| Onorevoli Colleghi! - Il recente passato ha evidenziato
ulteriormente che il problema della tutela della qualità
dell'aria, soprattutto nelle grandi città, ci impone di
percorrere strade finora inesplorate.
E' indubbio che non tutta, ma buona parte della
responsabilità dell'inquinamento nelle metropoli è opera dei
veicoli mossi da motore a scoppio privi di convertitori
catalitici. Specialmente nei mesi invernali, particolarmente
nella Pianura Padana, le condizioni climatiche (alta
pressione, inversione termica, assenza di ventilazione),
concorrono alla stagnazione e alla concentrazione di
inquinanti di natura gassosa.
Orbene, a fronte di queste realtà, certamente
preoccupanti, l'unico provvedimento che le autorità, locali e
non, hanno individuato per affrontare egregiamente il
problema, è stata l'istituzione della circolazione a targhe
alterne. Riteniamo inutile soffermarci sull'infantilità ed
inefficacia di simili provvedimenti. Occorre cambiare forma
mentis; occorre agire sul versante della prevenzione e non
della cura, comunque attuata non con strumenti rigorosamente
scientifici, ma da praticoni, da sciamani che nel segreto
delle stanze dei bottoni inscenano danze della pioggia nella
speranza che qualche divinità (ma quale?) venga in loro aiuto
elargendo basse pressioni e precipitazioni.
Un aspetto meritevole di attenzione, in considerazione di
quanto esposto in precedenza, è, a nostro avviso, quello
legato alla diffusione dei veicoli mossi da motori
elettrici.
Pur considerando che gli stessi non potranno nel breve e
medio periodo apportare significativi cambiamenti al tipo di
motorizzazione metropolitana esistente, è
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comunque nostro dovere dare indirizzi diversi.
L'auto elettrica si configura perfettamente come mezzo di
mobilità urbana. Generalmente è di ridotte dimensioni (e
quindi contribuisce a ridurre l'esigenza di spazio occupato,
con evidenti vantaggi per la circolazione e i parcheggi), non
produce praticamente rumore (influendo positivamente
sull'eliminazione dell'inquinamento acustico), e
proporzionalmente allo sviluppo della ricerca nel campo degli
accumulatori (riduzione dei pesi e degli ingombri, maggiore
autonomia di marcia, riduzione dei tempi di ricarica) possiamo
prevedere che potrà essere impiegata anche come veicolo di
collegamento suburbano. E se pensiamo che in una città come
Milano, ogni giorno entrano circa 750.000 vetture provenienti
per la stragrande maggioranza dalla estrema periferia o dalla
cintura posta entro i 30 km dal centro cittadino, è facile
prevedere i benefìci che in un futuro, se pure probabilmente
non prossimo, ne potranno derivare.
Le obiezioni che potranno essere mosse argomentando che si
andrebbe comunque ad incentivare il consumo di energia della
quale siamo deficitari, crediamo possano essere smentite dal
fatto che la ricarica degli accumulatori dei veicoli elettrici
avviene principalmente nelle ore notturne senza aggravio
pertanto per le risorse energetiche disponibili.
E' evidente, però, che stante gli attuali obiettivi limiti
di utilizzo e l'elevato prezzo d'acquisto, occorre ridurre ed
eliminare i carichi di natura fiscale che gravano sul veicolo
al fine di renderne più appetibile l'acquisto. Di conseguenza,
è ragionevole, a nostro parere, che i veicoli elettrici
adibiti al trasporto di persone per uso privato, per uso
promiscuo e per trasporto merci, immatricolati dopo l'entrata
in vigore della presente legge, fruiscano di una riduzione
dell'aliquota dell'imposta sul valore aggiunto sul prezzo del
veicolo dal 19 per cento al 4 per cento e siano esentati dalla
corresponsione delle seguenti imposte e tasse:
tasse di immatricolazione;
tassa di possesso;
imposte sui contratti di assicurazione RC auto.
Si prevede, altresì, che il 50 per cento del prezzo del
veicolo possa essere finanziato dallo Stato mediante
l'erogazione di contributi al tasso fisso annuo pari al 36 per
cento del tasso di riferimento, restituibili in 48 mesi. A tal
fine si destinano 50 miliardi di lire per il triennio
1996-1998 cui si fa fronte mediante corrispondente riduzione
dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale
1996-1998, al capitolo 9001 dello stato di previsione del
Ministero del tesoro per l'anno 1996, all'uopo utilizzato
l'accantonamento relativo al Ministero del tesoro.
Nella presente proposta di legge, si impone che gli
autosili, i parcheggi aperti o coperti destinati ad uso
pubblico, di proprietà sia privata che pubblica anche se dati
in concessione, già attivi al momento di entrata in vigore
della legge ovvero costruiti dopo tale data, sempre che siano
presidiati da personale di custodia o non accessibili in
mancanza di questo, siano dotati, in misura non inferiore ad
uno ogni cento di posti riservati ai veicoli elettrici,
attrezzati in modo tale che possa essere effettuata la
ricarica degli accumulatori. Si fa riferimento alle norme
attualmente in vigore per quanto riguarda l'esecuzione di
impianti di distribuzione di energia elettrica destinati ad
uso pubblico.
La presente proposta di legge, al fine di agevolare la
diffusione di veicoli intrinsecamente meno inquinanti, di
ridotte dimensioni, che non siano solamente destinati al
trasporto merci e quindi per loro stessa natura destinati a
categorie di utenti ben definite, quanto minoritarie, prevede
la modifica della lettera h) del comma 1 dell'articolo
53 del nuovo codice della strada, approvato con decreto
legislativo 30 aprile 1992, n. 285, abilitando i quadricicli
anche al trasporto di più persone oltre al conducente,
favorendone pertanto la diffusione anche presso la normale
utenza.
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