| Onorevoli Colleghi! - Come è noto, in occasione
del centenario del cinema, Torino si propone di dare una nuova
sede prestigiosa al Museo nazionale del Cinema situata presso
la Mole Antonelliana, volendo valorizzare nel modo più
adeguato le importanti collezioni raccolte a partire dagli
anni quaranta dalla sua fondatrice Maria Adriana Prolo.
Il Museo nazionale del Cinema è infatti non solo l'unica
istituzione di museologia cinematografica esistente in Italia,
ma è anche una delle più importanti del mondo, dopo il Musée e
la Cinémathèque Francaise di Parigi e il Museum of the
Moving Image di Londra.
I) Breve sintesi storica
Il progetto nasce nel giugno 1941 dalla studiosa di storia
e di cinema Maria Adriana Prolo con il sostegno anche di
alcuni pionieri che avevano contribuito a creare, all'inizio
del Novecento, l'industria cinematografica italiana, fino alla
prima guerra mondiale la più importante d'Italia e tra le
prime in Europa.
I giornali sostennero l'iniziativa e giunsero contributi
finanziari di enti e industrie che permisero l'acquisto di
materiali, di documenti e di film. Le prime collezioni vengono
raccolte in una sala della Mole Antonelliana concessa dal
comune di Torino.
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Nel dopoguerra proseguirono gli sforzi per cercare di dar
vita ad un museo italiano del cinema. Nel 1949 venne
organizzata una mostra retrospettiva del cinema nella galleria
sotterranea di via Roma. Nel 1950 e 1951 ebbero luogo altre
mostre temporanee. Nel 1952 il costituendo Museo partecipò ad
una delle prime trasmissioni televisive fornendo materiali e
consulenze.
Sfumò purtroppo la possibilità di stabilire la sede del
Museo nella Mole Antonelliana a causa dei danni provocati dal
tornado del 1953.
Nello stesso anno però fu invitato a Torino Henri
Langlois, fondatore della "Cinémathèque Francaise" e del
"Musée du Cinéma" di Parigi e, nell'incontro con esponenti
della stampa e del cinema, egli convinse sulla necessità di
dare sistemazione al patrimonio già raccolto.
Il 7 luglio 1953 si costituì ufficialmente l'"Associazione
culturale Museo del Cinema", in cui appaiono come soci
fondatori Giovanni Pastrone (regista di fama mondiale, specie
con "Cabiria", che, insieme ad Arturo Ambrosio, fu uno dei
principali protagonisti della cinematografia italiana);
Augusto Ferraris (già sceneggiatore come Arrigo Frusta), Carlo
Giacheri (primo presidente), Leonardo Mosso, Mario Gromo
(critico cinematografico de "La Stampa", anima manageriale del
Museo e primo vice-presidente), Bruno Ventavoli (uno degli
organizzatori della distribuzione in città), Maria Adriana
Prolo (ideatrice del Museo, autrice scrupolosa di una "Storia
del cinema muto italiano", nominata direttrice a vita del
Museo).
Finalmente la soprintendenza ai monumenti trovò la
disponibilità dei locali di un'ala di Palazzo Chiablese, dove
ancor oggi ha sede la parte principale del Museo.
Nel 1954 il Museo presentò una grande mostra retrospettiva
a Parigi (gennaio-giugno), voluta dall'avv. Gromo e
determinante per far conoscere il Museo di Torino in campo
internazionale, prima tappa di numerose manifestazioni in
Italia ed all'estero: Parigi, Venezia, Milano, Monaco, Buenos
Aires, Bruxelles.
Il 27 settembre 1958 ebbe luogo l'inaugurazione solenne e
quindi l'inizio delle visite al Museo e più tardi le
proiezioni nella sala XV.
Il 30 ottobre 1960 fu trasmesso dalla televisione il
documentario " Il Museo del cinema ", firmato da Mario
Gromo e nel novembre 1961, in chiusura delle manifestazioni
" Italia 61 ", fu proiettato il film realizzato dal Museo
" Torino ai tempi del cinema muto ", riprendendo filmati
dal 1896 al 1916.
