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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XIII Legislatura

Documento


8589
DDL0482-0002
Progetto di legge Camera n. 482 - testo presentato - (DDL13-482)
(suddiviso in 8 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C482. TESTIPDL
...C482.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC482 ZZ13 ZZRL ZZPR
     Onorevoli  Colleghi! - Come è noto, in occasione
  del centenario del cinema, Torino si propone di dare una nuova
  sede prestigiosa al Museo nazionale del Cinema situata presso
  la Mole Antonelliana, volendo valorizzare nel modo più
  adeguato le importanti collezioni raccolte a partire dagli
  anni quaranta dalla sua fondatrice Maria Adriana Prolo.
     Il Museo nazionale del Cinema è infatti non solo l'unica
  istituzione di museologia cinematografica esistente in Italia,
  ma è anche una delle più importanti del mondo, dopo il Musée e
  la Cinémathèque Francaise di Parigi e il Museum of the
  Moving Image di Londra.
     I)  Breve sintesi storica
     Il progetto nasce nel giugno 1941 dalla studiosa di storia
      e di cinema Maria Adriana Prolo con il sostegno anche di
  alcuni pionieri che avevano contribuito a creare, all'inizio
  del Novecento, l'industria cinematografica italiana, fino alla
  prima guerra mondiale la più importante d'Italia e tra le
  prime in Europa.
     I giornali sostennero l'iniziativa e giunsero contributi
  finanziari di enti e industrie che permisero l'acquisto di
  materiali, di documenti e di film.  Le prime collezioni vengono
  raccolte in una sala della Mole Antonelliana concessa dal
  comune di Torino.
 
                               Pag. 2
 
     Nel dopoguerra proseguirono gli sforzi per cercare di dar
  vita ad un museo italiano del cinema.  Nel 1949 venne
  organizzata una mostra retrospettiva del cinema nella galleria
  sotterranea di via Roma.  Nel 1950 e 1951 ebbero luogo altre
  mostre temporanee.  Nel 1952 il costituendo Museo partecipò ad
  una delle prime trasmissioni televisive fornendo materiali e
  consulenze.
     Sfumò purtroppo la possibilità di stabilire la sede del
  Museo nella Mole Antonelliana a causa dei danni provocati dal
  tornado del 1953.
     Nello stesso anno però fu invitato a Torino Henri
  Langlois, fondatore della "Cinémathèque Francaise" e del
  "Musée du Cinéma" di Parigi e, nell'incontro con esponenti
  della stampa e del cinema, egli convinse sulla necessità di
  dare sistemazione al patrimonio già raccolto.
     Il 7 luglio 1953 si costituì ufficialmente l'"Associazione
  culturale Museo del Cinema", in cui appaiono come soci
  fondatori Giovanni Pastrone (regista di fama mondiale, specie
  con "Cabiria", che, insieme ad Arturo Ambrosio, fu uno dei
  principali protagonisti della cinematografia italiana);
  Augusto Ferraris (già sceneggiatore come Arrigo Frusta), Carlo
  Giacheri (primo presidente), Leonardo Mosso, Mario Gromo
  (critico cinematografico de "La Stampa", anima manageriale del
  Museo e primo vice-presidente), Bruno Ventavoli (uno degli
  organizzatori della distribuzione in città), Maria Adriana
  Prolo (ideatrice del Museo, autrice scrupolosa di una "Storia
  del cinema muto italiano", nominata direttrice a vita del
  Museo).
     Finalmente la soprintendenza ai monumenti trovò la
  disponibilità dei locali di un'ala di Palazzo Chiablese, dove
  ancor oggi ha sede la parte principale del Museo.
     Nel 1954 il Museo presentò una grande mostra retrospettiva
  a Parigi (gennaio-giugno), voluta dall'avv.  Gromo e
  determinante per far conoscere il Museo di Torino in campo
  internazionale, prima tappa di numerose manifestazioni in
  Italia ed all'estero:  Parigi, Venezia, Milano, Monaco, Buenos
  Aires, Bruxelles.
     Il 27 settembre 1958 ebbe luogo l'inaugurazione solenne e
  quindi l'inizio delle visite al Museo e più tardi le
  proiezioni nella sala XV.
     Il 30 ottobre 1960 fu trasmesso dalla televisione il
  documentario " Il Museo del cinema ", firmato da Mario
  Gromo e nel novembre 1961, in chiusura delle manifestazioni
  " Italia 61 ", fu proiettato il film realizzato dal Museo
  " Torino ai tempi del cinema muto ", riprendendo filmati
  dal 1896 al 1916.
     Risulta impossibile richiamare tutte le principali
  iniziative realizzate dal Museo nel corso dei decenni fino ad
  oggi.
     Ci si limita a ricordare le più eclatanti:
       Mostra internazionale della stereoscopia (1966);
       Rassegna del cinema muto italiano (1973);
       Congresso mondiale della FIAF (1975) e convegno di studi
  su Giovanni Pastrone e David W. Griffith.
     Si richiamano inoltre solo le iniziative più significative
  e recenti:
       Mostra fotografica "Signore e Signori nell'800", Torino,
  ottobre 1975;
       Celebrazione centenario nascita Giovanni Pastrone,
  Torino 1982;
       Mostra "Le apparecchiature del cinema ridotto", Torino,
  1983;
       Mostra sui manifesti del cinema muto, Torino, 1983;
       Mostra "Il Mondo Nuovo.  Il Viaggio ottico", Bassano del
  Grappa, 1983;
       Inaugurazione Multisala Cinema Massimo, Torino, aprile
  1989;
       Manifestazione dedicata al regista Mario Soldati
  (mostra, retrospettiva, pubblicazione catalogo), Torino,
  1991;
       Retrospettiva e pubblicazione catalogo dedicati a Jean
  Rouch, Torino, 1991;
       Organizzazione retrospettiva e pubblicazione catalogo
  sull'avanguardia americana "Il grande occhio della notte.
  Utopia americana", Torino, 1992;
 
