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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XIII Legislatura

Documento


60482
DDL5050-0002
Progetto di legge Camera n. 5050 - testo presentato - (DDL13-5050)
(suddiviso in 38 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C5050. TESTIPDL
...C5050.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC5050 ZZ13 ZZRL ZZPR
    Onorevoli Colleghi! - La trasformazione del sistema
  politico italiano avviata dalla volontà degli elettori con il
  referendum  del 1993 è oggi nuovamente bloccata.
  Certamente questa situazione di stallo, che si protrae ormai
  da tempo, fra alterne vicende, deriva dalla resistenza di
  uomini, gruppi, oligarchie, che temono che la trasformazione
  faccia crollare con le loro vecchie abitudini, le loro
  situazioni di vantaggio, le loro rendite di posizione.  Con
  altrettanta certezza si può dire che la trasformazione è
  ostacolata dal permanere di un sistema istituzionale che
  blocca la strada della democrazia maggioritaria, impedendo che
  la scelta su chi deve governare sia compiuta dai cittadini,
  dal popolo.  Ma lo sviluppo della democrazia maggioritaria non
  può essere ulteriormente fermato, pena un ritorno alla
  democrazia dimezzata, alla stagnazione e alla non-scelta.
     Alla luce dei più recenti eventi anche il tentativo di
  riforma avviato con l'istituzione della Commissione
  parlamentare per le riforme costituzionali può considerarsi
  concluso, e tuttavia il fallimento dei lavori della
  Commissione non può condurre ad accantonare definitivamente
  l'obiettivo della revisione della parte seconda della
  Costituzione.  E' nostra intenzione ribadire la validità del
  presidenzialismo quale strumento di democrazia diretta e
  mettere a frutto i risultati, se pur parziali, conseguiti in
  questa direzione durante i lavori della suddetta Commissione
  bicamerale.  A tal fine risponde la presente proposta di legge
  costituzionale, che reca un complesso di modifiche
  all'ordinamento costituzionale funzionali all'introduzione
  della forma di governo presidenziale.
     Occorre ora ribadire con forza che non è più tempo di
  rendite oligarchiche; non è più tempo di scelte eluse e
 
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  rinviate.  Nei trascorsi cinquant'anni i vertici del nostro
  sistema politico hanno potuto sottrarsi a quasi tutte le
  responsabilità: l'alleanza occidentale garantiva sicurezza in
  cambio di fedeltà, la politica finanziaria e di bilancio
  poteva erigere la montagna del debito pubblico per garantirsi
  la tranquillità oligarchica mascherata con il nome di "pace
  sociale".  Tutto questo è finito per sempre ed è venuto il
  tempo delle responsabilità e delle scelte: la sicurezza della
  Nazione non dipende più da altri che dagli italiani, la
  libertà economica ed il mantenimento degli  standard
  raggiunti non sono più garantiti dall'esterno, ma dipendono
  dalle capacità di scelta dei soggetti politici e dal sistema
  istituzionale in cui essi agiscono.
     Si deve comunque ripartire dalla riforma dell'ordinamento
  della Repubblica, per realizzare un sistema presidenziale, che
  è lo strumento più adatto per mettere l'Italia all'altezza dei
  problemi imposti dal quadro nazionale ed internazionale.
     La deriva in cui rischia di trovarsi la nazione italiana è
  stata costruita all'insegna di una sola regola: decidere tutti
  insieme su quasi tutto e se possibile non decidere, non
  scegliere e rinviare.  Bisogna perciò uscire dalla palude della
  transizione in cui si perpetua l'assenza di scelte e
  rovesciare i rapporti distorti tra uno Stato onnipotente ed
  una società ed un mercato dipendenti e subalterni, tra un
  centro che decide tutto e delle comunità locali questuanti e
  prive di autonomia, tra un Parlamento e un Governo senza
  responsabilità e senza capacità di azione ed entrambi
  reciprocamente paralizzati.
