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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XIII Legislatura

Documento


60955
DDL5099-0002
Progetto di legge Camera n. 5099 - testo presentato - (DDL13-5099)
(suddiviso in 4 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C5099. TESTIPDL
...C5099.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC5099 ZZ13 ZZRL ZZPR
     Onorevoli Colleghi! - Il confronto politico-legislativo
  intorno ai problemi della scuola si è incentrato, in
  quest'ultima fase, sull'opzione di anticipare un primo
  elevamento dell'obbligo di istruzione rispetto al complessivo
  riordino del sistema scolastico e formativo, che risulta così
  di fatto rinviato.  E' una scelta che ha suscitato non poche
  perplessità per i rischi che comportano in simili materie
  scelte frammentarie.  Ma poiché questo è oggi il terreno su cui
  ci si misura, riteniamo non solo opportuno ma doveroso
  presentare una proposta di legge che si collochi in
 
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  quest'ambito di intervento, in armonia con le linee direttive
  della proposta organica di riforma dei gradi scolastici che è
  stata presentata a suo tempo.  E proprio perché questo è lo
  spirito animatore della presente proposta di legge, riteniamo
  opportuno illustrarlo anche richiamando alcuni delle
  motivazioni di ordine complessivo che avevamo indicato nella
  relazione di presentazione del progetto di legge più ampio.
     Ai sistemi formativi dei Paesi più sviluppati sono rivolte
  domande sempre più esigenti.  Ad essi è richiesto di formare
  alla cittadinanza; preparare al lavoro; far accedere
  all'istruzione superiore l'intera popolazione e non soltanto
  un' élite,  favorendo in tutti i modi l'eguaglianza delle
  opportunità e la mobilità sociale verso l'alto; costruire le
  classi dirigenti; fornire impulso allo sviluppo economico;
  conferire all'educazione i caratteri di un'attività che dura
  tutta una vita.
     I Ministri competenti in materia di educazione dei Paesi
  membri dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo
  economico (OCSE) riunitisi a Parigi nel 1996, hanno chiesto di
  monitorare gli sviluppi delle politiche scolastiche dei Paesi
  membri, per individuare più chiaramente i progressi in questo
  campo.  Ma se è relativamente facile descrivere l'espansione
  dei sistemi scolastici evidenziando gli accresciuti tassi di
  scolarità, assai più difficile è stabilire se simili
  investimenti riescano a sortire effetti.  I milioni di giovani
  in più che frequentano le aule scolastiche ed universitarie
  per un numero più elevato di anni affrontano con una migliore
  preparazione l'ingresso nel mondo degli adulti e del lavoro.  E
  le condizioni in cui quest'ingresso si realizza sono tali da
  indurli a protrarre la propria educazione per l'intero arco
  della vita?
     In realtà, l'opinione pubblica, i Governi, gli operatori,
  sono consapevoli dell'inadeguatezza della maggior parte dei
  modelli formativi tuttora vigenti.  Le ragioni sono ormai note.
  Tempo di vita e tempo di lavoro, età della formazione ed età
  del lavoro, ruoli dirigenti e ruoli esecutivi, contenuti
  formativi d'eccellenza e contenuti formativi
  professionalizzanti, tutto era scandito secondo gerarchie e
  cadenze stabili e prevedibili.  Quest'insieme "ben ordinato"
  sta crollando sotto la spinta dei mutamenti produttivi,
  economici e sociali indotti dalla globalizzazione e per
  effetto delle trasformazioni profonde cui il  Welfare State
  è stato costretto.  I mutamenti hanno sconvolto ruoli,
  contenuti, tempi, rapporti tra le generazioni.
     Dal punto di vista della quantità, inoltre, la scuola
  italiana "disperde" al livello del diploma, circa il 50 per
  cento della generazione in età, al livello della laurea circa
  il 90 per cento.  Alla dispersione si deve aggiungere il
  fenomeno dell'evasione dell'obbligo, soprattutto al sud, e
  quello della fuga dal post-obbligo, soprattutto al nord.
  Queste medie ci collocano molto al di sotto della media
  dell'OCSE.  Per non parlare dei nostri diretti  partner  e
  concorrenti economici; USA, Germania, Gran Bretagna e Francia.
  Se la media dell'OCSE è del 70 per cento dei diplomati e in
  Germania raggiunge il 90 per cento, la produttività della
  nostra scuola è certamente molto bassa.
     Le cause della dispersione si possono ricondurre alla
  rigidità dei percorsi scolastici, al centralismo
  politico-amministrativo, alla cultura pedagogica dominante,
  fondata sulla centralità dell'insegnare, invece che su quella
  dell'apprendere.
     Le cause dell'evasione e soprattutto della fuga si devono,
  al nord, alla spinta delle famiglie verso il lavoro subìto e,
  al sud, a condizioni di povertà economica e deprivazione
  culturale.
     Tra le riforme necessarie c'è innanzitutto il
  rovesciamento della filosofia formativa della scuola fondata
  sull'unicità del percorso formativo e sul primato assoluto
  della funzione docente.  Al centro del processo formativo deve
  stare il soggetto che apprende e si forma, nella concretezza
  della sua condizione sociale, culturale, ambientale.  La scuola
  deve prevedere, per questo, in ogni suo grado, larghi margini
  di opzione, deve articolare l'onnicomprensività, deve adottare
  "la pedagogia del successo", valorizzando attitudini e
  interessi.  Occorre pertanto una nuova strutturazione
  dell'apparato formativo, che preveda un minimo comune
 