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       Manifestazione dedicata al regista Fritz Lang (mostra,
  retrospettiva, pubblicazione catalogo), Torino, 1993;
       Mostra di fotografie e manifesti del cinema muto
  italiano, Postdam Filmmuseum e Deutsches Film museum Frankfurt
  a/M, (1993-1994)
       Mostra "Geografia del Pre-cinema.  Percorsi della visione
  dalla Camera Obscura alla Luce dei Lumière", Bologna, 1994.
     In seguito alla legge 22 settembre 1960 n. 1080, con
  decreto del 15 settembre 1965, a firma dei Ministri
  dell'interno e della pubblica istruzione, il Museo del Cinema
  fu classificato tra i musei medi (multipli, grandi, medi e
  minori) ed il 9 aprile 1968 la prefettura di Torino comunicò
  che il Comitato interministeriale di cui all'articolo 1 della
  legge 1080 del 1960 aveva approvato il regolamento del Museo
  nazionale del Cinema di Torino.
     Non è neppure possibile seguire le traversie per
  l'individuazione di una sede propria e definitiva per il
  Museo, specie dopo la chiusura al pubblico delle sale di
  esposizione per motivi di sicurezza, in seguito all'incendio
  del cinema Statuto (1983).
     Limitiamoci a richiamare:
       la costituzione il 5 novembre 1992 del Museo in
  " Fondazione Maria Adriana Prolo - Museo Nazionale del
  Cinema.  Archivi di Cinema, Fotografia e Immagine ", da parte
  del comune di Torino, della regione Piemonte, della provincia
  di Torino, dell'Associazione del Museo nazionale del Cinema e
  della Cassa di risparmio di Torino;
       la decisione del comune di Torino di realizzare il nuovo
  allestimento museale nella Mole Antonelliana (luglio 1994).
     II)  Collezioni museali e patrimoni
     Il patrimonio raccolto si arricchisce nel corso degli
  anni, grazie alla lungimiranza e all'interesse pionieristico
  della sua fondatrice, di più di 4.000 apparecchi, oggetti
  d'arte e stampe, circa 2.700 accessori,  gadgets  di
  natura diversa, 150.000 manifesti e materiali pubblicitari di
  vario tipo, più di 140.000 documenti fotografici, più di 4.000
  film, una ricca biblioteca e un altrettanto prezioso
  archivio.
     Le collezioni sono sud divise all'interno dei seguenti
  settori:
     1.  Collezioni museali
     Il settore si presenta estremamente multiforme e
  articolato: dalle collezioni di strumenti per la visione, per
  la ripresa foto-cinematografica, eccetera, con i relativi
  accessori, all'attrezzatura per i primi laboratori e studi
  fotografici; dalla raccolta di vedute ottiche, trasparenze e
  vetri per lanterna magica a una ricca documentazione
  storico-iconografica che si compone di stampe, dipinti,
  statuette, ceramiche, eccetera; da alcuni materiali di scena,
  anche se numericamente irrilevanti - per esempio, bozzetti di
  scenografie e modellini di prova - a materiali pubblicitari di
  ogni tipo.
     a) Il  pre-cinema
     La sezione pre-cinema presenta in particolare una raccolta
  di preziosi materiali che testimoniano il fascino e la magia
  di alcune macchine ottiche diffuse tra il XVIII e il XIX
  secolo e degli spettacoli precinematografici cui diedero
  luogo.  Ricordiamo tra l'altro:
       un centinaio di lanterne magiche per la proiezione di
  immagini trasparenti dipinte su vetro, molte delle quali
  dotate di meccanismi di animazione dei soggetti raffigurati
  (il Museo possiede un fondo di vetri per lanterna magica di
  circa 2.000 esemplari);
       un nucleo di "Mondo niovi" e di altre macchine per la
  visione, dai modelli e dalle fogge più varie, al cui interno
  era possibile osservare le sorprendenti variazioni cromatiche
  e chiaroscurali di alcune immagini a stampa note come "vedute
  ottiche"; si tratta di un insieme di apparecchi e di vedute,
  estremamente rari che costituiscono un fondo unico al mondo;
  una serie composita di macchine e meccanismi per la
  dinamizzazione delle immagini: taumatropi, fenachistiscopi,
 