     L'obiettivo della nostra proposta di sistema presidenziale
  ha quindi tre finalità: liberare la società e l'economia dalle
  servitù statalistiche e burocratiche, ridistribuire il potere
  tra Stato centrale ed autonomie territoriali, riformulare i
  rapporti tra Parlamento e Governo, mettendo entrambi in grado
  di funzionare autonomamente, di non paralizzarsi a vicenda e
  di assumersi responsabilità precise, chiaramente percepibili e
  giudicabili dai cittadini-elettori.
     La più importante tra le ragioni che ci portano a
  presentare una proposta di legge costituzionale per dare vita
  ad un sistema presidenziale è che l'Italia ha bisogno di una
  vera e propria rivoluzione costituzionale: il nostro sistema
  politico ha bisogno di uno  shock  istituzionale, che
  rompa le prassi incancrenite della nostra prima Repubblica,
  che spezzi i pregiudizi consolidati e che, finalmente,
  determini una compiuta democrazia maggioritaria.  La nostra
  organizzazione politica e giuridica ha bisogno delle due cose
  che le sono fino ad oggi mancate: una direzione politica
  responsabile, le cui azioni siano visibili e i cui meriti e
  difetti giudicabili dai cittadini elettori e una tutela
  efficace dei diritti individuali.  Siamo invece oggi in una
  fase di stallo, in una morta gora in cui la Nazione rischia di
  affondare.  Deve terminare l'avvilente pratica delle leggi
  "annunciate" che sono solo manifesti per la trattativa.  Deve
  terminare l'ancora più avvilente prassi per cui quando
  l'amministrazione non sa, non può, non vuole agire, carica sui
  cittadini oneri burocratici, defatiganti procedure, gravi
  sanzioni e gravi minacce, di cui la vita quotidiana degli
  abitanti della nostra Repubblica è costellata.
     Bisogna, purtroppo, constatare che la tendenza alla
  trasformazione rischia di arrestarsi bruscamente e che tutto
  il sistema può tornare indietro, nella conservazione
  istituzionale e nella palude di una democrazia senza
  responsabilità.  E' facile constatare, per esempio, che molta
  parte dell'attuale discorrere sul presidenzialismo o sul
  "cancellierato", sul modello americano o su quello francese, è
  fatta più di retorica che di proposte, più di sentimentalismo
  sulle astrazioni che di valutazione degli effetti di precise
  regole di diritto.  E' per questa ragione che vogliamo partire
  da una proposta precisa, un progetto di legge costituzionale
  da sottoporre alla discussione e al confronto.
     Lo schema di Governo presidenziale che presentiamo è stato
  costruito tenendo conto delle esperienze di altri Paesi e
  della loro adattabilità al nostro sistema e alla nostra
  cultura, evitando, per quanto possibile, "invenzioni" prive di
 
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  riscontri applicativi.
     Il nostro intento non è quello di imitare questo o quel
  modello, bensì di delineare le strutture fondamentali di un
  presidenzialismo ben ordinato ed equilibrato, con una proposta
  che ambisce ad essere organica e coerente, ma soprattutto
  aperta ad un dibattito che ci auguriamo il più ampio
  possibile.
                           *  *  *
     Il testo del progetto si ispira ai princìpi della
  tradizione liberale.
     Il principio di responsabilità: le decisioni sulle
  politiche pubbliche devono essere attribuibili ad un soggetto
  preciso, che se ne assuma il bene e il male di fronte al corpo
  elettorale.  Senza chiarezza su chi decide non solo non vi è
  responsabilità, ma la democrazia è stagnante perché copre
  accordi oligarchici.
     Il principio di separazione e controllo reciproco dei
  poteri.  Nella sua applicazione liberale (non in quella
  giacobina, fondata sull'idea del primato dell'assemblea)
  questo principio afferma che non vi è nessun "sovrano
  assoluto", nessun erede del diritto divino dei Re, ma che il
  potere deve essere frammentato in modo che nessuno abbia
  l'ultima parola.  Proprio il sistema presidenziale si è
  dimostrato storicamente il più adatto a creare una situazione
  di equilibrio tra i poteri, in virtù del quale nessuno di essi
  - non il legislativo, non il giudiziario, non l'esecutivo -
  possa essere "il vincitore".  L'ultima parola spetta sempre ai
  cittadini, la cui libertà è maggiormente assicurata proprio
  dal conflitto fisiologico tra i poteri piuttosto che da una
  presunta "armonia", magari tutelata in modo incontrollabile da
  arbitri e da garanti.  Nel presidenzialismo ad un'assemblea
  legislativa eletta si contrappone un potere esecutivo
  ugualmente eletto, in modo che nessuno sia "superiore".  Questa
  è la strada per garantire la piena responsabilità, ma anche la
  piena autonomia, di esecutivo e di legislativo.
