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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XIII Legislatura

Documento


8607
DDL0484-0002
Progetto di legge Camera n. 484 - testo presentato - (DDL13-484)
(suddiviso in 3 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C484. TESTIPDL
...C484.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC484 ZZ13 ZZRL ZZPR
    Onorevoli Colleghi! - Sul carcere è scesa una cappa di
  indifferenza.  Dopo una lunga, anche se contrastata stagione di
  riforme, il carcere è tornato ad essere luogo di rimozione per
  chi ne sta fuori, più che luogo di espiazione della pena per
  chi vi sta dentro.  Nonostante dalle carceri siano passati
  personaggi "eccellenti", il carcere è lì, abbandonato e
  soffocante, consegnato al suo destino di contenitore
  dell'esclusione sociale.
     La stagione riformista che abbiamo alle spalle ha vissuto
  nel mito del "carcere trasparente".  La riforma
  dell'ordinamento penitenziario prima, la "legge Gozzini" poi,
  hanno scommesso sulla possibilità che il carcere fosse aperto
  al territorio, che tra carcere e territorio potesse
  svilupparsi un rapporto di comunicazione non solo criminale
  (per cui dal territorio si va in carcere), ma anche
  rieducativo, risocializzante e capace di contribuire ad un
  effettivo reinserimento sociale di chi vive in condizione di
  reclusione.  Volontari in carcere, detenuti in permesso, erano
  solo due degli stereotipi di questa virtuosa osmosi tra
  carcere e territorio.
     Trasparente il carcere non lo è più, innanzi tutto per
  l'infittirsi delle decisioni burocratiche e amministrative che
  limitano gli stessi diritti elementari all'informazione e alla
  conoscenza.  Da alcuni anni è quasi impossibile l'ingresso di
  giornalisti nelle carceri, quasi che l'informazione sulle
  strutture di reclusione e sulle condizioni di vita dei
  detenuti possa ostacolarne la funzione penale.  In alcune
  carceri sono gli stessi direttori a lamentare che l'eccessiva
  rigidità del Ministero di grazia e giustizia nell'acconsentire
  all'ingresso in carcere di operatori dell'informazione possa
  essere interpretato come motivato dalla necessità di celare
  alla comunità esterna le condizioni di detenzione.
 
                               Pag. 2
 
     Da parte del Ministero di grazia e giustizia si lamenta il
  fatto che talvolta dei parlamentari si siano fatti
  accompagnare da giornalisti che si qualificavano come
  collaboratori degli stessi parlamentari, oppure che - in altre
  circostanze - gli operatori dell'informazione abbiano
  contravvenuto ad elementari doveri di riservatezza nei
  confronti dei detenuti.  Ma a questi incidenti non è possibile
  rispondere semplicemente negando  tout court  l'ingresso
  in carcere dei giornalisti.  Innanzi tutto perché in parte tali
  inconvenienti sono effetto e non causa del divieto di ingresso
  frapposto alla stampa, e soprattutto perché in questo modo
  viene limitato un diritto all'informazione che dovrebbe essere
  sommamente tutelato, se è vero che la civiltà di un Paese si
  giudica anche dalle condizioni in cui si realizza la
  privazione di libertà prevista dalle norme penali.
     Il risultato, non voluto, di tutto ciò è che
  l'informazione sul carcere sia sempre più spesso delegata
  unicamente all'iniziativa di alcuni parlamentari che, per
  vocazione o per professione, utilizzano il proprio potere
  ispettivo a fini "impropri", raccogliendo interviste a
  detenuti celebri ovvero raccontando ciò che altri non possono
  raccontare.
     In questo modo è mortificata sia quella tendenza al
  "carcere trasparente" che dovrebbe essere motivo d'impegno
  civile della comunità esterna, sia la stessa professionalità
  degli operatori dell'informazione.  Per questo, per quanto
  possa sembrare minimalista, avanziamo - sulla base delle
  indicazioni dell'Associazione Antigone - una semplice proposta
  che regolamenti la possibilità di accesso in carcere agli
  operatori dell'informazione.
     La proposta di cui siamo promotori si compone di un solo
  articolo, che arricchisce l'articolo 67 dell'ordinamento
  penitenziario, relativo alle "visite agli istituti".
     Proponiamo che possano accedere agli istituti gli iscritti
  all'ordine dei giornalisti, previa richiesta scritta al
  direttore dell'istituto.  Il direttore dell'istituto può non
  accogliere la richiesta nel caso valuti che vi siano
  condizioni tali da pregiudicare le condizioni di sicurezza e
  di disciplina all'interno dell'istituto.
     D'altro canto, riteniamo che vada espressamente prevista
  la tutela del diritto alla riservatezza dei detenuti, anche
  attraverso il divieto di riprese in video di detenuti che non
  vi abbiano esplicitamente acconsentito.
 
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