| Onorevoli Colleghi! - La trasformazione in atto nel
mondo della distribuzione è di quelle epocali, per un Paese
come l'Italia che nei prossimi sette anni vedrà più che
raddoppiare le vendite della grande distribuzione e ridurre
alla metà quelle della piccola e media distribuzione, per
allinearsi ai parametri europei. Il piccolo dettagliante,
quello cioè con superficie di vendita di circa 50 metri quadri
e due o tre addetti, è destinato, in Italia, come del resto
sta già avvenendo in Europa, quasi del tutto a scomparire. Se
vorrà sopravvivere, il piccolo dettagliante dovrà fare un
salto di cultura prima ancora che di dimensioni. Dovrà, cioè,
evolversi in una dimensione non solo fisica, che gli
permetterà un giro d'affari adeguato ai più aggiornati sistemi
di gestione, di logistica, di marketing e di vendita non
tradizionale ed ai più moderni sistemi d'informazione e
pubblicità atti a migliorarne gli approvvigionamenti, il
volume delle vendite e la percentuale dei ricavi, al fine di
essere maggiormente competitivo. Ciò significa che in Italia,
nei prossimi anni chiuderanno circa 200 mila negozi al
dettaglio tra alimentari e non.
Su questa analisi siamo, purtroppo, tutti d'accordo, ma
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l'impatto sociale di queste chiusure quale sarà? Potrebbero
essere 600 mila i disoccupati per lo più anziani e privi di
ammortizzatori sociali, privi, cioè, di qualsivoglia fonte di
reddito.
Per non aggravare ulteriormente questi drammatici dati
emerge la pressante necessità di un immediato blocco degli
sfratti per finita locazione riguardante gli immobili urbani
adibiti ad uso commerciale in attesa di una adeguata riforma
delle locazioni commerciali.
Con questo provvedimento otterremmo i seguenti effetti
positivi:
a) evitare che in questo settore di crisi si
inseriscano turbative del mercato degli affitti provocate da
fattori estranei al sano e corretto svolgimento delle attività
commerciali. La turbativa principale è legata alla tanto
auspicata deregolamentazione della disciplina relativa alle
licenze commerciali che ha però causato, al suo primo impatto,
una lievitazione della domanda inadeguata, improvvisata e
incompetente. Altra turbativa è la presenza sul mercato di
ingenti capitali di non chiara provenienza ed in cerca di
riciclaggio (circa il 30 per cento del dettaglio a Napoli come
a Milano), reso più motivato e aggressivo dalla prospettiva
del Giubileo;
b) evitare che la facilità con cui un proprietario
riesce a sfrattare qualsiasi attività con un esiguo onere (18
mensilità del vecchio canone) non crei negli stessi
proprietari mere illusioni, con richieste di aumenti sino al
300 per cento dei canoni di affitto e buone entrate, in nero,
da capogiro;
c) evitare che l'incontrollato aumento delle spese
relative ai canoni di affitto (nel contesto, invece, di una
drastica politica dei redditi) uccida le piccole aziende nel
medio periodo. D'altro canto tutti sappiamo che la pressione
fiscale sul lavoro autonomo è arrivata, tra imposte dirette ed
indirette, nazionali, regionali e comunali, a livelli
preoccupanti;
d) evitare che le difficoltà legate alla mobilità
urbana non diventino una trappola mortale dal momento che il
territorio sul quale i commercianti operano è sempre più
ostile, privo di strategie vincenti per il traffico, per i
parcheggi, per i servizi pubblici, per l'urbanizzazione nonché
per i problemi legati al prossimo Giubileo, mentre prolificano
gli ambulanti ed i venditori sprovvisti di qualsiasi
autorizzazione. Anche per questo non appare giustificabile un
ulteriore aumento dei canoni di affitto, quando ne dovrebbe
derivare invece una giusta e congrua diminuzione.
Al di là di queste teoriche argomentazioni, purtroppo la
conseguenza pratica si materializza in una accelerazione dei
fenomeni di chiusura di negozi anche storici, ai quali si
alternano nuove attività magari in difficoltà sin dalla loro
apertura, nonostante i consistenti investimenti. E questo
soprattutto nelle aree di maggior pregio.
Il fermare gli sfratti per finita locazione certamente
servirà a frenare questo fenomeno selvaggio di rimpiazzo delle
attività e permetterà, a commercianti che ne avranno le
capacità, la volontà e la cultura, di trasformarsi in tempo
per poter sopravvivere.
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