| Onorevoli Colleghi! - A seguito dell'introduzione nel
nostro ordinamento di norme per accelerare le procedure di
dismissione di partecipazioni dello Stato e degli enti
pubblici in società per azioni, la riforma della disciplina
della rappresentanza in assemblea di cui all'articolo 2372 del
codice civile rappresenta una esigenza improrogabile.
Tale riforma costituisce uno strumento necessario per
consentire una evoluzione nella compagine societaria tale da
favorire lo sviluppo del fenomeno delle public
companies, cioè di una larga partecipazione dei piccoli
risparmiatori al mercato azionario come avviene in tutti i
maggiori Paesi industrializzati.
Il modesto numero di piccoli azionisti e la loro assenza
di partecipazione all'organo assembleare sono attribuibili in
parte ad una regolamentazione obsoleta ed in parte ad una
insufficiente trasparenza nei meccanismi che regolano la
partecipazione del piccolo azionista alla vita della
società.
L'analisi economica del diritto ha già ampiamente
dimostrato che quando i cosiddetti "costi di transazione", fra
i quali figura appunto il costo relativo ad una partecipazione
effettiva alle decisioni della società, sono troppo elevati,
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il mercato si caratterizza per una eccessiva rigidità che
porta ad una concentrazione della proprietà azionaria nelle
mani di pochi grandi azionisti.
Al fine della nascita di public companies nel nostro
mercato (auspicabile soprattutto per le società operanti nei
settori dei pubblici servizi) si propone una sollecitazione
delle procure di voto da parte di associazioni autonomamente
costituite dai piccoli azionisti e da dipendenti azionisti.
Detta sollecitazione dovrà conformarsi a quanto disposto
dalla normativa comunitaria in materia societaria.
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