| Onorevoli Colleghi! - Nella dichiarazione di Cork del 9
novembre 1996, relativa alla gestione comune dei territori
agricoli europei, si afferma che: "I piccoli produttori vanno
tutelati, favoriti ed incentivati per l'alto valore civile ed
il prezioso ruolo sociale che ricoprono, quali tutori e
custodi della qualità, della amenità dei paesaggi e delle
tradizioni rurali in difesa dell'ambiente (....)".
Tutta l'agricoltura mediterranea è basata sulle piccole
aziende che nel presidio del territorio e dell'ambiente, nella
conservazione della biodiversità, del patrimonio genetico e
delle produzioni con alto valore aggiunto, svolgono una
funzione insostituibile, che ha ricadute positive su tutta la
collettività.
Il decreto legislativo 2 settembre 1997, n. 313, recante
norme per il regime speciale per il settore agricolo
stabilisce il limite di lire 5 milioni sopra il quale scatta
l'obbligo, per moltissimi produttori agricoli, della tenuta di
libri contabili IVA. Anche se le dimensioni e le produzioni
aziendali si attestano sui valori dell'autoconsumo, i
produttori con le nuove norme saranno gravati di ulteriori
costi che, assieme ai contributi dovuti all'ex Servizio
contributi agricoli unificati (SCAU), registro delle imprese,
tenuta dei registri e degli adempimenti sanitari, assorbiranno
gran parte dei ricavi.
Che le attività agricole in regime di esonero possano
favorire operazioni elusive non risponde al vero, essendo il
regime IVA agricolo compensativo, cioè IVA a credito e IVA a
debito si compensano non generando né credito né debito, e
pertanto la dichiarazione annuale IVA chiude a zero. Né lo
Stato deve al coltivatore, né il coltivatore allo Stato.
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L'elusione potrebbe verificarsi da parte del commerciante,
ristoratore o altro, che acquistando dal produttore agricolo
potrebbe rivendere al dettagliante, in nero. Di qui
l'elusione. Quindi non si può penalizzare l'agricoltore se
altre categorie evadono.
La denuncia dei redditi per i coltivatori si basa sul
reddito agrario e dominicale e non sul fatturato e ciò vale
per tutti gli agricoltori ad eccezione delle società
agricole.
Con l'introduzione dell'imposta regionale sulle attività
produttive (IRAP), si penalizzano ancora di più proprio gli
agricoltori in difficoltà perché, in caso di passività,
l'imposta è calcolata in base agli interessi passivi pagati
alle banche, sui costi del personale e delle collaborazioni.
Così tutti coloro che hanno la partita IVA inferiore a lire 10
milioni tendono a chiuderla in modo da non essere assoggettati
a ulteriori incombenze burocratiche dovute all'IRAP. Un
coltivatore da questo sistema fiscale non trae nessun
beneficio: vende magari per hobby il prodotto, ma svolge
una funzione sociale che, specialmente in collina e in
montagna, è anche l'unica forma di manutenzione ambientale
ancora esistente che raramente riceve qualche aiuto pubblico.
Per ovviare a ciò un analogo progetto di legge è stato
presentato dai senatori Verdi presso l'altro ramo del
Parlamento.
Si auspica pertanto una rapida approvazione della presente
proposta di legge.
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