                               Pag. 4
 
  zootropi, prassinoscopi, eccetera.  Accanto a questi materiali
  va segnalata infine una raccolta molto rara di documenti
  storico-iconografici (stampe, dipinti, disegni, ceramiche,
  statuette, eccetera) sullo sviluppo e la diffusione degli
  spettacoli ottici.
     b)  Il cinema
     In questa sezione sono raccolti soprattutto beni che
  documentano la storia dell'evoluzione tecnica del cinema, come
  per esempio le raccolte di cineprese, proiettori ed
  attrezzature per laboratori cinematografici.  Vanno segnalati
  inoltre un piccolo nucleo di materiali relativi alla storia
  del cinema di animazione ed una raccolta di beni attinenti la
  storia del cinema muto.
     2.  La cineteca
  La cineteca comprende più di 4.000 film, muti e sonori.  Si
  distinguono per la loro rarità e rilevanza storica i film
  prodotti dalle case torinesi di inizio secolo, quali l'Itala
  Film e l'Ambrosio.  Molti importanti film del muto italiano
  sono stati salvati grazie all'azione lungimirante di Maria
  Adriana Prolo e alla collaborazione di Giovanni Pastrone.
     3.  La fotografia
     Il settore fotografia è formato da una significativa
  raccolta di macchine fotografiche, apparecchi stereoscopici,
  attrezzatura per laboratori fotografici, album e cornici
  fotografiche.  Inoltre, una collezione di 140.000 foto
  testimonia la storia della fotografia e dello spettacolo
  cinematografico.
     4.  I manifesti e le collezioni pubblicitarie
     La collezione di manifesti e collezioni pubblicitarie
  raccoglie 150.000 manifesti e materiali pubblicitari vari che
  documentano più di 22.000 titoli di film.  Tra le raccolte più
  preziose vanno segnalate quelle sulla storia del cinema muto
  italiano.
     5.  La fonoteca
     La fonoteca comprende circa 1.500 pezzi tra rulli, dischi
  perforati, dischi, nastri e audiocassette; documenta la storia
  delle colonne sonore cinematografiche originali.
     6.  Biblioteca internazionale di cinema e fotografia
  "Mario Gromo"
     La biblioteca offre ai lettori 13.000 libri e 2.000
  testate di periodici.
     7.  Archivio
     L'archivio è costituito da una significativa raccolta di
  documentazione e incartamenti di grande valore storico.
  Particolarmente rilevante è l'archivio del cinema muto
  italiano, che è probabilmente il fondo più importante
  conservato in Italia e nel mondo.
     III.  Progetto del nuovo allestimento del Museo
  nazionale del Cinema nella Mole Antonelliana
     La scelta della Mole Antonelliana risponde a diverse
  considerazioni:
       l'area urbana interessata raccoglie in sé, sin dal suo
  primo tracciato barocco, episodi architettonici molto
  caratterizzati e intimamente legati con la cultura
  dell'immagine e la storia della rappresentazione, costituenti
  il premio essenziale per l'affermazione della cinematografia
  torinese (Teatro Regio, Teatro Gobetti, area della
  Cavallerizza per le feste di Corte, eccetera) e più
  recentemente l'Auditorium, gli Studi della Rai, il
  Dipartimento delle discipline artistiche e scienze della
  comunicazione dell'università di Torino, eccetera;
       le affinità culturali tra l'ispirazione antonelliana e
  l'invenzione del cinematografo;
       la congiunzione delle singolari strutture
  architettoniche della Mole Antonelliana con le potenzialità
  seduttive e spettacolari del cinema, del pre-cinema e del
  post-cinema, che dovrebbe permettere la realizzazione di un
  progetto di grande fascino;
 