     Il principio della governabilità: votare significa
  soprattutto produrre un sistema di decisioni, si vota per
  "fare il governo".  L'elezione diretta del vertice
  dell'esecutivo fa sì che le opinioni politiche presenti
  all'interno di una comunità siano obbligate ad aggregarsi, a
  polarizzarsi in vista di grandi scelte.  L'elezione diretta del
  vertice dell'esecutivo è perciò un mezzo sicuro per
  scoraggiare le micro-formazioni politiche, dotate di un
  elevato potere di interdizione.  Ed è allo stesso tempo un
  mezzo per spezzare le oligarchie che nella frammentazione
  trovano una ragione di sopravvivenza, l'acqua in cui meglio
  nuotare.  E' il sistema per costruire i confini visibili,
  suggellati dal voto, tra maggioranza e minoranza.
                           *  *  *
     Sulla base di questi princìpi il testo della nostra
  proposta di legge compie scelte precise.
     In primo luogo la scelta di un esecutivo "monocratico"; il
  Capo dello Stato ed il Capo del Governo sono la stessa
  persona.  Il Capo dell'Esecutivo che sia anche Capo dello Stato
  può dare alla struttura amministrativa unità di indirizzo, può
  impedirne la spartizione "feudale", può garantire la
  visibilità delle decisioni.  Questa scelta evita, inoltre, il
  rischio di un conflitto paralizzante all'interno dello stesso
  potere esecutivo.
     I punti cardine del sistema proposto sono dunque i
  seguenti.
       Il Presidente della Repubblica è il Capo del Governo ed
  è eletto direttamente dal popolo.  L'elezione avviene sulla
  base di candidature proposte da cinquecentomila elettori;
  qualora le candidature siano più di due, in ciascuna regione
  si svolgono, alla data stabilita dalla giunta regionale,
  elezioni primarie alle quali partecipano tutti i candidati
  ammessi.  I due candidati che ottengono il maggior numero di
  voti su base nazionale partecipano alla elezione per la
  Presidenza, nella quale vince chi consegue la metà più uno dei
  voti validi.  Questo meccanismo garantisce una forte
  legittimazione all'eletto perché è ispirato al principio per
  cui gli elettori non solo scelgono il vincitore, ma
 
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  selezionano le candidature: spettano a loro la prima e la
  seconda scelta.
     Queste modalità di elezione esaltano il vantaggio
  principale del sistema presidenziale: l'eletto, non è solo il
  vertice delle istituzioni, ma anche un  leader
  "popolare".  La sua  leadership  non dipende dagli
  apparati, dalle burocrazie di partito, ma dagli elettori.
  Questo presidenzialismo ha quindi l'effetto di scompaginare,
  ad ogni elezione, le oligarchie partitocratiche, di impedire
  la loro cristallizzazione: ogni quattro anni si deve
  ricominciare.
                           *  *  *
     Il sistema presidenziale ha due caratteri strutturali: il
  rapporto tra Parlamento e Governo ed il rapporto tra
  Presidente ed amministrazione pubblica.
