| Onorevoli Colleghi! - La riforma della legge elettorale
per la Camera dei deputati ha introdotto nel nostro
ordinamento una normativa che, contravvenendo alle aspettative
più diffuse, non corrisponde, se non in parte, allo spirito
sotteso al prevalente orientamento decisamente favorevole ad
un sistema uninominale non contaminato da aggiustamenti di
carattere proporzionale. In tale contesto il permanere della
previsione di una quota proporzionale del 25 per cento non può
che indurre ad una valutazione negativa per una serie di
ragioni, prima tra tutte quella legata all'adozione di liste
bloccate; si tratta di un metodo che non risponde certo ai
canoni di un'auspicabile spirito democratico e che molto
spesso viene "sfruttato" dalle direzioni dei partiti al fine
di agevolare l'elezione di candidati che incontrerebbero
sicuramente enormi difficoltà nel confronto diretto in un
collegio uninominale.
La proposta di legge in esame, sulla cui formulazione già
nella precedente legislatura si era registrato un ampio
consenso sia pure in sede informale (lo scioglimento
anticipato delle Camere ha impedito l'esame di merito), è
dunque finalizzata all'abolizione della quota proporzionale
per l'elezione della Camera dei deputati e all'attribuzione di
tutti i seggi con il sistema uninominale maggioritario a turno
unico, obiettivo, questo, il cui conseguimento dovrà essere
armonizzato con ulteriori interventi legislativi, primo tra
tutti quello finalizzato ad estendere il sistema elettorale
maggioritario uninominale anche a tutti i 315 seggi elettivi
del Senato.
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