Risulta impossibile richiamare tutte le principali
iniziative realizzate dal Museo nel corso dei decenni fino ad
oggi.
Ci si limita a ricordare le più eclatanti:
Mostra internazionale della stereoscopia (1966);
Rassegna del cinema muto italiano (1973);
Congresso mondiale della FIAF (1975) e convegno di studi
su Giovanni Pastrone e David W. Griffith.
Si richiamano inoltre solo le iniziative più significative
e recenti:
Mostra fotografica "Signore e Signori nell'800", Torino,
ottobre 1975;
Celebrazione centenario nascita Giovanni Pastrone,
Torino 1982;
Mostra "Le apparecchiature del cinema ridotto", Torino,
1983;
Mostra sui manifesti del cinema muto, Torino, 1983;
Mostra "Il Mondo Nuovo. Il Viaggio ottico", Bassano del
Grappa, 1983;
Inaugurazione Multisala Cinema Massimo, Torino, aprile
1989;
Manifestazione dedicata al regista Mario Soldati
(mostra, retrospettiva, pubblicazione catalogo), Torino,
1991;
Retrospettiva e pubblicazione catalogo dedicati a Jean
Rouch, Torino, 1991;
Organizzazione retrospettiva e pubblicazione catalogo
sull'avanguardia americana "Il grande occhio della notte.
Utopia americana", Torino, 1992;
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Manifestazione dedicata al regista Fritz Lang (mostra,
retrospettiva, pubblicazione catalogo), Torino, 1993;
Mostra di fotografie e manifesti del cinema muto
italiano, Postdam Filmmuseum e Deutsches Film museum Frankfurt
a/M, (1993-1994)
Mostra "Geografia del Pre-cinema. Percorsi della visione
dalla Camera Obscura alla Luce dei Lumière", Bologna, 1994.
In seguito alla legge 22 settembre 1960 n. 1080, con
decreto del 15 settembre 1965, a firma dei Ministri
dell'interno e della pubblica istruzione, il Museo del Cinema
fu classificato tra i musei medi (multipli, grandi, medi e
minori) ed il 9 aprile 1968 la prefettura di Torino comunicò
che il Comitato interministeriale di cui all'articolo 1 della
legge 1080 del 1960 aveva approvato il regolamento del Museo
nazionale del Cinema di Torino.
Non è neppure possibile seguire le traversie per
l'individuazione di una sede propria e definitiva per il
Museo, specie dopo la chiusura al pubblico delle sale di
esposizione per motivi di sicurezza, in seguito all'incendio
del cinema Statuto (1983).
Limitiamoci a richiamare:
la costituzione il 5 novembre 1992 del Museo in
" Fondazione Maria Adriana Prolo - Museo Nazionale del
Cinema. Archivi di Cinema, Fotografia e Immagine ", da parte
del comune di Torino, della regione Piemonte, della provincia
di Torino, dell'Associazione del Museo nazionale del Cinema e
della Cassa di risparmio di Torino;
la decisione del comune di Torino di realizzare il nuovo
allestimento museale nella Mole Antonelliana (luglio 1994).
II) Collezioni museali e patrimoni
Il patrimonio raccolto si arricchisce nel corso degli
anni, grazie alla lungimiranza e all'interesse pionieristico
della sua fondatrice, di più di 4.000 apparecchi, oggetti
d'arte e stampe, circa 2.700 accessori, gadgets di
natura diversa, 150.000 manifesti e materiali pubblicitari di
vario tipo, più di 140.000 documenti fotografici, più di 4.000
film, una ricca biblioteca e un altrettanto prezioso
archivio.
