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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XIII Legislatura

Documento


60680
DDL5065-0002
Progetto di legge Camera n. 5065 - testo presentato - (DDL13-5065)
(suddiviso in 3 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C5065. TESTIPDL
...C5065.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC5065 ZZ13 ZZRL ZZPR
     Onorevoli Colleghi! - Nel 1949 l'allora Ministro del
  lavoro e della previdenza sociale Fanfani lanciò un programma
  straordinario per combattere la disoccupazione costruendo
  case, finanziato quasi esclusivamente con i salari dei
  lavoratori dipendenti, attraverso un "risparmio forzato".
     L'imposta dello 0,35 per cento a carico dei lavoratori era
  presentata come contributo previdenziale, ma, nei fatti
  mancava la corrispondenza tra versamento e beneficio: i
  lavoratori erano molti ma i beneficiari erano pochi, e si
  promettevano prestazioni che la quasi totalità dei
  contribuenti non avrebbe potuto mai godere, ma con la
  "illusione finanziaria" di voler conferire un diritto
  costituzionale garantito in cambio di un  ticket  di
  ingresso.
     Allo scadere dei quattordici anni lo Stato aveva sborsato
  di suo solo 190 miliardi di lire rispetto ai 630 prelevati dal
  monte salari ed almeno 1.260 miliardi di lire che avrebbero
  dovuto versare i datori di lavoro nello stesso periodo, per un
  totale di 2.080 miliardi di lire di allora.
     Il 14 febbraio 1963, con la legge n. 60, è "liquidato" il
  patrimonio edilizio della gestione INA-Casa e si istituisce un
  programma decennale di costruzione di alloggi per lavoratori
  denominato "Gestione case lavoratori" (GESCAL); rimane il
  contributo forzoso a carico dei lavoratori dipendenti secondo
 