     Il rapporto tra Parlamento e Governo nel nostro progetto è
  fondato sul principio della tradizione liberale: i rispettivi
  compiti sono quello del controllo per l'Assemblea, e quelli
  della decisione e dell'indirizzo per l'Esecutivo.  Il controllo
  parlamentare si esprime attraverso il parere sulle nomine, su
  vigorosi poteri di inchiesta e con la messa in stato d'accusa
  del presidente, anche per corruzione.  Per contro l'autonomia
  di indirizzo dell'Esecutivo è garantita soprattutto dal
  diritto di veto del Presidente sulle leggi deliberate dalle
  Camere.  Per dare corpo a questi princìpi il nostro progetto
  articola la figura del Presidente in questo modo:
       il Presidente dura in carica quattro anni; nomina i
  Ministri dopo aver acquisito il parere della Camera e può
  revocarli;
       il Presidente ha il potere di iniziativa legislativa, è
  titolare di un potere regolamentare garantito da una riserva
  costituzionale e può porre il veto nei confronti delle leggi
  approvate dal Parlamento, il quale può però superare il veto
  riapprovando la legge a maggioranza dei tre quinti;
       il Presidente presenta il bilancio e le altre leggi in
  materia di finanza pubblica, durante il cui esame può porre il
  veto nei confronti di singole disposizioni, fermo restando il
  potere del Parlamento di superare il veto a maggioranza dei
  tre quinti.
     Il Presidente non ha il potere di adottare decreti-legge e
  decreti legislativi; può però chiedere che una camera si
  pronunci su un disegno di legge entro un termine da lui
  fissato.
     Per quanto riguarda il rapporto tra vertice dell'Esecutivo
  e pubblica amministrazione, il fattore innovativo introdotto
  dal presidenzialismo è quello della visibilità e
  responsabilità dei soggetti amministrativi.  Il sistema
  presidenziale (e questo vale sia per l'esperienza statunitense
  sia per quella francese) riesce infatti a contemperare il
  principio di neutralità e di legalità dell'azione
  amministrativa (l'organizzazione amministrativa agisce "in
  conformità alla legge") con il principio di responsabilità (le
  violazioni della legalità e dei diritti sono imputabili a
  qualche soggetto ed il "capo dell'amministrazione" ne risponde
  direttamente agli elettori).  Ed è questa la ragione per cui
  nel nostro progetto il Presidente nomina, con il parere del
  Parlamento, i dirigenti dello Stato e degli enti pubblici.
     Tra i sistemi democratici e rappresentativi quello
  presidenziale è il più dinamico: ad ogni elezione cambiano le
  élite  politiche, ogni partito che aspira a far vincere
  il suo candidato si dà un nuovo capo ed una nuova struttura di
  comando.  Ma l'elemento dinamico del presidenzialismo deriva
  soprattutto dal fatto che esso produce effetti "a cascata" sul
  sistema politico e sulla dinamica delle istituzioni.
     Le implicazioni del presidenzialismo riguardano in primo
  luogo il rapporto tra governo centrale e governi locali: un
  potere centrale forte deve avere come controparte poteri
  locali altrettanto forti.  In una parola: il presidenzialismo
  avvia un esteso sistema di decentramento legislativo.  Il che
  rappresenta un ulteriore elemento di separazione e
  bilanciamento dei poteri, un rafforzamento del principio della
  separazione.
 
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     Nel progetto qui presentato il rafforzamento delle
  autonomie regionali trova i suoi pilastri in queste
  innovazioni:
       gli statuti di tutte le regioni - non solo quelle ad
  autonomia speciale - sono approvati con leggi costituzionali
  proposte, ed anche questa è una novità, dalle regioni
  stesse;
       lo Stato può approvare leggi solo nelle materie comprese
  in un elenco tassativo, tutte le altre rimanendo affidate alla
  competenza "esclusiva" delle regioni, senza che lo Stato possa
  in alcun modo intromettersi;
       le funzioni amministrative dei comuni, delle province e
  delle regioni sono stabilite secondo criteri di autonomia e
  sussidiarietà, fissati da leggi dello Stato;
       le funzioni amministrative decentrate nelle materie di
  competenza legislativa dello Stato sono svolte, tranne quelle
  relative alla giustizia, alla difesa, alla sicurezza pubblica,
  alla finanza e ai servizi pubblici svolti dallo Stato,
  attraverso le amministrazioni delle regioni, delle province e
  dei comuni;
       le regioni, le province ed i comuni hanno autonomia
  finanziaria e possono imporre tributi propri; ad esse spettano
  quote del gettito dei tributi erariali riscossi nei rispettivi
  territori; lo Stato trasferisce risorse alle regioni al solo
  scopo di promuovere il riequilibrio delle aree meno
  favorite.