                               Pag. 5
 
       l'immagine del nuovo Museo nazionale del Cinema
  dev'essere legata a un'idea di dinamicità e richiamare la
  magia - spettacolarità del  medium,  collegandola alla
  città.  Il Museo potrebbe così diventare uno degli
  "elementi-sintomo" di una Torino che cambia, più "vicina"
  all'Europa, risvegliando un interesse nazionale e
  internazionale verso la città.
     Il Museo sarà, poi, organizzato in tre settori di diversa
  importanza:
         a)  il pre-cinema;
         b)  il cinema;
         c)  l'immagine elettronica e sintetica.
      Sarà quindi un museo dedicato all'esposizione e
  all'interpretazione della storia dell'immagine in movimento,
  considerata insieme in rapporto alla storia delle arti visive
  e alla storia della tecnica.  Il nuovo Museo del Cinema su una
  superficie di 2.500/3.000 metri quadri non dovrà infatti
  essere un sistema di reperti del passato, ma una struttura
  spettacolare e interpretativa capace di proiettare il passato
  e il presente verso il futuro, coordinando la lanterna magica
  alle avventure del linguaggio filmico e all'immagine sintetica
  e virtuale.  Dovrà essere un museo dinamico e interattivo,
  capace di consentire al pubblico non solo la conoscenza, ma la
  sperimentazione diretta delle tecniche e del  set
  cinematografico come della  computer  grafica.
     Si tratta di realizzare un Museo del Cinema che propone
  non solo oggetti, apparecchi e feticci della storia del
  cinema, ma la magia, la forza di seduzione fantastica
  dell'universo del film e del pre-cinema.
     Il Museo sarà realizzato in un edificio prestigioso come
  la Mole Antonelliana, simbolo di Torino, che presenta
  caratteri architettonici assolutamente particolari e assicura
  di per sé l'importanza del nuovo museo, non solo nel sistema
  delle istituzioni culturali torinesi, ma a livello nazionale e
  internazionale.
     La Mole Antonelliana è infatti uno spazio di grande
  fascino che potrà efficacemente coniugarsi con il fascino del
  cinema in una particolare moltiplicazione di effetti di
  spettacolarità e di suggestione.
     Proiezioni cinematografiche simultanee su schermi di
  diverso formato, spettacoli di lanterna magica, fantasmagorie,
  visioni create da nuove tecnologie potranno intrecciarsi in
  una misteriosa galleria delle meraviglie o diffondersi nei
  grandi spazi arcani di una cupola alta 70 metri, con risultati
  di seduzione assoluta.
     Il progetto del nuovo Museo sarà in futuro completato
  dalla realizzazione di un'altra importante struttura culturale
  (accanto alla multisala gestita dal Museo nazionale del Cinema
  e vicino alla Mole Antonelliana): si tratterà di un centro di
  documentazione e di informazione con una biblioteca e una
  videoteca dell'immagine e dello spettacolo che contribuirà a
  creare una cittadella della cultura dello spettacolo nel
  centro di Torino.
     Torino, prima capitale del cinema italiano, città della
  tecnica, impegnata nelle ricerche di nuove tecnologie della
  comunicazione, è la sede adatta per una istituzione museale
  che opera sul piano della documentazione e
  dell'interpretazione della grande avventura del cinema e di
  quello italiano in particolare.
     Il suo carattere di città aperta all'Europa può favorire
  l'ulteriore inserimento del Museo nazionale del Cinema nel
  sistema europeo dei musei e delle istituzioni culturali.
     Fin dalla sua nascita, d'altra parte, il museo nazionale
  del Cinema è un'istituzione che guarda all'Europa e al mondo
  e, come membro ordinario della prestigiosa Fédération
  Internationale des Archives du Film, opera a livello
  internazionale nella prospettiva della diffusione e della
  valorizzazione della cultura cinematografica.
     La riapertura con nuovi caratteri di razionalità e
  modernità del Museo del Cinema, inoltre, è coerente con le
  tendenze più avanzate della programmazione culturale
  cinematografica internazionale che realizza e progetta nuovi
  musei del cinema a Dusseldorf come a Stoccolma, a Madrid come
 