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  denominatore di strumenti culturali, sufficiente per muoversi
  nella società contemporanea, e una pluralità di percorsi
  flessibili e di curricula, ai quali i giovani possano accedere
  consapevolmente.
     Dunque: un nuovo ordine dei cicli, una ridefinizione dei
  programmi, nuove tecniche di apprendimento ed insegnamento, ma
  prima ancora un nuovo assetto istituzionale e amministrativo
  sia del sistema nazionale dell'istruzione che dei singoli
  istituti scolastici.
     Oggi, in Italia, in materia di istruzione, tutto è
  "ingessato" perché l'istruzione è unica in tutto il Paese e
  per tutti i destinatari: quella decisa e pianificata da parte
  del Ministero della pubblica istruzione.  Al contrario,
  solamente il pluralismo dell'offerta formativa permette una
  risposta corretta alla domanda e alla libertà di scelta degli
  aventi diritto.  Ne esce rafforzato il compito della
  Repubblica, che è di dettare le norme generali sull'istruzione
  statale e non statale, pubblica e privata; e dello Stato, che
  è di garantire i cittadini facendo osservare le norme.
     Le scuole di Stato, finalmente autonome dall'ente che le
  istituisce, sono chiamate, d'ora in avanti, a progettare
  l'offerta in risposta alla domanda, non in attuazione della
  pianificazione del Ministro della pubblica istruzione ma in
  base alla committenza sociale, visto che le risorse
  provengono, attraverso l'imposizione, dai privati cittadini.
  In questo modo esisteranno scuole secondo modelli autonomi,
  cioè un pluralismo di scuole con il relativo pluralismo
  dell'offerta e della responsabilità dei risultati.  Allo Stato
  competerà la valutazione degli stessi.
     La presente proposta di legge si prefigge l'obiettivo
  iniziale di innalzare l'obbligo dell'istruzione a sedici anni
  attraverso un sistema "duale".  Un'attenzione particolare va
  infatti data al rapporto della scuola con il mondo del lavoro;
  tale rapporto deve divenire organico e sinergico.  E' tempo che
  nasca anche nel nostro Paese un sistema duale della formazione
  che riabiliti e valorizzi adeguatamente la formazione
  professionale.  L'obbligo scolastico previsto fino ai sedici
  anni interessa per queste ragioni in modo differenziato ed
  articolato la scuola e la formazione professionale.
     L'obiettivo prioritario della presente proposta di legge è
  quello di consentire il passaggio: dalla centralità delle
  discipline alla centralità dell'alunno; dalla centralità delle
  nozioni alla centralità della cultura come approccio ai
  problemi della vita e come palestra di libertà; dalla
  centralità della burocrazia alla centralità dell'efficienza e
  dell'efficacia del sistema, attraverso una pari dignità tra i
  gradi scolastici e tra questi e i soggetti statali e non
  statali coinvolti nel sistema formativo.
     Rispetto alla formazione professionale non possiamo fare a
  meno di evidenziare che il modello italiano è rimasto l'unico
  in Europa che non si è posto in sintonia con lo sviluppo
  industriale e con le nuove logiche della società complessa in
  cui viviamo.  Sicché la formazione professionale è rimasta, nel
  nostro sistema scolastico, isolata, in una posizione
  subalterna e di emarginazione, sino a porsi come alternativa
  finale di ripiego rispetto a fenomeni che purtroppo
  caratterizzano negativamente il nostro sistema scolastico
  (evasione, dispersione, insuccessi).
     L'idea che l'istruzione e la formazione professionale
  siano qualcosa che sta "al servizio di" o che è "strumentale
  a", cioè qualcosa di subalterno, di inferiore, di sottoposto,
  di subordinato, è radicata storicamente; intendiamo dire nella
  storia del sistema scolastico italiano.  Il sistema scolastico
  secondario, infatti, è nato più di cento anni fa in maniera
  dicotomica, cioè con una netta divaricazione tra l'istruzione
  classica e l'istruzione tecnica.  La spaccatura tra i due
  ordini di scuola fu aspramente critica fin dall'inizio, ma
  rimase nell'ordinamento e permane tuttora nella percezione
  comune anche degli uomini di cultura.  Sul gradino superiore
  stanno i licei.  Su quelli inferiori stanno prima gli istituti
  tecnici e poi, via via, gli istituti professionali e la
  formazione professionale.  Una vera e propria gerarchia, non
  solo e non tanto di prestigio, ma soprattutto di natura, di
  essenza, di qualità.  Nel nostro Paese, insomma, la formazione
 