     Il nostro progetto di presidenzialismo prevede la
  trasformazione del "bicameralismo perfetto" in un sistema di
  assemblee differenziate: una Camera dei deputati ed un Senato
  di emanazione regionale.  Si introduce infatti una profonda
  differenziazione delle funzioni dei due rami del Parlamento:
  la Camera, i cui componenti sono ridotti a 475, dura in carica
  quattro anni, è rinnovata a metà del mandato presidenziale,
  adotta la maggior parte delle leggi (leggi costituzionali,
  bilanci, trattati e leggi che riguardino le regioni sono
  comunque approvate anche dal Senato) ed esercita una
  penetrante azione di controllo sull'Esecutivo: oltre ad
  esprimere il proprio parere sulle nomine a Ministro, può anche
  approvare una mozione di censura nei confronti di un singolo
  Ministro.  In tal caso, come in quello di parere negativo sulla
  nomina, il Presidente è libero di confermare il proprio
  Ministro, inasprendo il rapporto con la Camera, o di "cambiare
  cavallo".
     Il Senato è composto da duecento membri designati dalle
  giunte regionali, sulla falsariga del modello tedesco.  Quando
  la Camera ha approvato una legge, entro trenta giorni e su
  proposta di almeno un terzo dei componenti, il Senato può
  chiedere il riesame della legge o proporre modifiche alla
  stessa.  La Camera è allora chiamata a pronunziarsi in maniera
  definitiva.
                           *  *  *
     Il sistema presidenziale implica un rafforzamento degli
  strumenti di garanzia.  Nel nostro progetto le minoranze
  parlamentari di entrambe le Assemblee potranno avvalersi di
  due nuovi strumenti istituzionali: commissioni di inchiesta
  istituite automaticamente su richiesta di un quinto dei
  componenti di una Camera; ricorso diretto alla Corte
  costituzionale, da parte di almeno un quinto dei componenti,
  per sollevare la questione di costituzionalità di una legge
  (il ricorso è previsto anche per la Corte dei conti, in
  relazione a difetti di copertura delle leggi).
     Il sistema presidenziale consente di avviare la
  trasformazione del potere giudiziario fuori dalle gabbie
  corporative, per farne il soggetto che tutela a tutti i
  livelli i diritti individuali.  Ciò sarà concretizzato
  attraverso la previsione di uno strumento di carattere
  giurisdizionale che aumenti ulteriormente l'effettività delle
  libertà e delle garanzie dei cittadini: la possibilità di
  ricorrere alla Corte costituzionale per chiunque sia stato
  leso da un atto dei pubblici poteri nei diritti di libertà
  garantiti dal titolo primo della parte prima della
  Costituzione, che costituiscono un patrimonio irrinunciabile
  della nostra democrazia.
                           *  *  *
     Possiamo riassumere in poche frasi le ragioni che
 
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  sostengono la nostra proposta di un "ben ordinato
  presidenzialismo" per l'Italia.
     L'elezione decisiva di tutto il sistema politico diventa
  quella del Presidente.  Ciò costringe le forze politiche ad
  aggregarsi in modo tendenzialmente bipolare.
     Il presidenzialismo introduce un meccanismo di elevata
  responsabilità e visibilità su chi prende decisioni: ogni
  elettore saprà da chi derivano le decisioni che lo agevolano e
  quelle che lo danneggiano.
     Il sistema presidenziale è un meccanismo anti-oligarchico,
  perché ogni elezione scompiglia equilibri, alleanze,
  compromessi locali e nazionali.
     Il sistema presidenziale garantisce efficienza e
  visibilità delle decisioni relative alle politiche
  pubbliche.
     Il sistema presidenziale, infine, rafforza le capacità di
  controllo delle Assemblee parlamentari perché indebolisce la
  dipendenza del singolo parlamentare dalle burocrazie di
  partito.
     Tutto ciò si può riassumere in una formula: il
  presidenzialismo non è nient'altro che un Governo scelto dal
  popolo.
 
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