| Onorevoli Colleghi! - Il riequilibrio economico e
sociale delle aree più deboli dell'Unione europea è uno dei
momenti fondamentali della politica di coesione tra Stati
membri ispirata al Trattato di Maastricht. A tal fine, negli
ultimi anni si è assistito al progressivo aumento delle
dotazioni di bilancio in favore delle politiche di sviluppo
dell'Unione europea, soprattutto di tipo socio-culturale, a
fronte del contenimento degli stanziamenti per gli interventi
a difesa del reddito agricolo.
Sul piano giuridico le politiche strutturali sono
disciplinate dai regolamenti (CEE) n. 2081 del 1993, del
Consiglio del 20 luglio 1993, e seguenti, che sanciscono gli
ambiti di intervento dei relativi strumenti finanziari, i
cosiddetti "fondi strutturali".
Per il periodo 1994-1999 a favore delle regioni italiane
dell'obiettivo 1, le sovvenzioni comunitarie ammontano a 14,86
miliardi di ECU (pari a circa il 16 per cento dell'intero
stanziamento comunitario). La nuova fase di programmazione
dell'obiettivo 2 prevede, per le aree italiane, un contributo
da parte dei fondi strutturali di 684 milioni di ECU (pari a
circa il 10 per cento del totale), mentre l'importo
dell'intervento nel quadro degli obiettivi 3 e 4 ammonta ad
oltre 1,7 miliardi di ECU. I fondi assegnati per le aree
dell'obiettivo 5a sono compresi nel quadro comunitario di
sostegno dell'obiettivo 1 e quelli per le aree dell'obiettivo
5b (zone montane e non sviluppate che coprono oltre il 12 per
cento dell'intero territorio italiano), ammontano a circa 910
milioni di ECU (pari ad oltre il 14 per cento dello
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stanziamento comunitario complessivo). Questi dati stanno a
dimostrare come, pur essendo ingenti e in continuo aumento nel
corso degli anni, le risorse stanziate dall'Unione europea a
favore delle "aree svantaggiate" esse siano poco e malamente
utilizzate.
Con riferimento all'aspetto "quantitativo", più volte sono
stati sollevati dubbi e perplessità circa lo scarso utilizzo
dei fondi strutturali - che non si registra nei maggiori Paesi
dell'Unione europea - a tal punto che si è manifestata
l'esigenza di conoscere nei dettagli le ragioni che conducono
a tale "spreco". In tal senso, la Lega nord per l'indipendenza
della Padania si è fatta promotrice, in questa legislatura, di
una proposta di legge (A.C. n. 3162) con la quale è istituita
una Commissione parlamentare di inchiesta con il compito di
accertare le motivazioni e le eventuali responsabilità delle
istituzioni italiane competenti al "tiraggio" di tali fondi.
Allo stesso modo, anche da un punto di vista "qualitativo"
emergono, sempre più spesso, interrogativi ed incertezze sulle
modalità con cui vengono assegnate ed erogate le provvidenze
comunitarie. Molti, infatti, sono i casi di imprese, o altri
beneficiari, situati nelle zone dei vari obiettivi che
ricevono "cofinanziamenti" senza rispettare il programma
predisposto per ottenere tali fondi. In tali casi, quindi, le
istituzioni competenti non avrebbero svolto l'approfondita
valutazione del progetto imprenditoriale o intrapreso una
necessaria azione di controllo sull'evoluzione del progetto
stesso. E' emblematico il caso, oggetto di una recente
interrogazione parlamentare (n. 5-02779), di un'azienda che
aveva richiesto il "cofinanziamento" per un'iniziativa che
avrebbe aumentato cospicuamente il proprio livello
occupazionale e che nel giugno 1996, dopo ben quattro anni
dalla richiesta del contributo, ha modificato la propria
ragione sociale, divenendo, in tal modo, un'impresa senza
alcun dipendente e solo un addetto indipendente.
Pertanto, si ritiene necessario fare luce su vicende come
questa che inficiano il raggiungimento dello scopo per il
quale i "fondi strutturali" sono stati istituiti. E', altresì,
necessario che il Parlamento rifletta sull'opportunità di
istituire una Commissione parlamentare di inchiesta che valuti
l'attività delle amministrazioni competenti e l'effettivo
impiego dei fondi in questione.
Per verificare l'efficacia dell'"intervento" comunitario
e, quindi, il rispetto dello spirito della normativa europea,
è indispensabile valutare la correttezza con cui le
istituzioni italiane hanno trasferito le risorse finanziarie
sul tessuto imprenditoriale italiano. Pertanto, è
indispensabile non solo far luce sulle modalità con cui sono
state "cofinanziate" le varie iniziative imprenditoriali, ma,
soprattutto, attuare un controllo, per così dire, successivo
alla ultimazione del programma di investimento beneficiario
dell'agevolazione, atto a verificare che quanto realizzato sia
effettivamente rispondente agli obiettivi economici,
finanziari, di mercato ed occupazionali dichiarati dal
proponente, nella documentazione presentata per l'istruttoria.
Tutto ciò, per evidenziare le situazioni, purtroppo numerose,
simili a quella oggetto della citata interrogazione
parlamentare ed individuare le responsabilità per l'utilizzo
distorto di ingenti risorse pubbliche che, in questi casi,
dovrebbero essere restituite.
Attraverso l'istituzione di una siffatta Commissione si
possono accertare le eventuali "disfunzioni" verificatesi e
creare, finalmente, le necessarie condizioni di trasparenza
che consentono di procedere ad un'effettiva valutazione ed al
monitoraggio degli interventi comunitari. Questi costituiscono
un'esigenza fondamentale, in quanto contribuiscono a rendere
gli interventi stessi più efficaci ed efficienti e consentono
di utilizzare le risorse in modo proficuo, nell'interesse di
tutte le parti, considerato, tra l'altro, che in tempi di
profonda crisi occupazionale un corretto utilizzo dei suddetti
fondi sarebbe un indefettibile strumento per fornire
un'adeguata soluzione ad un drammatico problema sociale.
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