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  professionale è stata percepita come percorso di pari dignità
  culturale e pedagogica rispetto a quello scolastico solo da
  coloro che l'hanno vissuta (enti, docenti, studenti,
  famiglia).  Di questa concezione prioritaria, invece, non c'è
  traccia nei documenti legislativi in vigore, né nelle proposte
  di riforma del Governo Prodi.  La formazione professionale
  sembra ridotta a schiava della scuola nel documento
  governativo sul "riordino dei cicli scolastici" e a serva del
  lavoro nel pacchetto che contiene le "norme in materia di
  promozione dell'occupazione".  Si tratta, in entrambi i casi di
  visioni riduttive e penalizzanti della formazione
  professionale.
     L'ipotesi della formazione professionale, così, come si
  evince dalla presente proposta di legge, al contrario,
  raccoglie le indicazioni dell'OCSE per creare un sistema nel
  quale vi sia meno separazione, nei singoli programmi, tra le
  forme di insegnamento di impostazione generale e quelle
  orientate all'avviamento a specifici settori professionali;
  affinché una volta compiuta la transizione al lavoro, le
  persone si vedano offrire possibilità di riprendere gli studi
  a pieno tempo, nonché di seguire percorsi di istruzione e
  formazione permanente a tempo parziale; affinché i certificati
  ed i diplomi siano trasferibili da un particolare contesto del
  sistema scolastico ad un altro; affinché, infine, i meccanismi
  di finanziamento che, facilitando l'accesso da parte di
  categorie in condizioni svantaggiate, consentano loro di non
  interrompere l'istruzione e la formazione.
     Il sistema proposto è, per questo, duale nel senso di
  un'effettiva compenetrazione ed interazione tra i due aspetti
  (culturale e professionale) ed è innovativo nel senso che per
  la prima volta, nel ridisegnare la scuola italiana; si pongono
  sullo stesso piano lo studio e il lavoro.
     In sostanza, la presente proposta di legge innalza
  l'obbligo scolastico di due anni e ne prevede l'assolvimento
  anche negli istituti di formazione professionale che devono
  passare tutti, in ossequio al dettato costituzionale, alle
  regioni.
     La formazione professionale, in altre parole, assume pari
  dignità al canale scolastico e sono previste forme di
  passaggio fra scuola e formazione.
     Particolare rilievo è dato nell'ambito della formazione
  professionale ai rapporti con la realtà produttiva e con
  l'apprendistato al fine complessivo di eliminare la
  separazione drammatica fra mondo della scuola e della
  formazione e mondo del lavoro che ha contribuito fino ad oggi
  alla crescita del grave fenomeno della disoccupazione
  giovanile intellettuale.
     La presente proposta di legge intende orientare il nostro
  ordinamento scolastico e formativo verso l'Europa consentendo
  ai nostri giovani di essere competitivi sul piano europeo ed
  internazionale.
 
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