| Onorevoli Colleghi! - La presente proposta di legge si
va ad aggiungere ad altre numerose iniziative simili di
parlamentari che mirano a riformare la politica italiana di
cooperazione con i Paesi in via di sviluppo, facenti parte
dell'intero arco costituzionale, nonché ad un disegno di legge
presentato dal Governo. Ciò sta a significare l'estrema
importanza ed interesse che questo argomento desta in tutte le
forze politiche.
Anche noi siamo arrivati alla conclusione che sia
necessario svincolare dal Ministero degli affari esteri
un'agenzia od organismo o dipartimento che possa meglio
adempiere alle sue funzioni di trait-d'union tra
l'ambito politico e quello tecnico.
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L'esigenza che si è colta, nel formulare la presente
proposta di legge, è stata quella espressa da Giorgio Barba
Navaretti e Riccardo Faini in Nuove prospettive per la
cooperazione allo sviluppo: quella di conciliare
coordinamento ed autonomia. Non sono concetti facilmente
assimilabili, anzi diremmo che è più facile trovarli
contrapposti. Per questo motivo riteniamo che ci siano momenti
in cui per forza di cose uno prevale sull'altro.
Coordinamento: è un principio fondamentale da
rispettare ogni qualvolta in un'azione siano coinvolti più
soggetti, e quando si tratta di cooperazione allo sviluppo i
soggetti sono veramente numerosi.
Si è stabilito di destinare il ruolo di "capo commessa",
anche se il vocabolo non è molto felice, al Ministero degli
affari esteri, che a nostro parere deve svolgere il ruolo di
primo attore in ogni caso in cui un'azione ha il suo
svolgimento al di fuori dei confini nazionali. Per quanto
concerne due forme particolari di aiuto pubblico allo sviluppo
(APS), vale a dire:
a) la partecipazione alle attività, al capitale ed
alla relativa ricostituzione di banche e di fondi di
sviluppo;
b) le iniziative di cooperazione a credito di
aiuto, finora gestite dal Ministero del tesoro, del bilancio e
della programmazione economica (che presenta al Parlamento
apposite relazioni);
la presente proposta di legge, per i motivi espressi nel
periodo precedente, continua ad attribuire il ruolo di
proponente al Ministro degli affari esteri, sentito il
Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica. Al Ministro degli affari esteri, o ad un suo
delegato, spetta nell'ambito degli organismi internazionali di
cui l'Italia è Paese membro, concorrere a definire dove,
quanto e cosa destinare alla cooperazione allo sviluppo. Ed in
questo caso coordinamento significa che chi siede al tavolo
delle trattative per l'Italia deve conoscere quali sono i
beni, i prodotti od i servizi che creerebbero meno difficoltà
al nostro Paese se fossero destinati alla cooperazione allo
sviluppo. Per fare un esempio grossolano, ma esplicito: se la
Confagricoltura segnalasse al Governo che è prevista una forte
eccedenza di latte prodotto dagli allevatori italiani, invece
di dover pagare salate multe all'Unione europea, si potrebbe
convertire questo latte eccedente in prodotti di più lunga
conservazione (ad esempio latte polverizzato) da destinare
alla cooperazione allo sviluppo. Questa forma di cooperazione
allo sviluppo è definita nel testo sopra citato "egoistica";
noi preferiremmo definirla "utilitaristica intelligente". Non
si tratta di destinare alla cooperazione merci scadenti, o
materiali obsoleti. Lo scopo invece è quello di non
distruggere ciò che per noi rappresenta un surplus, ma
che in molti Paesi meno fortunati potrebbe significare la
differenza tra la vita e la morte. Inoltre, in molti casi i
costi delle forniture ai Paesi in via di sviluppo (PVS)
sarebbero limitati alla eventuale trasformazione ed al
trasporto. Vengono in mente le massicce distruzioni di
prodotti ortofrutticoli (pomodori ed agrumi) che furono
effettuate negli anni passati a causa di sovraproduzioni.
Ai sopracitati princìpi ne vogliamo aggiungere un altro,
che troppo spesso è mancato in questo delicato settore:
l'assunzione di responsabilità di ogni soggetto coinvolto
nelle varie fasi del ciclo del progetto, dalla sua ideazione
alla sua completa realizzazione, responsabilità che deve
essere chiaramente definita e facilmente identificabile.
Al Ministro degli affari esteri spetta, su indicazione
delle competenti Commissioni dei due rami del Parlamento,
tracciare un programma pluriennale italiano di APS che abbia
un nucleo di continuità nei confronti di quei Paesi che tutte
le forze politiche individuano come destinatari. Il Ministro
degli affari esteri definisce il dove, insieme al Ministro del
tesoro, del bilancio e della programmazione economica
definisce il quanto, insieme ai Ministri dell'industria, del
commercio e dell'artigianato, del commercio con l'estero e per
le politiche agricole definisce il cosa destinare all'APS.
Ulteriore momento di coordinamento si ha nell'ambito del
consiglio di amministrazione dell'Agenzia, al quale sono
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chiamati rappresentanti dei Ministeri interessati alla
cooperazione allo sviluppo.
Autonomia: la fase più delicata della cooperazione
allo sviluppo è quella dell'assegnazione degli incarichi. A
nostro avviso non è conveniente normare specificatamente tutti
i passaggi da effettuare (ne sono stati calcolati fino a 37).
Per questo motivo riteniamo che all'Agenzia debba essere
affidato il compito di trovare la soluzione migliore, caso per
caso, per poter procedere alle assegnazioni nel modo più
corretto e trasparente possibile. Nello stesso spirito, un
ufficio apposito dell'Agenzia provvederà a gestire tutti i
passaggi amministrativi relativi agli aiuti finanziari.
