinano "economie di spesa" di circa 70 mila
miliardi che, secondo le preesistenti regole contabili,
sarebbero stati iscritti in conto residui;
i residui propri risultano pari a 158 mila miliardi,
quelli di stanziamento di poco superiori a 17 mila
miliardi;
poco più di 130 mila miliardi di residui passivi,
pressoché per intero residui propri, sarebbero concentrati
sulle categorie dei trasferimenti correnti e in conto
capitale.
E' interessante osservare che la Corte dei Conti condivide
la valutazione del Tesoro secondo il quale l'aumento dei
residui passivi sul bilancio statale (concentrati sulla
categoria dei trasferimenti) di per sé non rappresenta un
indicatore di rinvii di pagamenti degli enti esterni, in
quanto all'espansione dei residui passivi corrisponde la
diminuzione delle giacenze di tesoreria, passate nel corso del
1997 da 124 mila miliardi a 80 mila miliardi per il complesso
degli enti sottoposti ai controlli di cassa.
Le preoccupazioni espresse dalla Corte, riguardano
piuttosto le dimensioni e la qualità dei residui passivi
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formatisi nel 1997, che potrebbero determinare, in un sistema
di finanza di trasferimento, la loro trasformazione in
maggiori spese finali.
Il tema è già stato dibattuto all'interno della
Commissione Bilancio ed ha costituito l'oggetto anche di
recenti audizioni del Sottosegretario Giarda. Si tratta di
approfondire e dare contenuto operativo alle indicazioni
contenute nel DPEF 1999-2001, in particolare nel capitolo 5.6
che affronta in termini innovativi il problema della gestione
di competenza e cassa del Bilancio dello Stato. Si prevede,
infatti, che già l'impostazione complessiva del bilancio dello
Stato per il 1999 risponda al criterio generale di minimizzare
la differenza tra il saldo finanziario della gestione di
competenza e quello della gestione di cassa. Inoltre, si
lancia l'ipotesi di un "patto di stabilità interno" che
coinvolga tutti i soggetti pubblici: Stato, Regioni, Enti
locali ed Enti pubblici, nella definizione delle scelte con
cui i vincoli esterni sui saldi di finanza pubblica vengono
tradotti in interventi concreti di politica di bilancio.
Per quanto concerne quest'ultimo punto, ancora
recentemente il Sottosegretario Giarda ha dichiarato a questa
Commissione che "la nozione di patto di stabilità interno ha
bisogno di essere approfondita perché solleva questioni dal
punto di vista tecnico, istituzionale e politico" ma che
presto il Governo sarà in condizione di avanzare proposte al
Parlamento per la sua operatività a partire dal prossimo
esercizio finanziario.
In ogni caso va ricordato, come peraltro sottolinea la
stessa Corte dei conti, che le autorizzazioni di cassa
costituiscono comunque oggetto di approvazione parlamentare e
che, conseguentemente, è politica la decisione del "quanto" e
del "quando" trasformare in pagamenti la massa dei residui
passivi accumulatisi negli anni. Ovviamente dovranno essere
evitati contraccolpi negativi sugli enti decentrati, mettendo
in campo una più accentuata capacità di controllo non solo
degli equilibri finanziari complessivi, ma anche dei singoli
settori delle pubbliche amministrazioni.
Il Conto generale del patrimonio.
Ai sensi dell'articolo 22 della legge n. 468 del 1978, il
Rendiconto generale dello Stato è costituito, oltre che dal
Conto del bilancio, anche dal Conto generale del patrimonio.
Quest'ultimo documento fornisce la situazione patrimoniale
dello Stato, quale risulta in chiusura di esercizio per
effetto delle variazioni e delle trasformazioni prodotte nei
suoi componenti attivi e passivi dalla gestione del bilancio e
da qualunque altra causa.
Il Conto generale del patrimonio si articola in cinque
Conti generali (1. Attività finanziarie; 2. Crediti e
partecipazioni; 3. Beni patrimoniali; 4. Passività
finanziarie; 5. Passività patrimoniali) che espongono la
consistenza all'inizio e alla fine dell'esercizio finanziario,
nonché le variazioni in aumento e in diminuzione delle varie
attività e passività.
La presentazione al Parlamento del Conto del patrimonio
unitamente a quello del bilancio costituisce una novità
assoluta, da considerare con estremo favore in quanto si
inserisce in un quadro di maggiore conoscenza dei dati non
solo finanziari ma anche economici e patrimoniali delle
Amministrazioni dello Stato.
La gestione dell'esercizio finanziario 1997 presenta al 31
dicembre un totale di attività finanziarie pari a 1.382.166
miliardi e un totale di passività finanziarie pari a 3.261.933
miliardi che ha determinato una eccedenza passiva di 1.879.827
miliardi.
Rispetto al primo gennaio 1997, la gestione dell'esercizio
finanziario 1997 ha prodotto un miglioramento patrimoniale
complessivo di circa 62.042 miliardi, come evidenziato dalla
tabella che segue:
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Tavola C
... (omissis) ...