Le collezioni sono sud divise all'interno dei seguenti
settori:
1. Collezioni museali
Il settore si presenta estremamente multiforme e
articolato: dalle collezioni di strumenti per la visione, per
la ripresa foto-cinematografica, eccetera, con i relativi
accessori, all'attrezzatura per i primi laboratori e studi
fotografici; dalla raccolta di vedute ottiche, trasparenze e
vetri per lanterna magica a una ricca documentazione
storico-iconografica che si compone di stampe, dipinti,
statuette, ceramiche, eccetera; da alcuni materiali di scena,
anche se numericamente irrilevanti - per esempio, bozzetti di
scenografie e modellini di prova - a materiali pubblicitari di
ogni tipo.
a) Il pre-cinema
La sezione pre-cinema presenta in particolare una raccolta
di preziosi materiali che testimoniano il fascino e la magia
di alcune macchine ottiche diffuse tra il XVIII e il XIX
secolo e degli spettacoli precinematografici cui diedero
luogo. Ricordiamo tra l'altro:
un centinaio di lanterne magiche per la proiezione di
immagini trasparenti dipinte su vetro, molte delle quali
dotate di meccanismi di animazione dei soggetti raffigurati
(il Museo possiede un fondo di vetri per lanterna magica di
circa 2.000 esemplari);
un nucleo di "Mondo niovi" e di altre macchine per la
visione, dai modelli e dalle fogge più varie, al cui interno
era possibile osservare le sorprendenti variazioni cromatiche
e chiaroscurali di alcune immagini a stampa note come "vedute
ottiche"; si tratta di un insieme di apparecchi e di vedute,
estremamente rari che costituiscono un fondo unico al mondo;
una serie composita di macchine e meccanismi per la
dinamizzazione delle immagini: taumatropi, fenachistiscopi,
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zootropi, prassinoscopi, eccetera. Accanto a questi materiali
va segnalata infine una raccolta molto rara di documenti
storico-iconografici (stampe, dipinti, disegni, ceramiche,
statuette, eccetera) sullo sviluppo e la diffusione degli
spettacoli ottici.
b) Il cinema
In questa sezione sono raccolti soprattutto beni che
documentano la storia dell'evoluzione tecnica del cinema, come
per esempio le raccolte di cineprese, proiettori ed
attrezzature per laboratori cinematografici. Vanno segnalati
inoltre un piccolo nucleo di materiali relativi alla storia
del cinema di animazione ed una raccolta di beni attinenti la
storia del cinema muto.
2. La cineteca
La cineteca comprende più di 4.000 film, muti e sonori. Si
distinguono per la loro rarità e rilevanza storica i film
prodotti dalle case torinesi di inizio secolo, quali l'Itala
Film e l'Ambrosio. Molti importanti film del muto italiano
sono stati salvati grazie all'azione lungimirante di Maria
Adriana Prolo e alla collaborazione di Giovanni Pastrone.
3. La fotografia
Il settore fotografia è formato da una significativa
raccolta di macchine fotografiche, apparecchi stereoscopici,
attrezzatura per laboratori fotografici, album e cornici
fotografiche. Inoltre, una collezione di 140.000 foto
testimonia la storia della fotografia e dello spettacolo
cinematografico.
4. I manifesti e le collezioni pubblicitarie
La collezione di manifesti e collezioni pubblicitarie
raccoglie 150.000 manifesti e materiali pubblicitari vari che
documentano più di 22.000 titoli di film. Tra le raccolte più
preziose vanno segnalate quelle sulla storia del cinema muto
italiano.
5. La fonoteca
La fonoteca comprende circa 1.500 pezzi tra rulli, dischi
perforati, dischi, nastri e audiocassette; documenta la storia
delle colonne sonore cinematografiche originali.
6. Biblioteca internazionale di cinema e fotografia
"Mario Gromo"
La biblioteca offre ai lettori 13.000 libri e 2.000
testate di periodici.
7. Archivio
L'archivio è costituito da una significativa raccolta di
documentazione e incartamenti di grande valore storico.
Particolarmente rilevante è l'archivio del cinema muto
italiano, che è probabilmente il fondo più importante
conservato in Italia e nel mondo.
