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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XIII Legislatura

Documento


60816
DDL5082-0002
Progetto di legge Camera n. 5082 - testo presentato - (DDL13-5082)
(suddiviso in 6 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C5082. TESTIPDL
...C5082.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC5082 ZZ13 ZZRL ZZPR
     Onorevoli Colleghi! - Quella dei finanzieri è una
  storia di oltre due secoli - nel 1974 ricorse infatti il
  bicentenario di fondazione del Corpo della guardia di di
  finanza - durante i quali essi furono soggetti partecipi degli
  avvenimenti del Paese.  Il Corpo della guardia di finanza è uno
  speciale Corpo di polizia che dipende direttamente dal
  Ministero delle finanze.  E' organizzato secondo un assetto
  militare ed è parte integrante delle Forze armate dello Stato
  - consegna della bandiera di guerra nel 1914 - oltre che della
  forza pubblica.  I compiti istituzionali affidati a tale Corpo
  sono disposti dalla legge 23 aprile 1959, n. 189.  In generale,
  il Corpo della guardia di finanza è un organismo di polizia
  tributaria e, in senso più lato, di polizia
  economico-finanziaria.  I poteri attribuiti ai militari del
  Corpo sono essenzialmente riconducibili alle funzioni di:
       polizia tributaria;
       polizia valutaria;
       polizia giudiziaria;
       polizia di sicurezza, controllo del territorio, servizi
  di scorta e tutela di personalità e di collaboratori di
  giustizia, mantenimento dell'ordine in aree del territorio
  colpite da pubbliche calamità.
     Tali funzioni sono attivate d'iniziativa o a richiesta
  delle autorità legittimate a farlo.
 
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      In tale contesto il Corpo della guardia di finanza si pone
  quale forza di polizia, dedita:
       alla prevenzione, alla ricerca e alla denuncia di
  illeciti finanziari, ovvero tributari;
       alla lotta al riciclaggio e ai settori fiscalmente
  pericolosi controllati dalla criminalità organizzata,
  avvalendosi del Servizio centrale di investigazione sulla
  criminalità organizzata (SCICO) e dei Gruppi interprovinciali
  di investigazione sulla criminalità organizzata (GICO), del
  Nucleo speciale di polizia valutaria e dei Nuclei regionali di
  polizia tributaria;
       alla repressione delle frodi consistenti nell'indebita
  percezione di finanziamenti comunitari;
       al contrasto alla criminalità organizzata;
       a servizi antiterrorismo e di pronto intervento;
       al controllo e alla vigilanza doganale;
       al contrasto al contrabbando;
       al contrasto al traffico di stupefacenti attraverso i
  Gruppi operativi antidroga (GOA) e le unità cinofile;
       al contrasto dell'immigrazione clandestina;
       alle missioni internazionali.
     Come è ben comprensibile, i compiti del Corpo della
  guardia di finanza sono molteplici, complessi e spaziano in
  settori estremamente delicati della società organizzata,
  settori nei quali i militari del Corpo della guardia di
  finanza si sono sempre distinti positivamente per dedizione al
  dovere, collaborando a garantire efficacemente con altre forze
  di polizia la sicurezza del Paese.  Purtroppo, è dal luglio del
  1994 che ufficiali e sottufficiali con ruoli di rilievo e di
  responsabilità all'interno del Corpo della guardia di finanza
  sono coinvolti in fatti di cronaca giudiziaria per attività
  illecite.  Nell'immaginario dei cittadini i finanzieri sono
  ora, in generale, dei corrotti-corruttori, dei soggetti
  istituzionali che utilizzano il loro  status  per ottenere
  benefìci personali.  All'affermarsi di questa idea ha
  contribuito il fatto che negli ultimi due anni sono risultati
  indagati per illeciti diversi ufficiali e sottufficiali i
  quali, anche a fronte di una loro richiesta di poter
  patteggiare, non sono stati allontanati dal Corpo.  Queste
  situazioni pongono la necessità di conoscere lo stato di
  salute del Corpo allorché le azioni di suoi rappresentanti
  paiono mettere in discussione non l'affidabilità del Corpo
  della guardia di finanza verso le regole di trasparenza
  proprie di un Paese democratico, quanto l'affidabilità
  istituzionale di suoi uomini; contestualmente ai fatti occorsi
  è anche necessario che si giunga a comprendere se le attività
  illecite rese di dominio pubblico dai mezzi di informazione
  fossero già da tempo note all'interno del Corpo.
     Una ricognizione sul Corpo della guardia di finanza
  attraverso una Commissione parlamentare di inchiesta
  rappresenta lo strumento con cui il Parlamento può acquisire
  formalmente con finalità istituzionali informazioni sulla
  stessa.  Ricordiamo a supporto della validità dell'istituzione
  di una Commissione parlamentare di inchiesta sul
  finanziamento, i compiti, la struttura e i meccanismi interni
  di controllo del Corpo della guardia di finanza, le ricerche e
  le audizioni svolte ed i risultati raggiunti da commissioni
  analoghe, ad esempio il Comitato parlamentare per i servizi di
  informazione e sicurezza e per il segreto di Stato.  In tal
  senso vale ricordare l' incipit  (pagina 11) alla
  Relazione del primo rapporto sul sistema di informazione e
  sicurezza del 1995: "Lo Stato democratico ha diritto alla
  ricerca di informazioni riservate ed alla acquisizione di
  notizie in qualsiasi modo rilevanti per la difesa della
  propria integrità e della sicurezza pubblica".
     Si rammentano a supporto di questa iniziativa
  parlamentare:
       l'articolo 54 della Costituzione che stabilisce che: "I
  cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere
  di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento
  (...)";
 
