| Onorevoli Colleghi! - Quella dei finanzieri è una
storia di oltre due secoli - nel 1974 ricorse infatti il
bicentenario di fondazione del Corpo della guardia di di
finanza - durante i quali essi furono soggetti partecipi degli
avvenimenti del Paese. Il Corpo della guardia di finanza è uno
speciale Corpo di polizia che dipende direttamente dal
Ministero delle finanze. E' organizzato secondo un assetto
militare ed è parte integrante delle Forze armate dello Stato
- consegna della bandiera di guerra nel 1914 - oltre che della
forza pubblica. I compiti istituzionali affidati a tale Corpo
sono disposti dalla legge 23 aprile 1959, n. 189. In generale,
il Corpo della guardia di finanza è un organismo di polizia
tributaria e, in senso più lato, di polizia
economico-finanziaria. I poteri attribuiti ai militari del
Corpo sono essenzialmente riconducibili alle funzioni di:
polizia tributaria;
polizia valutaria;
polizia giudiziaria;
polizia di sicurezza, controllo del territorio, servizi
di scorta e tutela di personalità e di collaboratori di
giustizia, mantenimento dell'ordine in aree del territorio
colpite da pubbliche calamità.
Tali funzioni sono attivate d'iniziativa o a richiesta
delle autorità legittimate a farlo.
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In tale contesto il Corpo della guardia di finanza si pone
quale forza di polizia, dedita:
alla prevenzione, alla ricerca e alla denuncia di
illeciti finanziari, ovvero tributari;
alla lotta al riciclaggio e ai settori fiscalmente
pericolosi controllati dalla criminalità organizzata,
avvalendosi del Servizio centrale di investigazione sulla
criminalità organizzata (SCICO) e dei Gruppi interprovinciali
di investigazione sulla criminalità organizzata (GICO), del
Nucleo speciale di polizia valutaria e dei Nuclei regionali di
polizia tributaria;
alla repressione delle frodi consistenti nell'indebita
percezione di finanziamenti comunitari;
al contrasto alla criminalità organizzata;
a servizi antiterrorismo e di pronto intervento;
al controllo e alla vigilanza doganale;
al contrasto al contrabbando;
al contrasto al traffico di stupefacenti attraverso i
Gruppi operativi antidroga (GOA) e le unità cinofile;
al contrasto dell'immigrazione clandestina;
alle missioni internazionali.
Come è ben comprensibile, i compiti del Corpo della
guardia di finanza sono molteplici, complessi e spaziano in
settori estremamente delicati della società organizzata,
settori nei quali i militari del Corpo della guardia di
finanza si sono sempre distinti positivamente per dedizione al
dovere, collaborando a garantire efficacemente con altre forze
di polizia la sicurezza del Paese. Purtroppo, è dal luglio del
1994 che ufficiali e sottufficiali con ruoli di rilievo e di
responsabilità all'interno del Corpo della guardia di finanza
sono coinvolti in fatti di cronaca giudiziaria per attività
illecite. Nell'immaginario dei cittadini i finanzieri sono
ora, in generale, dei corrotti-corruttori, dei soggetti
istituzionali che utilizzano il loro status per ottenere
benefìci personali. All'affermarsi di questa idea ha
contribuito il fatto che negli ultimi due anni sono risultati
indagati per illeciti diversi ufficiali e sottufficiali i
quali, anche a fronte di una loro richiesta di poter
patteggiare, non sono stati allontanati dal Corpo. Queste
situazioni pongono la necessità di conoscere lo stato di
salute del Corpo allorché le azioni di suoi rappresentanti
paiono mettere in discussione non l'affidabilità del Corpo
della guardia di finanza verso le regole di trasparenza
proprie di un Paese democratico, quanto l'affidabilità
istituzionale di suoi uomini; contestualmente ai fatti occorsi
è anche necessario che si giunga a comprendere se le attività
illecite rese di dominio pubblico dai mezzi di informazione
fossero già da tempo note all'interno del Corpo.
Una ricognizione sul Corpo della guardia di finanza
attraverso una Commissione parlamentare di inchiesta
rappresenta lo strumento con cui il Parlamento può acquisire
formalmente con finalità istituzionali informazioni sulla
stessa. Ricordiamo a supporto della validità dell'istituzione
di una Commissione parlamentare di inchiesta sul
finanziamento, i compiti, la struttura e i meccanismi interni
di controllo del Corpo della guardia di finanza, le ricerche e
le audizioni svolte ed i risultati raggiunti da commissioni
analoghe, ad esempio il Comitato parlamentare per i servizi di
informazione e sicurezza e per il segreto di Stato. In tal
senso vale ricordare l' incipit (pagina 11) alla
Relazione del primo rapporto sul sistema di informazione e
sicurezza del 1995: "Lo Stato democratico ha diritto alla
ricerca di informazioni riservate ed alla acquisizione di
notizie in qualsiasi modo rilevanti per la difesa della
propria integrità e della sicurezza pubblica".
Si rammentano a supporto di questa iniziativa
parlamentare:
l'articolo 54 della Costituzione che stabilisce che: "I
cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere
di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento
(...)";
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l'articolo 82 della Costituzione che dispone che:
"Ciascuna Camera può disporre inchieste su materie di pubblico
interesse".
Si rammenta al Parlamento che:
la Commissione di inchiesta interna al Corpo varata nel
luglio del 1994 non ha comunicato al Parlamento i contenuti e
le conclusioni a cui è pervenuta;
il codice deontologico varato con enfasi dal Comando
generale non ha risolto i problemi.
Tali strumenti di indagine furono accolti da molti
militari appartenenti al Corpo della guardia di finanza come
operazioni di facciata, non indirizzate ad una decisa ed
auspicabile soluzione dei problemi interni rimuovendo le
persone che ne sono causa.