III. Progetto del nuovo allestimento del Museo
nazionale del Cinema nella Mole Antonelliana
La scelta della Mole Antonelliana risponde a diverse
considerazioni:
l'area urbana interessata raccoglie in sé, sin dal suo
primo tracciato barocco, episodi architettonici molto
caratterizzati e intimamente legati con la cultura
dell'immagine e la storia della rappresentazione, costituenti
il premio essenziale per l'affermazione della cinematografia
torinese (Teatro Regio, Teatro Gobetti, area della
Cavallerizza per le feste di Corte, eccetera) e più
recentemente l'Auditorium, gli Studi della Rai, il
Dipartimento delle discipline artistiche e scienze della
comunicazione dell'università di Torino, eccetera;
le affinità culturali tra l'ispirazione antonelliana e
l'invenzione del cinematografo;
la congiunzione delle singolari strutture
architettoniche della Mole Antonelliana con le potenzialità
seduttive e spettacolari del cinema, del pre-cinema e del
post-cinema, che dovrebbe permettere la realizzazione di un
progetto di grande fascino;
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l'immagine del nuovo Museo nazionale del Cinema
dev'essere legata a un'idea di dinamicità e richiamare la
magia - spettacolarità del medium, collegandola alla
città. Il Museo potrebbe così diventare uno degli
"elementi-sintomo" di una Torino che cambia, più "vicina"
all'Europa, risvegliando un interesse nazionale e
internazionale verso la città.
Il Museo sarà, poi, organizzato in tre settori di diversa
importanza:
a) il pre-cinema;
b) il cinema;
c) l'immagine elettronica e sintetica.
Sarà quindi un museo dedicato all'esposizione e
all'interpretazione della storia dell'immagine in movimento,
considerata insieme in rapporto alla storia delle arti visive
e alla storia della tecnica. Il nuovo Museo del Cinema su una
superficie di 2.500/3.000 metri quadri non dovrà infatti
essere un sistema di reperti del passato, ma una struttura
spettacolare e interpretativa capace di proiettare il passato
e il presente verso il futuro, coordinando la lanterna magica
alle avventure del linguaggio filmico e all'immagine sintetica
e virtuale. Dovrà essere un museo dinamico e interattivo,
capace di consentire al pubblico non solo la conoscenza, ma la
sperimentazione diretta delle tecniche e del set
cinematografico come della computer grafica.
Si tratta di realizzare un Museo del Cinema che propone
non solo oggetti, apparecchi e feticci della storia del
cinema, ma la magia, la forza di seduzione fantastica
dell'universo del film e del pre-cinema.
Il Museo sarà realizzato in un edificio prestigioso come
la Mole Antonelliana, simbolo di Torino, che presenta
caratteri architettonici assolutamente particolari e assicura
di per sé l'importanza del nuovo museo, non solo nel sistema
delle istituzioni culturali torinesi, ma a livello nazionale e
internazionale.
La Mole Antonelliana è infatti uno spazio di grande
fascino che potrà efficacemente coniugarsi con il fascino del
cinema in una particolare moltiplicazione di effetti di
spettacolarità e di suggestione.
Proiezioni cinematografiche simultanee su schermi di
diverso formato, spettacoli di lanterna magica, fantasmagorie,
visioni create da nuove tecnologie potranno intrecciarsi in
una misteriosa galleria delle meraviglie o diffondersi nei
grandi spazi arcani di una cupola alta 70 metri, con risultati
di seduzione assoluta.
Il progetto del nuovo Museo sarà in futuro completato
dalla realizzazione di un'altra importante struttura culturale
(accanto alla multisala gestita dal Museo nazionale del Cinema
e vicino alla Mole Antonelliana): si tratterà di un centro di
documentazione e di informazione con una biblioteca e una
videoteca dell'immagine e dello spettacolo che contribuirà a
creare una cittadella della cultura dello spettacolo nel
centro di Torino.
Torino, prima capitale del cinema italiano, città della
tecnica, impegnata nelle ricerche di nuove tecnologie della
comunicazione, è la sede adatta per una istituzione museale
che opera sul piano della documentazione e
dell'interpretazione della grande avventura del cinema e di
quello italiano in particolare.
