| Onorevoli Colleghi! - In seguito alla modifica
costituzionale proposta, gli iscritti a sindacati che non
firmino contratti nazionali ed i non iscritti ad alcun
sindacato avrebbero la possibilità di scegliere tra aderire
anch'essi ad uno dei contratti nazionali sottoscritti a
livello nazionale o preferire qualche altra soluzione:
contratto firmato a livello regionale, contratto sottoscritto
a livello aziendale o contratto individuale.
Questa correzione del testo costituzionale viene proposta
per risolvere un'evidente contraddizione che caratterizza
l'articolo 39 della Carta fondamentale della Repubblica
italiana, il quale (primo comma) afferma che "l'organizzazione
sindacale è libera," mentre in seguito (quarto comma) fa
riferimento a rappresentanze sindacali unitarie che - in
proporzione di loro iscritti - siano in condizione di decidere
condizioni di lavoro e retribuzioni anche in nome degli
aderenti di sindacati non disposti a seguire la strada degli
accordi nazionali e dei non aderenti ad alcun sindacato.
La legittima e doverosa possibilità dei lavoratori di
costituirsi in sindacato viene contraddetta, allora,
dall'adozione di un modello corporativo e sostanzialmente
autoritario che ha favorito i sindacati partitocratici e le
grandi imprese collegate al vecchio regime. Quando si parla di
libertà d'organizzazione sindacale, al primo comma, non ci si
può certo limitare al diritto di associazione o alla
possibilità di costituirsi a livello nazionale per prendere
parte ad una definizione unitaria dei contratti: è evidente
che nell'idea di libertà sindacale non può esserci la stessa
possibilità di organizzarsi su base regionale o aziendale (o
di non organizzarsi affatto) per poter decidere a questo
livello del proprio contratto lavorativo.
La modifica dell'articolo 39 della Costituzione che viene
proposta, insomma, si rivela necessaria anche perché uno tra
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gli articoli più importanti della Costituzione, l'articolo 3,
non risulti del tutto svuotato di significato là dove afferma
che è "compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di
ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà
e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo
della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i
lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale
del Paese".
Proprio per garantire la piena libertà di tutti i
lavoratori e la loro uguaglianza di fronte alla legge è
necessario modificare il quarto comma dell'articolo 39, al
fine di scongiurare la sopravvivenza di una cultura che
continua ad impedire o limitare ogni pluralismo, ogni libertà
di contratto, ogni vera concorrenza di mercato.
L'articolo 39 della Costituzione consegna di fatto ai
sindacati confederali il potere di decidere dei contratti di
lavoro della quasi totalità dei lavoratori italiani.
Questa situazione di "schiavismo sindacale" deve finire e
la presente proposta di legge di revisione costituzionale si
muove proprio in tale direzione.
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