| Onorevoli Colleghi! - In Italia il problema
dell'immigrazione è stato affrontato in modo frammentario. La
legislazione italiana in materia è abbastanza recente ed è
intervenuta per disciplinare una situazione che ormai
presentava i caratteri dell'emergenza. In tale contesto, la
mancanza di idonee strutture organizzative ha fatto sì che si
acuissero sempre più i problemi dell'integrazione e della
convivenza con i cittadini, in particolar modo nelle aree
metropolitane.
Una seria politica per l'immigrazione deve far propria la
logica dell'accoglienza regolarizzata: non possiamo far
entrare nel nostro Paese più immigrati di quanti ne possiamo
accogliere, senza garantire loro la possibilità di un lavoro e
la prospettiva di una vita decorosa. Va quindi ridefinita la
normativa relativa alla programmazione dei flussi migratori;
incrementata la rete di controllo per combattere l'attività
delle organizzazioni che agevolano l'immigrazione clandestina
e il lavoro nero; attuata una coerente e responsabile politica
dell'accoglienza; potenziata la nostra rete diplomatica
all'estero, nella prospettiva di realizzare una prima,
indispensabile opera di filtro rispetto ai flussi migratori
provenienti dai Paesi del terzo mondo. Vanno inoltre fissate
chiare regole che, nel rispetto dei princìpi del diritto,
disciplinino l'espulsione degli extracomunitari che entrano
illegalmente in Italia e previste misure che facilitino
l'integrazione degli extracomunitari "regolari", anche
incentivando corsi di lingua italiana e di avviamento al
lavoro.
In tale prospettiva il decreto-legge 19 marzo 1996, n.
132, risulta senz'altro inadeguato, e, tra l'altro, si ha
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l'impressione che lo stesso Governo non intenda difenderlo e,
quindi, agevolarne la conversione in legge non appena
insediate le nuove Camere. Più congruo, e sicuramente più
rispondente alle esigenze dinanzi indicate, risulta invece il
testo unificato predisposto in sede di Commissione affari
costituzionali della Camera dei deputati nel corso della XII
legislatura, meglio noto come "testo Nespoli", dal nome del
collega che ne ha curato la redazione nella sua qualità di
relatore. Quello stesso testo viene qui riproposto, anche per
non vanificare quel patrimonio di conoscenza e di elaborazione
che in esso ha trovato adeguata manifestazione. L'auspicio è
che possa trattarsi di una base utile per un nuovo e
tempestivo avvio dell'esame in sede parlamentare, nella
prospettiva di giungere finalmente a disciplinare un settore
tanto rilevante quale è, appunto, quello della politica che il
nostro Paese intende seguire in materia di immigrazione e di
regolamentazione dell'ingresso e del soggiorno nel territorio
nazionale dei cittadini provenienti da Paesi non appartenenti
all'Unione europea.
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