Il suo carattere di città aperta all'Europa può favorire
l'ulteriore inserimento del Museo nazionale del Cinema nel
sistema europeo dei musei e delle istituzioni culturali.
Fin dalla sua nascita, d'altra parte, il museo nazionale
del Cinema è un'istituzione che guarda all'Europa e al mondo
e, come membro ordinario della prestigiosa Fédération
Internationale des Archives du Film, opera a livello
internazionale nella prospettiva della diffusione e della
valorizzazione della cultura cinematografica.
La riapertura con nuovi caratteri di razionalità e
modernità del Museo del Cinema, inoltre, è coerente con le
tendenze più avanzate della programmazione culturale
cinematografica internazionale che realizza e progetta nuovi
musei del cinema a Dusseldorf come a Stoccolma, a Madrid come
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a Montreal, a Potsdam come a Parigi. Un carattere
internazionale rifletterà d'altronde la stessa composizione
della direzione scientifica del progetto, cui saranno chiamati
oltre al direttore scientifico del Museo nazionale del Cinema
Paolo Bertetto, il regista e vincitore del Premio Oscar
Giuseppe Tornatore e David Francis ex-curator del Museum
of the Moving Images di Londra, che è uno dei massimi, se non
il massimo esperto mondiale di museologia del cinema.
Altri consulenti italiani e stranieri nonché registi e
artisti garantiranno le qualità scientifiche e spettacolari
del nuovo allestimento.
Questa scelta ha comportato il coinvolgimento di
competenze di alto profilo anche per il restauro della Mole,
l'impiantistica e l'allestimento museale, l'arch. Antes
Bortolotti responsabile del settore XVI Edifici per la cultura
e l'arch. Gianfranco Gritella, dalla ricca esperienza nel
campo del restauro architettonico monumentale a fianco del
prof. Franco Rosso del Politecnico di Torino, massimo esperto
vivente.
IV) Il contenuto dei singoli articoli.
Con la presente proposta di legge il Parlamento vuole dare
un riconoscimento all'importante lavoro svolto, ed in
particolare:
a) raccogliere, conservare, catalogare, restaurare
ed esporre il materiale e le opere che direttamente od
indirettamente si riferiscono alle attività espressive, nonché
alla storia ed alla tecnica della cinematografia e dei nuovi
linguaggi audiovisuali;
b) ricevere in deposito, anche temporaneo,
materiali di proprietà di terzi che si riferiscono a quanto
indicato al punto a), curandone la conservazione e
l'utilizzo e promuovendone lo studio a scopi scientifici e
culturali;
c) intraprendere ricerche ed effettuare acquisti,
scambi, prestiti e quant'altro risulti utile e necessario per
la valorizzazione e l'incremento del patrimonio della
Fondazione;
d) dotare le strutture della Fondazione di nuclei
distinti di raccolte, tipologicamente ordinate e classificate,
destinando le maggiori risorse all'incremento ed alla
valorizzazione delle dotazioni appartenenti alla collezione
del museo ed in particolar modo: alla cineteca, alla fototeca,
alla biblioteca, alla videoteca, ed alla raccolta di oggetti e
strumenti meccanici, ottici ed audiovisuali;
e) svolgere attività informative, di studio,
didattiche e promozionali in Italia ed all'estero, sempre a
fini scientifico-culturali, per mezzo di mostre, corsi di
storia del cinema e della fotografia, convegni, conferenze,
pubblicazioni, proiezioni ed altro;
f) raggiungere le predette finalità attivando
anche partecipazioni e finanziamenti da enti pubblici e
privati, mediante accordi o convenzioni, sulla base degli
indirizzi che in proposito saranno forniti dal consiglio
d'amministrazione della Fondazione.
Nell'articolo 1 si rafforza il carattere di Museo
nazionale, pur richiamando i riconoscimenti già avvenuti.