Il saldo di 62.042 miliardi deriva:
da un miglioramento apportato al patrimonio dalla
gestione del bilancio con l'avanzo accertato pari a 114.743
miliardi (rispetto ai 25.750 nel 1996);
da un peggioramento di 118.292 miliardi dipendente dalle
operazioni patrimoniali che hanno avuto riflesso sul bilancio
(-138.674 miliardi nel 1996);
dall'incremento netto verificatosi negli elementi
patrimoniali per 65.590 miliardi (rispetto ai -37.662 miliardi
nel 1996).
Tale saldo evidenzia inoltre una inversione di tendenza
rispetto al risultato patrimoniale dei cinque anni precedenti
che hanno registrato saldi di valore negativo.
Per quanto riguarda infine i singoli elementi attivi e
passivi del patrimonio, le variazioni che hanno determinato il
suddetto miglioramento, sono state le seguenti:
elementi attivi per un totale di 249.051 miliardi di
cui:
residui attivi di bilancio, crediti di tesoreria e
conto di cassa per 234.298 miliardi;
crediti per 4.335 miliardi;
partecipazioni per 1.529 miliardi;
beni immobili per 3.979 miliardi;
beni considerati immobili agli effetti inventariali
per 380 miliardi;
beni mobili per 4.530 miliardi;
elementi passivi per un totale di 187.012 miliardi di
cui:
residui passivi di bilancio e debiti di tesoreria per
73.636 miliardi;
debiti pubblici consolidati e redimibili per 112.728
miliardi;
debiti vari per 101 miliardi;
monete in circolazione per 145 miliardi;
residui passivi perenti per 400 miliardi.
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La struttura del Conto del patrimonio, come peraltro
quella del Conto del bilancio, rispecchia l'impostazione
prevista dalla legge n. 468 del 1978. Con l'anno finanziario
1998 si è realizzata la nuova impostazione prevista dalla
legge 3 aprile 1997 n. 94 e dal decreto legislativo di
attuazione 7 agosto 1997 n. 279. In particolare l'articolo 5,
comma 2, della legge n. 94 del 1997 prevede l'introduzione nel
Conto del patrimonio di un livello di classificazione che
fornisca l'individuazione dei beni dello Stato suscettibili di
utilizzazione economica, anche ai fini di una analisi
economica della gestione patrimoniale. Inoltre l'articolo 14
del decreto legislativo n. 279 del 1997 dispone che, ai fini
dell'analisi economica della gestione dei beni dello Stato, al
Conto generale del patrimonio, sia allegato un documento
contabile in cui sono rappresentati anche gli indici di
redditività della gestione stessa.
Sarà quindi possibile con il Rendiconto generale
dell'esercizio finanziario 1998 avere un quadro più
trasparente e significativo anche della situazione
patrimoniale dello Stato e superare nel nuovo contesto
normativo le osservazioni avanzate dalla Corte dei Conti sul
Conto del patrimonio dell'esercizio 1997.
Il Disegno di Legge sul Rendiconto.
L'articolo 1 reca l'approvazione del conto consuntivo
generale delle Amministrazioni dello Stato e dei rendiconti
delle Aziende Autonome per l'esercizio 1997 nelle risultanze
specificate negli articoli successivi.
Al Rendiconto generale delle Amministrazioni dello Stato
sono dedicati i successivi articoli da 2 a 5, relativi ai
valori accertati nel 1997 per la competenza propria
dell'esercizio, rispettivamente, delle entrate (articolo 2),
delle spese (articolo 3), dell'avanzo o disavanzo della
gestione di competenza (articolo 4) e della situazione
finanziaria (articolo 5).
Nel corso dell'esame del provvedimento da parte della
Commissione, è stato approvato un emendamento presentato dal
Governo con il quale si approvano i risultati generali della
gestione patrimoniale (articolo 8).
Gli articoli 6 e 7 recano disposizioni speciali relative
all'approvazione degli allegati prescritti per legge (articolo
6) e alla sanatoria per le eccedenze di impegni e di pagamenti
risultati in sede di consuntivo rispettivamente sul conto
della competenza, sul conto dei residui e sul conto della
cassa, relative agli indicati capitoli degli stati di
previsione della spesa dei ministeri (articolo 7).
Gli articoli da 8 a 20 si riferiscono all'approvazione dei
conti consuntivi delle aziende autonome per l'esercizio 1997.
Sono ricompresi la gestione dell'ex Azienda di Stato per le
Foreste Demaniali (artt. 8-10), l'Istituto Agronomico per
l'oltremare (artt. 11 e 12) l'Amministrazione Autonoma dei
Monopoli di Stato (artt. 13-16) gli archivi notarili (articolo
17) e il Fondo per gli edifici di culto (artt. 18-20).
Per quanto riguarda tali amministrazioni:
la gestione dell'Amministrazione Autonoma dei Monopoli
di Stato presenta un saldo attivo di 200 miliardi;
la gestione dell'ex Azienda di stato per le foreste
demaniali presenta un saldo attivo di 59,7 miliardi;
il bilancio degli Archivi Notarili presenta un saldo
attivo di 61 miliardi;
la gestione del Fondo per gli edifici di culto presenta
un avanzo di 5 miliardi;
la gestione dell'istituto agronomico per l'Oltremare
presenta un bilancio in pareggio.
In conclusione, si chiede all'Assemblea di esprimersi
favorevolmente sul disegno di legge concernente il Rendiconto
generale della amministrazioni dello Stato per l'esercizio
finanziario 1997.
Roberto DI ROSA, Relatore.
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