                               Pag. 6
 
  a Montreal, a Potsdam come a Parigi.  Un carattere
  internazionale rifletterà d'altronde la stessa composizione
  della direzione scientifica del progetto, cui saranno chiamati
  oltre al direttore scientifico del Museo nazionale del Cinema
  Paolo Bertetto, il regista e vincitore del Premio Oscar
  Giuseppe Tornatore e David Francis  ex-curator  del Museum
  of the Moving Images di Londra, che è uno dei massimi, se non
  il massimo esperto mondiale di museologia del cinema.
     Altri consulenti italiani e stranieri nonché registi e
  artisti garantiranno le qualità scientifiche e spettacolari
  del nuovo allestimento.
     Questa scelta ha comportato il coinvolgimento di
  competenze di alto profilo anche per il restauro della Mole,
  l'impiantistica e l'allestimento museale, l'arch. Antes
  Bortolotti responsabile del settore XVI Edifici per la cultura
  e l'arch. Gianfranco Gritella, dalla ricca esperienza nel
  campo del restauro architettonico monumentale a fianco del
  prof. Franco Rosso del Politecnico di Torino, massimo esperto
  vivente.
     IV)  Il contenuto dei singoli articoli.
     Con la presente proposta di legge il Parlamento vuole dare
  un riconoscimento all'importante lavoro svolto, ed in
  particolare:
         a)  raccogliere, conservare, catalogare, restaurare
  ed esporre il materiale e le opere che direttamente od
  indirettamente si riferiscono alle attività espressive, nonché
  alla storia ed alla tecnica della cinematografia e dei nuovi
  linguaggi audiovisuali;
         b)  ricevere in deposito, anche temporaneo,
  materiali di proprietà di terzi che si riferiscono a quanto
  indicato al punto  a),  curandone la conservazione e
  l'utilizzo e promuovendone lo studio a scopi scientifici e
  culturali;
         c)  intraprendere ricerche ed effettuare acquisti,
  scambi, prestiti e quant'altro risulti utile e necessario per
  la valorizzazione e l'incremento del patrimonio della
  Fondazione;
         d)  dotare le strutture della Fondazione di nuclei
  distinti di raccolte, tipologicamente ordinate e classificate,
  destinando le maggiori risorse all'incremento ed alla
  valorizzazione delle dotazioni appartenenti alla collezione
  del museo ed in particolar modo: alla cineteca, alla fototeca,
  alla biblioteca, alla videoteca, ed alla raccolta di oggetti e
  strumenti meccanici, ottici ed audiovisuali;
         e)  svolgere attività informative, di studio,
  didattiche e promozionali in Italia ed all'estero, sempre a
  fini scientifico-culturali, per mezzo di mostre, corsi di
  storia del cinema e della fotografia, convegni, conferenze,
  pubblicazioni, proiezioni ed altro;
         f)  raggiungere le predette finalità attivando
  anche partecipazioni e finanziamenti da enti pubblici e
  privati, mediante accordi o convenzioni, sulla base degli
  indirizzi che in proposito saranno forniti dal consiglio
  d'amministrazione della Fondazione.
     Nell'articolo 1 si rafforza il carattere di Museo
  nazionale, pur richiamando i riconoscimenti già avvenuti.
     Infatti in seguito alla legge 22 settembre 1960, n. 1080,
  con decreto del 15 settembre 1965, a firma dei Ministri
  dell'interno e della pubblica istruzione, il Museo del Cinema
  fu classificato tra i musei medi (multipli, grandi, medi e
  minori) ed il 9 aprile 1968 la prefettura di Torino comunicò
  che il Comitato interministeriale di cui all'articolo 1 della
  legge n. 1080 del 1960 aveva approvato il regolamento del
  Museo nazionale del Cinema di Torino.
     Nell'articolo 2, al comma 1, lettera  a)  si
  sintetizzano i compiti del Museo e si caratterizza la sua
  specializzazione in materia di pre-cinema e di tecniche della
  produzione e della riproduzione dell'immagine.
     Nella lettera  b)  si esplicita una concorrenza alla
  realizzazione a Torino, in collaborazione con altre
  istituzioni competenti, di un polo europeo di documentazione
  (mediateca dello spettacolo), di ricerca (centri di ricerca
 