Infatti in seguito alla legge 22 settembre 1960, n. 1080,
con decreto del 15 settembre 1965, a firma dei Ministri
dell'interno e della pubblica istruzione, il Museo del Cinema
fu classificato tra i musei medi (multipli, grandi, medi e
minori) ed il 9 aprile 1968 la prefettura di Torino comunicò
che il Comitato interministeriale di cui all'articolo 1 della
legge n. 1080 del 1960 aveva approvato il regolamento del
Museo nazionale del Cinema di Torino.
Nell'articolo 2, al comma 1, lettera a) si
sintetizzano i compiti del Museo e si caratterizza la sua
specializzazione in materia di pre-cinema e di tecniche della
produzione e della riproduzione dell'immagine.
Nella lettera b) si esplicita una concorrenza alla
realizzazione a Torino, in collaborazione con altre
istituzioni competenti, di un polo europeo di documentazione
(mediateca dello spettacolo), di ricerca (centri di ricerca
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sull'audiovisivo, la multimedialità e la comunicazione), di
formazione professionale e di produzione in materia di
comunicazione audiovisiva. Si tratta di un progetto articolato
e complesso, voluto da comune e regione, che può trovare a
Torino, città della tecnologia e della meccanica fine, culla
del cinema, della radio e della TV, sede di Politecnico ed
università di grande prestigio e di centri di ricerche
all'avanguardia (RAI, CSELT, FIAT, OLIVETTI, eccetera),
l' humus per un suo positivo sviluppo.
L'articolo 3 formalizza la Mole Antonelliana come sede del
Museo nazionale del Cinema. Il comune nella sua decisione ha
investito il prestigio del suo monumento - simbolo, conosciuto
in tutto il mondo e la Fondazione ha accettato con entusiasmo,
grata per l'onore che le era tributato. Già sono stati
elencati i motivi della scelta della Mole. Qui va ancora
evidenziata la caratteristica della Cittadella dell'immagine
rispetto alla quale c'è in animo un vasto progetto di recupero
e valorizzazione (Teatro Regio, Teatro Gobetti, Auditorium e
Studi RAI, Teatro Gualino, area della Cavallerizza sede delle
feste di Corte, Cinema Massimo, Accademia Albertina delle
Belle Arti, Dipartimento delle discipline artistiche musicali
e dello spettacolo dell'Università di Torino, eccetera).
Gli articoli 4 e 5 prevedono gli interventi finanziari
statali. In primo luogo un contributo straordinario di 4
miliardi a fronte di un fabbisogno di 20.795 milioni di lire
(IVA esclusa) di cui 740 milioni per la ristrutturazione e
l'attrezzaggio del magazzino di via Sospello e 20.005 milioni
per lo spazio espositivo presso la Mole Antonelliana (di cui
13.773 milioni per le opere relative al recupero funzionale
della Mole Antonelliana e 6.282 milioni per le opere relative
alla destinazione museale dell'edificio), a cui si devono
aggiungere i costi per l'integrazione del patrimonio ed il
restauro delle collezioni che ammontano a lire 2.800 milioni.
In secondo luogo un contributo ordinario annuale di 1
miliardo, a fronte delle stime effettuate dall'analisi
economico-finanziaria del prof. Giovanni Fraquelli
dell'Università di Torino, che individuano i costi complessivi
di gestione del museo in 3.408 milioni (ipotesi A) e 3.608
milioni (ipotesi B), di cui 914 milioni per costo del lavoro,
1.074 milioni per spese generali, 800 milioni per attività
museali, 200-400 milioni per attività promozionali, 420
milioni per ammortamenti. Occorre precisare tuttavia che i
suddetti costi sono già frutto di un'autonomia di gestione a
carattere privatistico e di criteri manageriali di conduzione
e ricordando che la gestione delle tre sale cinematografiche
del Cinema Massimo (con costi gestionali di 1078 milioni e
ricavi per 972 milioni) produce una presenza di pubblico la
più significativa a livello europeo per analoghe strutture
museali.
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