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  una logica inversamente distributiva ovvero una maggiore
  tassazione del proprio salario in vista dell'acquisizione di
  un diritto, che rimane comunque aleatorio.  I contributi
  saranno trattenuti dai datori di lavoro e versati da questi
  entro dieci giorni alla GESCAL, insieme con uno dei contributi
  della previdenza sociale (INPS), per l'assicurazione contro le
  malattie (INAM) e per la corresponsione degli assegni
  familiari.  Il contributo doveva essere versato per sette anni
  a decorrere dal 1^ aprile 1963, ma viene a più riprese
  "prorogato" fino ai nostri giorni (prossima scadenza 31
  dicembre 1998).
     Con la legge 19 gennaio 1974, n. 9, si "liquidano" la
  GESCAL, l'ISES e l'INCIS, si sopprimono gli istituti e si
  trasferisce il loro patrimonio alle amministrazioni
  competenti, mentre i compiti di assegnazione degli alloggi già
  costruiti passano agli istituti autonomi per le case popolari
  (IACP) costituiti nel 1903 con la legge Luzzatti, con precisi
  e fondamentali riferimenti normativi al testo unico delle
  disposizioni sull'edilizia popolare ed economica, approvato
  con regio decreto 28 aprile 1938, n. 1165, ed ai decreti del
  Presidente della Repubblica n. 1035 e n. 1036 del 1972.
     Diverse leggi successive, anche quelle straordinarie a
  "favore degli sfratti", destinano sempre trattenute ai
  programmi di edilizia popolare, ma si è in presenza di
  complete ed ingiustificate "discrepanze" fra le cifre
  stanziate e le somme ricavate o ricavabili dalle stesse:
  infatti, nel "balletto" di istituzione e soppressione di enti,
  di proroghe, di leggi speciali e straordinarie, di "emergenze
  abitative", di eventi e catastrofi, di licenziamenti e cassa
  integrazione, di interventi "urgenti", si perdono le tracce
  della effettiva destinazione dei tributi GESCAL, e di altri
  tributi analoghi.
     Né il Comitato per l'edilizia residenziale (CER) e nemmeno
  la Sezione autonoma della Cassa depositi e prestiti, dove i
  contributi sono versati, riescono a spiegare (o non vogliono
  "rivelare") la effettiva consistenza dei versamenti destinati
  allo scopo ed il loro "reale" utilizzo, in particolare da
  parte del Ministero del tesoro e dei Ministeri dei lavori
  pubblici, della sanità e della difesa, compreso quello del
  lavoro e della previdenza sociale.
     Sono plausibili, e sarebbero da accertare in tutte le
  sedi, le supposizioni relative alle evasioni contributive di
  imprese, enti pubblici e privati, di "storni" su altri
  capitoli di bilancio, e confermerebbero così l'ipotesi di un
  "uso  Jolly " di un tributo GESCAL (Piano sanitario
  nazionale, buco presso la Cassa depositi e prestiti ad esso
  collegato, estinzione dei debiti degli enti mutualistici
  disciolti nei confronti dello Stato, ingresso dell'INPS e
  delle amministrazioni statali nel settore pubblico: tutte
  operazioni fatte anche a spese del settore abitativo pubblico
  e dei lavoratori senza casa).
     Risulta parimenti una evasione contributiva da parte delle
  aziende pari ad oltre lire 1.200 miliardi all'anno, almeno nel
  periodo esaminato 1978-1987, che si traduce in un indiretto
  finanziamento delle aziende stesse a scapito dei lavoratori e
  del loro problema "casa", mentre la stragrande maggioranza dei
  12.759 miliardi di lire è stata "trattenuta" per finanziare
  proprio le aziende che evadono la trattenuta GESCAL.
     Lo Stato, inoltre, attraverso il "gioco" dei residui
  attivi e passivi si garantisce una massa di denaro spendibile
  su altri fronti, salvo un "generico impegno" a reimmettere
  presso la Sezione autonoma della Cassa depositi e prestiti i
  fondi "stornati" su altri capitoli di bilancio: si creano in
  questo modo dei residui "attivi" (cioè soldi non spesi per lo
  scopo, perché nemmeno stanziati, in quanto esiste un "vuoto
  legislativo" rispetto all'effettivo impegno) per riempire
  questi "vuoti" con gli storni su altre "voci", attraverso
  l'utilizzo "combinato" di articoli di legge costruiti ad
  incastro (esempio: articolo 35 della legge n. 457 del 1978 che
  prevede addirittura tre fonti di finanziamento per l'edilizia
  residenziale pubblica).
     Per scoprire il trucco bisognerebbe fare i conti e le
  verifiche non sulle previsioni di entrata e nemmeno sui soldi
  stanziati, ma sui fondi effettivamente erogati, e constatare
  come in questo modo i residui "attivi" si trasformino in
 