                               Pag. 7
 
  sull'audiovisivo, la multimedialità e la comunicazione), di
  formazione professionale e di produzione in materia di
  comunicazione audiovisiva.  Si tratta di un progetto articolato
  e complesso, voluto da comune e regione, che può trovare a
  Torino, città della tecnologia e della meccanica fine, culla
  del cinema, della radio e della TV, sede di Politecnico ed
  università di grande prestigio e di centri di ricerche
  all'avanguardia (RAI, CSELT, FIAT, OLIVETTI, eccetera),
  l' humus  per un suo positivo sviluppo.
     L'articolo 3 formalizza la Mole Antonelliana come sede del
  Museo nazionale del Cinema.  Il comune nella sua decisione ha
  investito il prestigio del suo monumento - simbolo, conosciuto
  in tutto il mondo e la Fondazione ha accettato con entusiasmo,
  grata per l'onore che le era tributato.  Già sono stati
  elencati i motivi della scelta della Mole.  Qui va ancora
  evidenziata la caratteristica della Cittadella dell'immagine
  rispetto alla quale c'è in animo un vasto progetto di recupero
  e valorizzazione (Teatro Regio, Teatro Gobetti, Auditorium e
  Studi RAI, Teatro Gualino, area della Cavallerizza sede delle
  feste di Corte, Cinema Massimo, Accademia Albertina delle
  Belle Arti, Dipartimento delle discipline artistiche musicali
  e dello spettacolo dell'Università di Torino, eccetera).
     Gli articoli 4 e 5 prevedono gli interventi finanziari
  statali.  In primo luogo un contributo straordinario di 4
  miliardi a fronte di un fabbisogno di 20.795 milioni di lire
  (IVA esclusa) di cui 740 milioni per la ristrutturazione e
  l'attrezzaggio del magazzino di via Sospello e 20.005 milioni
  per lo spazio espositivo presso la Mole Antonelliana (di cui
  13.773 milioni per le opere relative al recupero funzionale
  della Mole Antonelliana e 6.282 milioni per le opere relative
  alla destinazione museale dell'edificio), a cui si devono
  aggiungere i costi per l'integrazione del patrimonio ed il
  restauro delle collezioni che ammontano a lire 2.800 milioni.
  In secondo luogo un contributo ordinario annuale di 1
  miliardo, a fronte delle stime effettuate dall'analisi
  economico-finanziaria del prof. Giovanni Fraquelli
  dell'Università di Torino, che individuano i costi complessivi
  di gestione del museo in 3.408 milioni (ipotesi A) e 3.608
  milioni (ipotesi B), di cui 914 milioni per costo del lavoro,
  1.074 milioni per spese generali, 800 milioni per attività
  museali, 200-400 milioni per attività promozionali, 420
  milioni per ammortamenti.  Occorre precisare tuttavia che i
  suddetti costi sono già frutto di un'autonomia di gestione a
  carattere privatistico e di criteri manageriali di conduzione
  e ricordando che la gestione delle tre sale cinematografiche
  del Cinema Massimo (con costi gestionali di 1078 milioni e
  ricavi per 972 milioni) produce una presenza di pubblico la
  più significativa a livello europeo per analoghe strutture
  museali.
 
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