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       l'articolo 82 della Costituzione che dispone che:
  "Ciascuna Camera può disporre inchieste su materie di pubblico
  interesse".
     Si rammenta al Parlamento che:
       la Commissione di inchiesta interna al Corpo varata nel
  luglio del 1994 non ha comunicato al Parlamento i contenuti e
  le conclusioni a cui è pervenuta;
       il codice deontologico varato con enfasi dal Comando
  generale non ha risolto i problemi.
     Tali strumenti di indagine furono accolti da molti
  militari appartenenti al Corpo della guardia di finanza come
  operazioni di facciata, non indirizzate ad una decisa ed
  auspicabile soluzione dei problemi interni rimuovendo le
  persone che ne sono causa.
     In questo senso una Commissione parlamentare di inchiesta
  deve essere vista come la volontà del Parlamento di proseguire
  il lavoro intrapreso dalla Commissione di inchiesta interna
  promossa dal Corpo della guardia di finanza al fine di
  comprendere se i fenomeni di corruzione all'interno del Corpo
  sono da circoscrivere a pochi casi o se invece rappresentano
  un male più diffuso.
     La difficoltà della Commissione di inchiesta interna di
  addivenire ad alcunché di risolutivo è attribuibile forse
  anche al fatto che il soggetto controllore ed il soggetto
  controllato erano il medesimo; una situazione difficile da
  gestire, in quanto può facilmente accadere che la struttura
  per salvaguardarsi da eventuali effetti deflagranti, anche di
  immagine, possa dimostrarsi parziale e preferisca tacere
  piuttosto che esporre suoi uomini.  L'eventuale scelta
  favorevole del Parlamento all'istituzione della Commissione
  non deve essere sentita come un volersi sostituire alla
  magistratura oppure come un'iniziativa per occuparsi del Corpo
  della guardia di finanza con spirito inquisitorio o
  distruttivo, ma come l'iniziativa di un organo istituzionale
  super partes.  In ogni caso si pone come un'azione che il
  Parlamento svolge solamente dopo avere dovuto constatare che
  quella promossa dal Corpo della guardia di finanza stesso non
  è servita allo scopo prefissosi.
     Si ricorda che il Parlamento sia come organo di
  salvaguardia della democrazia e della libertà nel Paese, sia
  come supremo organo di amministrazione dello Stato, che con la
  propria attività legislativa istituisce organismi provvedendo
  a dotarli di mezzi e risorse finanziarie, ha il dovere di
  controllare e monitorare, nell'interesse pubblico, l'operato
  degli organismi ad esso sottoposti.  E' necessario quindi che
  per una valutazione complessiva sul Corpo della guardia di
  finanza il Parlamento possa conoscere:
       se i fatti resi pubblici dai mezzi di informazione
  fossero conosciuti da tempo da persone appartenenti al Corpo
  della guardia di finanza;
       i procedimenti disciplinari assunti dai vertici del
  Corpo della guardia di finanza e dal Ministro competente nei
  confronti di quegli ufficiali e sottufficiali del Corpo che si
  sono resi colpevoli di atti illeciti;
       la possibilità che rappresentanti del Corpo della
  guardia di finanza del settore di polizia tributaria possano
  avere utilizzato le proprie competenze tecniche nel campo
  fiscale a beneficio anche di imprenditori;
       se denunce di attività illecite da parte di
  rappresentanti del Corpo della guardia di finanza possano
  essere state dissuase anche con trasferimenti immotivati;
       l'esistenza e l'eventuale dimensione di rapporti
  illeciti tra ufficiali del Corpo della guardia di finanza,
  imprenditori e magistrati;
       l'attività dell'Associazione nazionale Progetto
  democrazia in divisa;
       le possibilità che pubblici ufficiali del Corpo della
  guardia di finanza possano acquisire informazioni e
  predisporre  dossier  sui cittadini;
       il tipo di prove valutative dei concorsi per passaggio
  di grado dei finanzieri e la loro attinenza rispetto
  all'attività svolta.
 
