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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XIII Legislatura

Documento


8597
DDL0483-0002
Progetto di legge Camera n. 483 - testo presentato - (DDL13-483)
(suddiviso in 10 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C483. TESTIPDL
...C483.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC483 ZZ13 ZZRL ZZPR
     Onorevoli Colleghi! - Tra le tante singolarità del
  nostro Paese non è da sottovalutare quella rappresentata dallo
  scarso consumo da parte degli italiani di libri, riviste e
  giornali.
     L'Italia si trova al fondo della classifica dei Paesi
  dell'Unione europea per quanto si riferisce all'acquisto dei
  libri, mentre figura nelle prime posizioni per la quantità di
  titoli prodotti ogni anno.  Ai pochi lettori consumatori di
  libri, corrisponde cioè una apprezzabile produzione di libri.
  Questa caratteristica negativa del nostro Paese non può essere
  sanata nel breve periodo essendo essa strettamente collegata
  al basso tasso di scolarizzazione dell'Italia ed alla
  necessità di profondi mutamenti di tutto il settore
  dell'istruzione partendo dalla scuola del pre-obbligo per
  giungere al prolungamento dell'obbligo sino al diciottesimo
  anno di età.
     Attraverso un decentramento di risorse dallo Stato alle
  regioni, e soprattutto ai comuni, si dovrebbe inoltre avviare
  un'azione di promozione della lettura con lo sviluppo delle
  reti di biblioteche e la programmazione di iniziative
  culturali capaci di incrementare il consumo di beni culturali,
  primo fra tutti i libri.
     Avendo ben presente la complessità del problema così
  delineato e consapevoli che esso è destinato ad incidere sullo
  stesso tessuto democratico e civile del Paese, sarebbe
  sbagliato però, in attesa della "grande riforma" capace di
  elevare il livello di istruzione e di cultura dei nostri
 
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  concittadini, disattendere ad alcune richieste tendenti ad
  avviare comunque un processo riformatore con una più chiara
  regolamentazione del mercato librario.
     Garantire per legge ai libri un prezzo fisso, con sconti
  concordati e controllabili, significa infatti dare al mercato
  librario una regola fondamentale in grado di porre tutti i
  soggetti (editori, autori, distributori che siano) sullo
  stesso piano.  E' ciò che avviene da anni ormai, in Francia e
  in Spagna con leggi specifiche.  E' ciò che manca invece in
  Italia dove la grande e grandissima distribuzione sta operando
  una concorrenza alle librerie con sconti e supersconti (il 20
  per cento normalmente sul prezzo di copertina, talora anche il
  30 per cento) che trattano il libro, essenzialmente i soli
  best-seller,  alla stregua di un detersivo o di una
  confezione di pomodori pelati.
  Le leggi sul prezzo fisso del libro favoriscono invece il
  pluralismo delle imprese editoriali, tutelando anche quelle
  minori e minime, le più impegnate spesso nella ricerca di
  nuovi talenti e nella riscoperta di opere dimenticate,
  mantenendo quelle stesse imprese indipendenti le une dalle
  altre, libere comunque da catene editoriali.  Favoriscono pure
  il mantenimento di quella distribuzione tutta speciale
  costituita dalle librerie, essenziali sia per gli editori meno
  potenti sia per gli acquirenti, i quali trovano in esse un
  servizio insostituibile, un luogo tradizionale di incontro e
  di scambio culturale, fondamentale per i quartieri delle
  grandi città e per i centri di provincia.  L'attuale regime di
  sconti e supersconti praticati selvaggiamente favorisce la
  monocultura dei  best-seller  condannando tutto il resto
  della produzione libraria e dei librai qualificati, col
  sostanziale rattrappimento della già così debole rete
  culturale italiana.
     Nel nostro Paese infatti la propensione all'acquisto di
  libri è - come si notava all'inizio - molto più bassa delle
  medie europee: nel 1990 si calcolava che contro i 121 dollari
  spesi da ogni tedesco nell'acquisto annuo di libri, stessero
  gli appena 48 dollari spesi da ogni italiano.  Cifra che si
  poneva al 14^ posto nelle graduatorie mondiali, contro il 5^ o
  6^ posto nella graduatoria del prodotto interno lordo per
  abitante.  Nel 1993 il fatturato del nostro mercato librario è
  risultato pari a 3.540 miliardi, con una flessione dello 0,6
  per cento rispetto all'anno precedente (per la voce "libri"
  ogni italiano ha speso, statisticamente parlando, 62.000 lire
  appena in un anno).
     Il 1994 e il 1995 hanno registrato un ulteriore calo
  generalizzato del 2-3 per cento per le vendite in libreria
  fatta eccezione per i libri per l'infanzia.
     Il 10 agosto 1981 l'allora Ministro francese della
  cultura, Jack Lang, iniziò con la legge omonima sul prezzo
  unico del libro una battaglia per "la libertà del libro"
  considerandolo un prodotto, anzi il prodotto, di consumo
  culturale più durevole e forse più alto.  Tale legge venne - si
  badi bene - approvata dai parlamentari francesi all'unanimità.
  Meno di dieci anni dopo la Spagna scelse, in modo anche più
  articolato, giovandosi cioè dell'esperienza maturata in
  Francia con la "legge Lang", la stessa strada col real decreto
  30 marzo 1990, n. 484 (che faceva seguito ad una prima misura
  di tutela del libro assunta dal Governo spagnolo nel 1975).
     In Inghilterra invece si è scelta la strada della
  liberalizzazione dei prezzi che anziché incrementare la
  vendita dei libri ha di fatto provocato una flessione,
  soprattutto per quanto riguarda i piccoli e medi editori.
     Con la presente proposta di legge ci si propone di seguire
  la via battuta, con risultati positivi, da due Paesi europei
  fra i più affini al nostro sul piano socio-culturale.
     Essa prevede tutta una ragionata serie di eccezioni al
  vincolo del prezzo fisso di copertina e punta ad arricchire, e
  non invece ad impoverire, il panorama degli editori e dei
  punti specializzati di vendita.
     Gli italiani acquistano pochi libri e ancor meno riviste.
  E' un dato allarmante della crisi culturale in cui siamo
  scivolati e da cui possiamo risalire anche stabilendo per il
  mercato librario regole chiare, equilibrate, davvero uguali
  per tutti e non privando lettori e aspiranti lettori di un
 
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  servizio insostituibile qual è la libreria moderna,
  attrezzata, completa di ogni offerta, guida consapevole e
  informata alle novità, soprattutto a quelle meno pubblicizzate
  e pubblicizzabili.
     La crisi del libro è pesante, la stagnazione del mercato
  grave e grave si mantiene il divario fra sud e nord:  Campania
  e Sicilia infatti sommano una popolazione residente superiore
  a quella della Lombardia, ma non arrivano a conquistare il 9
  per cento del mercato librario nazionale contro il 21,64 per
  cento della Lombardia.  Non serve quindi che altri punti di
  vendita qualificati vengano costretti a chiudere (come sta
  purtroppo avvenendo per librerie di media dimensione).  Serve
  semmai l'esatto contrario.
 
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