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  "passivi" in quanto la Cassa depositi e prestiti non può
  erogarli a causa della lentezza di regioni, comuni ed enti
  gestori (esempio: nel decennio 1978-1987 su lire 23.612
  miliardi di contributi GESCAL, ben 12.759 sono "evasi" dalle
  aziende, i rimanenti 10.853 miliardi coprono gli impegni di
  spesa del bilancio statale: e ciò viene dimostrato da 9.199
  miliardi di residui "passivi" presso la Cassa depositi e
  prestiti dei quali lo Stato si guarda bene dall'accelerarne
  l'uso pur dichiarandone lo stanziamento, ma nei fatti non li
  eroga per il "piano casa").  Ecco spiegato il perché del
  bassissimo numero di alloggi popolari realizzati in Italia
  rispetto ad altri Paesi europei, rivelando un sistema
  "falsamente solidaristico" e vessatorio nella creazione di una
  falsa coscienza del diritto alla casa tuttora inesigibile,
  naturalmente per non mettere in discussione i livelli della
  rendita immobiliare e locativa del "mercato privato e
  speculativo".
     Nei fatti si constata che gli unici contribuenti sono i
  lavoratori dipendenti i quali sempre meno possono ottenere
  l'assegnazione di alloggi popolari e/o l'accesso attraverso
  questi alla prima ed unica abitazione, alla sicurezza ed alla
  stabilità della casa.
     Dalle tabelle e dalle relazioni "ufficiali" risulta in
  piena evidenza che le somme effettivamente spese per
  l'edilizia residenziale pubblica, e quelle "spendibili" (se
  non dirottate in altri capitoli e diverse voci di bilancio)
  sono state sempre, e lo sono oggi, soltanto ed unicamente i
  contributi GESCAL ed ex-GESCAL, mentre lo Stato di suo, e dal
  suo bilancio con stanziamenti diretti, mette ben poco, mentre
  in diversi periodi ed in più occasioni ha "drenato" dai fondi
  GESCAL i miliardi di lire "freschi" per coprire e sanare
  impegni diversi.  Infatti presso la Cassa depositi e prestiti
  esistono in particolare due capitoli " ad hoc " gestiti e
  riferiti, per l'edilizia sovvenzionata (IACP, comuni, enti
  pubblici ed altri) al capitolo del Ministero del tesoro, del
  bilancio e della programmazione economica e per l'edilizia
  agevolata e convenzionata (cooperative, società e privati) al
  Ministero dei lavori pubblici, e tutti e due confluiscono
  nell'unica Sezione della Cassa depositi e prestiti.
     Anche recentemente (1992-1994) circa 6.870 miliardi di
  lire non trasferiti sui conti correnti della Cassa depositi e
  prestiti per la edilizia residenziale pubblica, sono stati
  "tamponati" con due girofondi dalla "sovvenzionata" alla
  "agevolata" di ben 3.000 miliardi di lire e "coperti" con le
  risorse provenienti dai fondi ex-GESCAL e destinate invece
  alla edilizia sovvenzionata: cioè, ad esempio, il Ministero
  del tesoro non trasferisce i fondi iscritti a bilancio presso
  la Cassa depositi e prestiti, come si è verificato per i 1.000
  miliardi di finanziamento dei decreti-legge n. 9 del 1982,
  convertito, con modificazioni, dalla legge n. 94 del 1982 e n.
  12 del 1985, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 118
  del 1985, mentre lo stesso Ministero al 18 settembre 1997
  ancora non provvede al reintegro dei "girofondi", pari a 6.870
  miliardi di lire autorizzati con decreto ministeriale 29
  luglio 1994, per il trasferimento alle regioni delle annualità
  1993, 1994, 1995 e 1996 e per i programmi straordinari CER per
  i quali, utilizzate le giacenze di cassa, risultavano scoperti
  dei fondi necessari al pagamento delle annualità slittate,
  pagamento temporaneamente fronteggiato con le risorse invece
  destinate all'edilizia sovvenzionata provenienti dai fondi
  ex-GESCAL, che, comunque, avranno termine con il 31 dicembre
  1998.
     E' opportuno, comunque, per avere un quadro completo della
  situazione di fatto e di quanto non è stato fatto nel settore
  dell'edilizia residenziale pubblica e nella utilizzazione dei
  cosiddetti "fondi ex-GESCAL" di cui trattasi, evidenziare i
  seguenti prospetti e schemi riassuntivi elaborati dai dati
  forniti dalla ultima relazione del Ministero dei lavori
  pubblici e del CER:
 
                               Pag. 4
 
  PROSPETTO DEI FINANZIAMENTI DI EDILIZIA RESIDENZIALE
                           PUBBLICA
        CON I FONDI EX-GESCAL RELATIVAMENTE AL PERIODO
           1978-31 DICEMBRE 1997 IN ATTUAZIONE DEL
                    "Piano decennale casa"
  (dati elaborati su Fonte Ministero dei lavori pubblici e
                             CER)
                      ...  (omissis) ...
  RIPARTIZIONE ED EROGAZIONI DEI FONDI GESCAL DAL 1987 AL
                             1997
                    (in miliardi di lire)
                      ...  (omissis) ...
 