L'Agenzia sarebbe comunque sottoposta al controllo ex
ante ed ex post sia del comitato consultivo, che
rappresenta le categorie ed i settori interessati, sia del
consiglio di amministrazione, organo politico. Il controllo
rappresenta, in tutto il processo, un possibile, ma
indispensabile "collo di bottiglia", che deve servire a
soppesare le decisioni, non a sospenderle.
A nostro parere non ci possiamo nemmeno nascondere dietro
ad un paravento di ipocrisia che vorrebbe che la nostra
cooperazione allo sviluppo fosse semplicemente dettata da
slanci umanitari e da pietas cristiana. Non ce lo
possiamo permettere. Il termine "globalizzazione", del quale
ormai si abusa per giustificare le situazioni più disparate,
in questo caso non è citato "a vanvera". L'azione di
cooperazione potrebbe anche rivelarsi propedeutica ad una
penetrazione commerciale. Qualora questa situazione non fosse
sfruttata dall'Italia, troverebbe sicuramente altri Stati
interessati a farlo. Per questo scopo, e cioè per una
valutazione delle occasioni commerciali che possono derivare
da una iniziativa di cooperazione allo sviluppo, la presente
proposta di legge prevede il coinvolgimento del Ministero per
il commercio con l'estero e dell'Istituto per il commercio
estero (ICE).
La presente proposta di legge è divisa in tre capi.
Il capo I reca i princìpi generali ai quali si deve
ispirare la cooperazione allo sviluppo italiana.
All'articolo 1 evitiamo di enunciare una volta di più i
princìpi di solidarietà internazionale ai quali l'Italia,
Paese membro di queste organizzazioni, si ispira in forza
degli statuti delle organizzazioni stesse. Affermiamo invece
che l'Italia non deve limitarsi a "partecipare" all'APS, ma
deve anche essere protagonista di una sua azione autonoma.
L'articolo 2 riporta gli indirizzi generali ai quali si
deve attenere la cooperazione allo sviluppo, con particolare
riguardo all'azione autonoma italiana.
Il coordinamento interministeriale forma l'oggetto
dell'articolo 3. E' il punto cruciale. Un efficace
coordinamento porta ad una corretta gestione delle risorse e
ad evitare che prodotti soprattutto alimentari siano distrutti
quando in altre parti del mondo potrebbero risolvere
situazioni tragiche.
Il controllo parlamentare, di cui si tratta all'articolo
4, viene effettuato non tramite la costituzione di una
Commissione ad hoc, che riteniamo superflua, ma con
l'operato delle competenti Commissioni parlamentari, alle
quali spetta inoltre fornire al Ministro degli affari esteri
indicazioni bipartizan sui Paesi destinatari
dell'APS.
Il capo II tratta della programmazione delle attività di
APS, e prevede, come la maggior parte dei progetti di legge
già presentati, la costituzione di un soggetto esterno al
Ministero degli affari esteri, dotato di elevata competenza
tecnica, che funga, per abusare di un concetto dei nostri
tempi, da "cabina di regia".
L'Agenzia deve coordinare sul piano operativo tutte le
azioni di APS, fornendo agli organi di controllo politico
(Ministero degli affari esteri, competenti Commissioni
parlamentari, consiglio di amministrazione) e di controllo
tecnico (comitato consultivo), tutte le informazioni
necessarie. Ulteriore sua funzione è quella di costituire una
interfaccia tra le iniziative di APS ed i singoli, o le
collettività interessate a partecipare alle iniziative.
Infine, l'Agenzia ha l'incarico di valutare in prima battuta
le iniziative di cooperazione decentrata, fornendo pareri
sulla loro compatibilità con i programmi nazionali e sulla
loro efficacia.
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Tra gli organi dell'Agenzia meritano particolare
attenzione il consiglio di amministrazione (articolo 8),
soggetto meramente politico, composto da rappresentanti dei
Ministeri coinvolti nella cooperazione allo sviluppo,
responsabili della corretta ed efficace applicazione dei
programmi nazionali, ed il comitato consultivo, che
costituisce il tramite tra le categorie ed i settori
interessati ed il soggetto che si occupa dei processi di
assegnazione delle iniziative, cioè l'Agenzia.
Il capo III completa la presente proposta di legge,
definendo i soggetti abilitati a svolgere attività di APS per
conto dell'Italia.
Il proliferare di organizzazioni non governative che si
occupano di cooperazione allo sviluppo registrato negli ultimi
anni fa intendere che l'Italia è un Paese in cui il concetto
di solidarietà è fortemente presente. L'esiguo numero di
volontari internazionali regolarmente registrati (235 alla
fine del 1996) indica il contrario. La presente proposta di
legge intende favorire al massimo i soggetti che intendono
partecipare all'APS così come stabilito dal programma
nazionale, tenere in considerazione eventuali progetti
interessanti e contribuire in percentuali variabili ad
iniziative di cooperazione decentrata. Per quanto riguarda il
fenomeno del volontariato, devono essere fatti tutti i passi
necessari affinché chi sia effettivamente mosso da sentimenti
di solidarietà abbia davanti a sé una autostrada, e non un
percorso continuamente ostacolato da timbri, documenti,
protocolli e scartafacci vari. Viceversa deve essere
emarginato chi intravede in azioni di volontariato mezzi da
poter sfruttare per ottenere agevolazioni di qualsiasi genere,
senza peraltro offrire un contributo valido.
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