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     Si sottolinea che un'eventuale volontà parlamentare di
  istituire una Commissione parlamentare di inchiesta, deve
  essere intesa come la volontà di salvaguardare il Corpo della
  guardia di finanza da quei suoi uomini che indegnamente
  abusano del loro incarico istituzionale, e che creano con le
  loro azioni un doppio problema: astiosità, antipatia,
  diffidenza verso il Corpo della guardia di finanza nei
  cittadini; malumore ed insoddisfazione all'interno della
  stessa.  Conseguentemente non si tratta di un attacco
  all'istituzione, ma semmai di un attacco contro chi scredita
  con il proprio operato illegale l'immagine ed i valori del
  Corpo.  Infatti, si richiede la istituzione di una Commissione
  parlamentare di inchiesta per non permettere che l'operato di
  alcuni possa mimare il valore delle istituzioni innanzi ai
  cittadini portandoli a ritenere che anche il Parlamento possa
  essere connivente o tutt'al più indifferente ad eventuali atti
  illeciti commessi da ufficiali o sottufficiali del Corpo della
  guardia di finanza.  Un Paese dove l'onestà non paga e dove le
  istituzioni e gli incarichi istituzionali sono funzionali ad
  un esercizio sbagliato e pericoloso del potere.
     Inoltre, una Commissione parlamentare di inchiesta è
  necessaria per non permettere che la parte positiva del Corpo
  possa arrivare a dimostrarsi sfiduciata nei confronti dello
  stesso, vedendo che chi commette errori gravi non viene punito
  o rimosso dal proprio incarico, e quindi giungere a pensare
  che non vi sia volontà da parte di alcuno, nemmeno del
  Parlamento, di chiarire la situazione punendo i colpevoli.  In
  effetti, è accaduto anche recentemente, nel 1998, che
  ufficiali del Corpo della guardia di finanza accusati di
  gravissimi comportamenti illeciti e con procedimenti penali in
  corso siano stati inopportunamente insigniti con encomi.
     E' necessario quindi che coloro che hanno sbagliato in
  modo grave e coscientemente si assumano tutte le
  responsabilità del caso; responsabilità soprattutto nei
  confronti del Corpo della guardia di finanza per il modo poco
  esemplare con cui la loro azione di comando si è esplicata.
  Una situazione di particolare gravità se si considera che le
  persone coinvolte nelle azioni giudiziarie sono comandanti di
  uomini.
     Conseguentemente, l'inchiesta proposta è auspicabile anche
  per riguardo verso tutti quei finanzieri che a suo tempo sono
  entrati nel Corpo credendo in esso e vi rimangono perché
  credono nelle istituzioni, nella legalità e nello spirito di
  servizio, giungendo per garantire questo risultato anche al
  sacrificio della loro vita.
 
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