In questo senso una Commissione parlamentare di inchiesta
deve essere vista come la volontà del Parlamento di proseguire
il lavoro intrapreso dalla Commissione di inchiesta interna
promossa dal Corpo della guardia di finanza al fine di
comprendere se i fenomeni di corruzione all'interno del Corpo
sono da circoscrivere a pochi casi o se invece rappresentano
un male più diffuso.
La difficoltà della Commissione di inchiesta interna di
addivenire ad alcunché di risolutivo è attribuibile forse
anche al fatto che il soggetto controllore ed il soggetto
controllato erano il medesimo; una situazione difficile da
gestire, in quanto può facilmente accadere che la struttura
per salvaguardarsi da eventuali effetti deflagranti, anche di
immagine, possa dimostrarsi parziale e preferisca tacere
piuttosto che esporre suoi uomini. L'eventuale scelta
favorevole del Parlamento all'istituzione della Commissione
non deve essere sentita come un volersi sostituire alla
magistratura oppure come un'iniziativa per occuparsi del Corpo
della guardia di finanza con spirito inquisitorio o
distruttivo, ma come l'iniziativa di un organo istituzionale
super partes. In ogni caso si pone come un'azione che il
Parlamento svolge solamente dopo avere dovuto constatare che
quella promossa dal Corpo della guardia di finanza stesso non
è servita allo scopo prefissosi.
Si ricorda che il Parlamento sia come organo di
salvaguardia della democrazia e della libertà nel Paese, sia
come supremo organo di amministrazione dello Stato, che con la
propria attività legislativa istituisce organismi provvedendo
a dotarli di mezzi e risorse finanziarie, ha il dovere di
controllare e monitorare, nell'interesse pubblico, l'operato
degli organismi ad esso sottoposti. E' necessario quindi che
per una valutazione complessiva sul Corpo della guardia di
finanza il Parlamento possa conoscere:
se i fatti resi pubblici dai mezzi di informazione
fossero conosciuti da tempo da persone appartenenti al Corpo
della guardia di finanza;
i procedimenti disciplinari assunti dai vertici del
Corpo della guardia di finanza e dal Ministro competente nei
confronti di quegli ufficiali e sottufficiali del Corpo che si
sono resi colpevoli di atti illeciti;
la possibilità che rappresentanti del Corpo della
guardia di finanza del settore di polizia tributaria possano
avere utilizzato le proprie competenze tecniche nel campo
fiscale a beneficio anche di imprenditori;
se denunce di attività illecite da parte di
rappresentanti del Corpo della guardia di finanza possano
essere state dissuase anche con trasferimenti immotivati;
l'esistenza e l'eventuale dimensione di rapporti
illeciti tra ufficiali del Corpo della guardia di finanza,
imprenditori e magistrati;
l'attività dell'Associazione nazionale Progetto
democrazia in divisa;
le possibilità che pubblici ufficiali del Corpo della
guardia di finanza possano acquisire informazioni e
predisporre dossier sui cittadini;
il tipo di prove valutative dei concorsi per passaggio
di grado dei finanzieri e la loro attinenza rispetto
all'attività svolta.
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Si sottolinea che un'eventuale volontà parlamentare di
istituire una Commissione parlamentare di inchiesta, deve
essere intesa come la volontà di salvaguardare il Corpo della
guardia di finanza da quei suoi uomini che indegnamente
abusano del loro incarico istituzionale, e che creano con le
loro azioni un doppio problema: astiosità, antipatia,
diffidenza verso il Corpo della guardia di finanza nei
cittadini; malumore ed insoddisfazione all'interno della
stessa. Conseguentemente non si tratta di un attacco
all'istituzione, ma semmai di un attacco contro chi scredita
con il proprio operato illegale l'immagine ed i valori del
Corpo. Infatti, si richiede la istituzione di una Commissione
parlamentare di inchiesta per non permettere che l'operato di
alcuni possa mimare il valore delle istituzioni innanzi ai
cittadini portandoli a ritenere che anche il Parlamento possa
essere connivente o tutt'al più indifferente ad eventuali atti
illeciti commessi da ufficiali o sottufficiali del Corpo della
guardia di finanza. Un Paese dove l'onestà non paga e dove le
istituzioni e gli incarichi istituzionali sono funzionali ad
un esercizio sbagliato e pericoloso del potere.
Inoltre, una Commissione parlamentare di inchiesta è
necessaria per non permettere che la parte positiva del Corpo
possa arrivare a dimostrarsi sfiduciata nei confronti dello
stesso, vedendo che chi commette errori gravi non viene punito
o rimosso dal proprio incarico, e quindi giungere a pensare
che non vi sia volontà da parte di alcuno, nemmeno del
Parlamento, di chiarire la situazione punendo i colpevoli. In
effetti, è accaduto anche recentemente, nel 1998, che
ufficiali del Corpo della guardia di finanza accusati di
gravissimi comportamenti illeciti e con procedimenti penali in
corso siano stati inopportunamente insigniti con encomi.
E' necessario quindi che coloro che hanno sbagliato in
modo grave e coscientemente si assumano tutte le
responsabilità del caso; responsabilità soprattutto nei
confronti del Corpo della guardia di finanza per il modo poco
esemplare con cui la loro azione di comando si è esplicata.
Una situazione di particolare gravità se si considera che le
persone coinvolte nelle azioni giudiziarie sono comandanti di
uomini.
Conseguentemente, l'inchiesta proposta è auspicabile anche
per riguardo verso tutti quei finanzieri che a suo tempo sono
entrati nel Corpo credendo in esso e vi rimangono perché
credono nelle istituzioni, nella legalità e nello spirito di
servizio, giungendo per garantire questo risultato anche al
sacrificio della loro vita.
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