                               Pag. 5
 
     Nell'edilizia sovvenzionata si impegnano meno fondi
  rispetto a quelli ripartiti dal CER e meno ancora se ne
  spendono rispetto a quelli erogati e impegnati presso la Cassa
  depositi e prestiti, trasformandosi in "residui attivi" subito
  ritrasformati in "residui passivi" ed impiegati e stornati in
  altre "voci" del bilancio dello Stato.  Nell'edilizia
  agevolata, invece, si impegnano più fondi rispetto a quelli
  ripartiti e se ne spendono, rispetto a quelli erogati, ancora
  di più, ma sempre di meno rispetto a quelli "impegnati e
  disponibili": sta anche qui l'arcano dell'uso dei fondi GESCAL
  rispetto agli obiettivi previsti dalle leggi istitutive del
  "tributo obbligatorio"?
     Allo stato attuale circa 800 mila nuclei familiari
  risultano assegnatari di alloggi pubblici gestiti da specifici
  "enti" quali gli IACP e le aziende territoriali edilizia
  residenziale (ATER) che hanno raccolto le gestioni passate
  dell'INA-Casa e della GESCAL.  Moltissime famiglie occupano,
  tra l'altro, da oltre venti, trenta e fin anche quaranta anni,
  tali alloggi di edilizia popolare ex-INA Casa, ex-GESCAL e
  IACP assegnati con regolare bando di concorso ed anche con
  l'intesa-promessa di entrarne in possesso stabilmente, e dopo
  un certo numero di anni in locazione, attraverso il cosiddetto
  "riscatto" graduale e l'uso corretto e costituzionale del
  risparmio popolare per permettere anche alle famiglie più
  deboli e cosiddette "popolari" l'accesso alla "prima casa".  Lo
  Stato però, che pure ha contribuito con il solo 4,5 per cento
  del monte GESCAL alla loro costruzione, si è nei fatti
  appropriato di un bene sociale degli stessi lavoratori e, con
  la legge 24 dicembre 1993, n. 560, ha deciso di sana pianta, e
  per coprire tutta una serie di debiti pregressi degli enti
  gestori e di altri organi amministrativi, di mettere in
  vendita, a prezzi di mercato speculativo "privato"
  assolutamente inaccessibili per la maggior parte delle
  famiglie attualmente assegnatarie, le quali, tra l'altro,
  rischiano concretamente di perdere la loro abitazione a favore
  di banche, finanziarie, società immobiliari, cooperative e
  loro consorzi, imprese ed agenzie varie che ne assumeranno nel
  frattempo la gestione diretta.
     E' chiaro a tutti che ciò è inaccettabile e che occorre
  trovare una soluzione equa e dignitosa rispetto alla legge 24
  dicembre 1993, n. 560, che ha creato un vero e proprio dramma
  alle famiglie, molte delle quali composte da anziani e
  lavoratori alle soglie della vecchiaia e che si vedono
  minacciati dalla vendita "a terzi estranei" e della famigerata
  "mobilità obbligatoria", provocando uno stato di agitazione ed
  una insicurezza della abitazione che molti di loro non avevano
  previsto, dopo anni di lotta impari per cercare di impedire il
  degrado delle abitazioni e dei quartieri popolari, effettuando
  direttamente opere e lavori di manutenzione e
  riqualificazione, versando per anni ed anni canoni di affitto
  sostanzialmente "a fondo perduto" e rischiando addirittura di
  precipitare così, in brevissimo tempo, nella assoluta
  precarietà e conseguente stato di povertà ed indigenza proprio
  a causa della perdita della propria abitazione.
     E' allo scopo di sanare tale situazione che si è redatta
  la presente proposta di legge.
 
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