| Onorevoli Colleghi! - Nel corso della XII legislatura,
il problema dello smaltimento dei rifiuti e del riciclaggio o
riutilizzo dei residui - oltre a suscitare vasta eco sui mezzi
di informazione, per le numerose e gravi implicazioni di
carattere economico ed ambientale - è stato oggetto di
un'approfondito esame da parte della Commissione ambiente,
territorio e lavori pubblici della Camera dei deputati,
nell'ambito di un'indagine conoscitiva deliberata il 21 giugno
1994, in occasione della discussione per la conversione in
legge del decreto-legge 6 maggio 1994, n. 279, riguardante le
materie prime secondarie.
L'intenso ed articolato dibattito svoltosi nella
Commissione ambiente, nel corso delle numerose audizioni di
soggetti coinvolti nel complesso processo della produzione e
della gestione dei rifiuti, ha fornito un quadro molto
preoccupante della situazione relativa allo smaltimento dei
rifiuti, anche in relazione al ruolo che la criminalità
organizzata sta assumendo in questo settore in molte zone del
Paese ed in particolare nel Mezzogiorno.
Tale situazione è caratterizzata innanzitutto da un quadro
normativo - strutturato negli anni ottanta - di estrema
complessità, costituito da molteplici disposizioni di varia
natura (normativa comunitaria, leggi nazionali, leggi
regionali, decreti ministeriali), adottate spesso sotto la
spinta dell'urgenza e quindi tali da generare forti problemi
applicativi. Da tale quadro conseguono: controlli inesistenti
o comunque inefficaci, interventi sempre più diffusi della
magistratura (peraltro, all'interno di un sistema
sanzionatorio palesemente inadeguato), inefficienze delle
pubbliche amministrazioni, scarsità di strutture e di risorse
degli enti locali.
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Inoltre, dai dati economici emerge che nel
nostro Paese il 90 per cento dei rifiuti finisce in discarica
e soltanto il 4 per cento viene trasformato, mentre nel resto
d'Europa la situazione si capovolge e la gran parte dei
rifiuti viene recuperata, riciclata o reimpiegata. L'aver
privilegiato le discariche, invece della selezione e del
recupero dei materiali contenuti nella massa dei rifiuti, ha
inoltre dato luogo alla diffusione di un business
malavitoso su discariche abusive o comunque non controllate e
sullo stesso trasporto dei rifiuti (oggetto di indagine anche
da parte della Commissione parlamentare di inchiesta sul
fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali
similari).
La complessità e la gravità dei problemi in tale settore
hanno fatto sorgere l'esigenza di disporre di uno strumento
che non si limitasse ad offrire una visione statica del
fenomeno, ma che consentisse di effettuare accertamenti e
verificare le responsabilità, nonché di formulare le
conseguenti proposte di carattere legislativo e amministrativo
per rendere più efficiente, coordinata ed incisiva l'azione
dello Stato, delle regioni e degli enti locali.
Sulla base di tale esigenza, la Camera dei deputati, con
deliberazione del 20 giugno 1995, ha approvato l'istituzione
di una Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei
rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse. La
Commissione si è formalmente insediata il 27 luglio 1995 ed ha
concluso i propri lavori l'11 marzo 1996, approvando la sua
relazione conclusiva. Nel corso della sua attività, essa ha
svolto numerose audizioni di rappresentanti di enti ed
associazioni competenti nella materia, nonché alcuni
sopralluoghi per verificare determinate realtà locali.
L'indagine svolta dalla Commissione ha avuto ad oggetto
l'intera problematica concernente il ciclo delle varie
tipologie di rifiuti, concentrando l'attenzione sui rifiuti
solidi urbani, su quelli industriali tossico-nocivi e su
quelli radioattivi, le tre categorie senz'altro più
significative in termini di quantità e di pericolosità nel
caso di smaltimenti illeciti. Relativamente a tale
problematica la Commissione ha svolto un'approfondita indagine
sugli aspetti concernenti i cosiddetti traffici abusivi
(soffermandosi anche sulla delicata questione dello
smaltimento in mare dei rifiuti radioattivi), nei quali è
apparsa in tutta la sua evidenza e pericolosità
l'infiltrazione della criminalità organizzata.
La Commissione di inchiesta ha costituito un osservatorio
parlamentare sulle tematiche connesse al ciclo dei rifiuti ed
alle attività illecite ad esso connesse ed ha certamente
rappresentato un segnale di interesse per l'avvio a soluzione
di una questione che coinvolge non soltanto problemi di
presenza criminali o di amministrazioni corrotte od incapaci,
ma anche rilevanti interessi ambientali. Fin dall'atto del suo
insediamento, la Commissione ha rappresentato un valido
interlocutore per la magistratura, per le forze dell'ordine,
per gli organi centrali e periferici aventi competenze nella
materia e per le amministrazioni locali. I sopralluoghi della
Commissione sono stati spesso accompagnati dalle richieste
pressanti e piene di aspettative dei cittadini e di
rappresentanze di organizzazioni locali. Grazie all'ingente
mole di documentazione acquisita dalla Commissione, si è in
grado di abbandonare lo stadio di conoscenza episodico e
parziale cui si era finora pervenuti e di avviare un processo
cognitivo completo e continuo. Il lavoro svolto ha offerto una
metodologia di indagine che consente una rappresentazione
della realtà più fedele alla complessità ed alla generalità
dei problemi, che sicuramente - se saranno sviluppate le
attività già avviate - porterà ad una riflessione più
complessiva del problema ed impedirà di ricorrere a soluzioni
normative parziali e non incisive.
Per questi motivi, si ritiene opportuno riproporre anche
nella XIII legislatura la costituzione di una Commissione di
inchiesta avente il medesimo oggetto. A tale proposito e
tenendo conto che il Senato della Repubblica, con
deliberazione del 12 ottobre 1995, aveva istituito un'analoga
Commissione di inchiesta avente come specifico oggetto le
attività poste in essere dalle pubbliche amministrazioni
centrali e periferiche, la presente proposta mira
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all'istituzione di una Commissione bicamerale, nelle cui
competenze sia ricompreso lo specifico profilo che mosse il
Senato a quella scelta. Si tratta infatti di un aspetto che
non può essere trascurato, perché spesso l'attività della
pubblica amministrazione si intreccia con gli interessi di una
imprenditoria eccessivamente disinvolta e con attività
illecite di soggetti legati alla criminalità. Si tratta di
molteplici aspetti di un unico problema, che richiedono un
osservatorio unitario, stesse modalità di approccio e analoghi
procedimenti di indagine.
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